Qualche tempo fa è stata presentata a Roma (su iniziativa della Galileo Avionica, una società del gruppo Finmeccanica), una nuova macchina atta a individuare un certo numero di tumori a uno stadio precoce, quando maggiore è la possibilità di successo per le esistenti terapie (chimiche, radiologiche….). La macchina nasce da una tecnologia militare ed è basata su un’invenzione e una scoperta dello studioso italiano Clarbruno Vedruccio (una laurea in fisica e un dottorato in ingegneria ottenuti in Usa, dopo una mancata laurea in geologia in Italia....), nato nella cittadina di Ruffano, nel Salento a Sud di Lecce, professore incaricato di Metodologia della Ricerca presso l’Università di Urbino e già responsabile, in Svezia nell’inverno ’91-’92, del funzionamento delle apparecchiature usate nel programma per lo studio del buco dell’ozono sulla regione artica, condotto dall’Istituto di fisica dell’atmosfera del Cnr di Bologna. Chi scrive ha frequentato seminari e convegni per oltre trent’anni, ma mai ha avuto, come nel giorno di quella presentazione, l’impressione di vivere un momento di assoluta importanza nella storia della scienza, forse confrontabile a quello in cui Marconi comunicò al mondo la possibilità di trasmettere segnali a distanza senza fili (e qui ricordiamo che a tale risultato era invero pervenuto anni prima il grande fisico indiano Bose, più noto come coautore con Einstein della cosiddetta statistica di Einstein-Bose, la cui recentissima verifica sperimentale ha fruttato un Nobel; ma Bose non era interessato alle applicazioni pratiche e spese la maggior parte della sua vita nello studio della sensibilità e «spiritualità» delle piante….).
La macchina sviluppata da Vedruccio non solo apre straordinarie possibilità per la diagnosi dei tumori (forse non solo a livello della rivelazione di cellule cancerogene, ma anche della loro distruzione), ma apre inoltre un fondamentale campo di studio delle interazioni fra radiazioni elettromagnetiche a bassa energia e i tessuti del corpo umano, con possibilità affascinanti di maggiore conoscenza degli aspetti olistici del funzionamento del corpo umano. E non possiamo non pensare che si tratti di una scoperta degna del premio Nobel, almeno per la medicina. Ho avuto l’occasione di conoscere Clarbruno Vedruccio alcuni anni fa nell’ambito delle conferenze su temi di frontiera che, organizzate da Roberto Pinotti, studioso di vasta cultura e specialista delle questioni Ufo e Seti, si svolgono da una decina di anni a San Marino. Lì l’ho sentito parlare di questioni relative alle paleotecnologie (avevano sumeri ed egizi dei generatori di elettricità?) e a tecniche orientali per la cura delle malattie. Un paio di anni fa andai a casa sua: mi attendevo un colloquio su temi riguardanti le paleotecnologie, argomento sul quale si definisce «un curioso», dato che nei brevi contatti che avevo avuto con lui non era emerso alcun riferimento alla macchina in via di sviluppo per l’individuazione dei tumori. Ma invece mi portò al piano superiore della sua villetta, trasformato in un laboratorio di elettronica, mi parlò brevemente della sua scoperta, mi mostrò la macchina, chiusa in un cilindro metallico lungo una trentina di centimetri e largo meno di dieci e collegata con un computer, mi chiese se ero disponibile a un test per la prostata, e in meno di un minuto, passando il cilindro sui vestiti in prossimità della zona da esaminare, mi disse, guardando allo schermo del computer, che non c’erano tracce di carcinoma, che la prostata era comunque ingrossata con una certa calcificazione, il tutto caratterizzato da certi parametri numerici.
Clarbruno Vedruccio è uno dei pochi veri scienziati che ho conosciuto (tra cui solo alcuni in Italia): a un’altissima preparazione di base coniuga un’enorme passione per la ricerca, con originalità della visione, capacità e coraggio. Altri sono infatti solitamente i modi di fare carriera, di seguire strade innovative, incomprensibili per i più e spesso incerte dal punto di vista dei risultati. Alla dimensione scientifica si aggiunge in Vedruccio un impegno umano e morale inusuale, evidente ad esempio nel suo dedicarsi allo sviluppo di una macchina per lo sminamento.
La macchina per la rilevazione dei tumori è il risultato di tre eventi:
1) l’invenzione di Vedruccio di un maser a stato ibrido, primo al mondo. Ovvero un generatore, fatto non con materiali liquidi o gassosi, di onde a frequenza radio coerenti; il maser è l’equivalente nel campo delle radio-onde del laser, che genera onde luminose (a frequenza e quindi a energia assai più alta);
2) l’idea di Vedruccio del possibile utilizzo di tale maser come rivelatore delle mine antiuomo che, disseminate e nascoste a decine di milioni in vari Paesi del mondo (Angola, Afghanistan etc.) portano ogni anno alla morte di migliaia di persone, specialmente di bambini, o alle terribili mutilazioni di chi resta ferito;
3) la scoperta casuale, mentre nell’ambito di una collaborazione con la Marina militare sperimentava sul campo l’efficienza di vari cercamine, di una particolare interazione tra le onde emesse dal «maser astato ibrido» e il suo proprio corpo. Il risultato è stato la scoperta del possibile utilizzo dell’apparecchio come rivelatore di cellule cancerogene. La base di tale utilizzo consiste nel fatto (ma la motivazione profonda resta tuttora un problema aperto di ricerca) che le cellule cancerogene assorbono certe frequenze di radio-onde fino a 300 volte di più che le cellule sane. L’assorbimento può essere misurato e segnala quindi la presenza di tumori. La macchina deve utilizzare varie frequenze in quanto diverse sono le frequenze di interesse a seconda che le cellule malate facciano parte di tessuti liquidi, molli (parenchima) o duri. I valori precisi delle frequenze variano da organo a organo e sono al momento «segreto industriale».
