Il libro di Daniela Marchesi analizza finalmente il processo civile dal punto di vista dell’efficienza economica. I risultati dell’analisi sono impietosi per il sistema italiano. La durata complessiva del processo civile in Italia risulta, infatti di circa il 70% in più della media Ue, anche se per l’Italia il livello della spesa destinata alla giustizia è nella media dei Paesi esaminati, e anzi tale spesa è aumentata tra il 1990 e il 1999 del 140,6%, così come tra il 1990 e il 1998 i magistrati in servizio sono aumentati del 15%, e le loro retribuzioni del 52%, senza che si possa registrare alcun miglioramento di efficienza. In buona sostanza il meccanismo della giustizia civile italiana è un meccanismo mal costruito che ingoia le risorse aggiuntive, senza che queste possano produrre un aumento di efficienza. Dotare l’amministrazione della giustizia di più magistrati, meglio remunerati, non serve a niente. Anzi negli stessi anni Novanta processi pendenti sono aumentati da circa due milioni a quasi tre milioni e mezzo. Tale sistema è in buona parte destinato a occuparsi di questioni di scarsa rilevanza economica (il 60% delle cause di contenuto economico riguarda controversie di valore inferiore ai cinquemila euro) che raramente giungono persino a sentenza. L’Italia destina quindi una notevole massa di risorse ad amministrare male cause di poco conto, la maggior parte delle quali vengono abbandonate prima persino di giungere a una qualsiasi decisione sul punto. Non solo i magistrati non sono in grado di gestire il processo, ma anche i privati utilizzano «male» il processo civile.
È evidente allora che l’intero sistema si pone a livello fallimentare: tutte le strutture di incentivi degli agenti coinvolti, litiganti, avvocati, magistrati, sono sbagliate, con il risultato di produrre uno spreco sociale. In tale situazione, come dicevamo, risulta palesemente inutile destinare nuove risorse al settore, ciò che occorre fare è ovviamente cambiare la struttura degli incentivi degli agenti coinvolti, altrimenti nuove risorse significano solamente maggiore spreco sociale. Giustamente l’autrice sottolinea come l’impatto dell’inefficienza della giustizia sull’economia sia grande e tenda ad aumentare con il procedere dei processi di globalizzazione. Il libro ripercorre, infatti, alcune analisi, note agli specialisti, che indicano come una maggiore tutela degli investitori e un miglioramento del sistema di implementazione delle regole producono una maggiore crescita economica del Paese. In particolare la qualità del sistema giudiziario influenza in modo decisivo lo sviluppo - e talora persino l’esistenza - del mercato finanziario, così come esiste una relazione positiva empiricamente osservata tra inefficienza della giustizia e razionamento del mercato del credito. Più in generale si può dimostrare che in un sistema a giustizia inefficiente i prezzi diventano maggiori di quelli concorrenziali. In definitiva il libro della Marchesi è, quindi, un libro molto importante nel panorama italiano. Esso dimostra pienamente quanto era già emerso nel settimo rapporto annuale sull’economia globale e l’Italia del «Centro Einaudi» e della Lazard and Co. (curato da Deraglio, Fraenkel, Caffarena e da me): e, cioè, mostra come la questione della giustizia civile non sia più una questione per specialisti del settore, ma come si rifletta ormai sulle stesse capacità di performance internazionale dell’I-talia.
Daniela Marchesi, Litiganti, avvocati e magistrati. Diritto ed economia del processo civile, Il Mulino, 141 pagine, 14,50 euro