A differenza di Guglielmo Marconi, la cui richiesta al ministero delle Poste italiane di finanziare lo sviluppo della sua invenzione ai fini di mercato fu rifiutata, (Marconi fu poi finanziato dal governo inglese, grazie anche alle entrature di sua moglie, nobildonna inglese), Vedruccio ha avuto la fortuna di trovare un interlocutore attento nella Galileo Avionica, cui ha ceduto i diritti di produzione della macchina, da lui comunque brevettata. Il brevetto è stato esteso a tutti i Paesi del mondo, Cina compresa, e la macchina sarà messa in vendita, con un protocollo di utilizzo per ora limitato al carcinoma della prostata, a partire da settembre. Il costo sarà contenuto, assai inferiore a quello di macchine come quelle per la risonanza magnetica, che danno informazioni di tipo distinto, ovvero morfologico (relative alla geometria delle anomalie interpretabili come tumori), che devono essere interpretate da uno specialista, mentre la macchina di Vedruccio, essendo basata su un’interazione specifica fra le radio-onde e le cellule cancerogene, dà un’informazione di tipo strutturale, potenzialmente di maggiore significato. È ovvio comunque che la macchina - battezzata con il nome, forse non felicissimo per le troppe consonanti, di Trimprob (che significa Tissue Resonance Interferometer Probe) - non vuole sostituire le tecnologie esistenti che danno importanti informazioni di natura morfologica e funzionale. Vedruccio ha avuto la fortuna di attivare importanti contatti con ospedali italiani per la necessaria sperimentazione della macchina su pazienti: ha potuto così verificare l’attendibilità dei risultati e la percentuale di successo o di fallimento nell’individuazione dei tumori. Hanno collaborato a questa sperimentazione, che è durata oltre due anni, l’Ospedale militare Santa Annunziata di Taranto (Vedruccio, che viene da una famiglia di militari, ha collaborato con istituzioni militari sia italiane che americane) e, a Milano, gli ospedali San Carlo (Unità operativa di urologia, diretta dal professor Tombolini), Ospedale San Giuseppe e l’Istituto europeo oncologico. La sperimentazione è stata particolarmente intensiva in relazione al carcinoma della prostata (seconda causa di morte per tumore negli Usa, con 190 mila nuovi casi nel 2002). Oltre mille pazienti sono stati utilizzati nei test compiuti presso l’Ospedale San Carlo di Milano. La macchina è stata in grado di rivelare la presenza di tumori in oltre il 90% dei casi, separando il caso in cui si ha carcinoma da quello in cui si ha un semplice ingrossamento oppure calcificazioni all’interno della ghiandola (nella sola ipertrofia si abbassano due linee delle radiofrequenze usate, nel carcinoma di solito tutte le tre linee). La diagnosi corretta del carcinoma alla prostata, che si avvale tradizionalmente di strumenti quali l’esplorazione rettale, il Psa, l’ecografia transrettale, la Rm, la Tac, la scintigrafia e la biopsia, non è semplice nemmeno con la biopsia. L’uso del Trimprob, oltre a non creare alcun problema al paziente, può essere appreso dal medico in poche ore. La macchina, come detto, sarà messa in vendita entro l’anno con un protocollo di utilizzo per il carcinoma prostatico. È tuttora in corso, con primi risultati assai promettenti, la sperimentazione per altri tipi di tumori, fra cui il pancreas, il fegato, lo stomaco, il polmone, la tiroide e il seno. La sperimentazione relativa alla mammella è in corso in particolare presso la Divisione di Medicina nucleare dell’Istituto europeo di oncologia di Milano (fondato dal professor Veronesi), coordinata dal dottor Giovanni Paganelli. I tumori al seno costituiscono la tipologia più diffusa dei tumori femminili, con problemi non semplici di accertamento, nonché di cura: si hanno molti casi di lesioni occulte, non palpabili, ma visibili solo con mammografia; il 40% delle lesioni occulte non sono maligne; si ha un 30% di falsi negativi nelle biopsie da ago aspirato. Ma al di là delle importantissime e rivoluzionarie applicazioni di Trimprob nella guerra contro i tumori, sono anche aperte fascinose strade per la ricerca scientifica:
- investigare possibili utilizzi nella diagnosi di malattie altre che il tumore, quali infiammazioni, alterazioni non maligne;
- investigare possibili utilizzi non solo diagnostici, ma curativi; si può pensare ad esempio a una distruzione delle cellule da parte delle radio-onde stesse;
- nel caso si utilizzi un numero elevato di frequenze, l’interpretazione dei risultati può non essere possibile a prima vista e dovranno essere sviluppati sofisticati algoritmi matematici di analisi, come quelli ad esempio sviluppati da Olvi Mangasarian del Mathematics Research Centre dell’Università del Wisconsin a Madison, i quali analizzano fino a una quindicina di test relativi a possibile tumore al seno dando il grado di probabilità di una presenza del tumore; il codice di Mangasarian utilizza le tecniche della cosiddetta complementarietà lineare ed è in vendita a un costo assai elevato;
- infine una profonda comprensione dei meccanismi di interazione fra le cellule e le radio-onde potrebbe portare a investigare certi aspetti olistici del corpo umano, legati ai campi elettromagnetici a bassa energia generati dal nostro corpo, la cui comprensione è sinora sfuggita alla medicina occidentale ma costituisce certamente la base implicita di medicine orientali quali l’agopuntura, le tecniche yoga e le tecniche di ayurveda.