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Il nuovo grande centro

LIBERAL BIMESTRALE
di Arnaldo Forlani
Anno III n. 17 - Aprile - Maggio 2003

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Oltrepassate le vecchie ideologie permangono radici e valori in una linea di continuità e innovazione? Può esserci qualche dubbio che ciò sia avvenuto nel decennio trascorso essendosi la transizione esaurita in troppe falsificazioni. Con molte ragioni mortificate e parecchi torti balzati a cavallo, ove sarebbero rimasti indisturbati senza la sortita di Berlusconi che come tutti sanno, ha avuto successo raccogliendo l’elettorato che per mezzo secolo aveva votato per la Dc e i suoi alleati. Ripartire da qui, cioè dai fatti, forse aiuta a capire meglio e a dare senso e prospettiva all’idea di un nuovo grande centro evitando il rischio di perdersi in divagazioni semantiche. Adornato con intelligenza le ha ben evitate nella sua relazione al recente convegno di Todi. Il superamento delle vecchie ideologie della politica italiana è già nella lezione di De Gasperi, nella complessiva esperienza del suo partito, nella costante cinquantennale ricerca e realizzazione di una piattaforme comune fra cattolici democratici e area laica, liberale e socialista. Occorre ora ridefinire in scenari diversi l’identità di un grande centro largamente rappresentativo proprio partendo dal riconoscimento di quel che di valido c’è stato. L’adesione di Forza Italia al Partito popolare europeo non può che avere questo significato, a meno che la si voglia considerare un mero accorgimento tattico. Il disegno proposto di certo coinvolgerà i gruppi di derivazione democratico-cristiana appartenenti all’attuale coalizione di governo ma occorre guardare a molti altri, a tanti che non hanno più preso partito. Per così dire, e hanno dilatato in questi anni gli spazi del distacco e dell’astensione dal voto. Su una linea chiara di approfondimento e di confronto aperto non è detto che non si aprano occasioni di dialogo anche su altri versanti, ove si cerchi di cogliere con obiettività il senso di scelte intervenute in buona fede e per convinzioni non tutte condizionate da una barbara dicotomia nutrita solo di nominalismi e pregiudizi. Ogni confronto ravvicinato oltre la logica delle barricate deve essere favorito pur rimanendo su un terreno realistico e fattuale. Si dirà che penso al tentativo di ricostruire la Democrazia cristiana. Non è così. Il collasso dell’ideologia comunista e dell’Unione Sovietica, la conseguente evoluzione socialdemocratica di chi a quel sistema faceva riferimento, la revisione democratica portata a compimento dalla destra di Alleanza nazionale, sono tutti fatti che hanno messo in discussione l’unità politica dei cattolici, particolarmente in Italia dove essa si era soprattutto realizzata in contrapposizione alla minaccia totalitaria.
Venuta meno la ragione primaria di una convergenza così drammaticamente motivata anche la Chiesa ha recuperato in modo nuovo e in direzioni diverse esigenze e possibilità di dialogo. Ma la storia, la tradizione e la concreta esperienza del movimento cattolico da Murri a Sturzo, da Dossetti a De Gasperi, da Moro a Fanfani non si esaurisce per un confronto ormai vinto con le ideologie totalitarie. Una sua validità culturale e programmatica è destinata ancora a proiettarsi nel futuro e a concorrere in una corretta dialettica e nel quadro di una democrazia «normale». A Forza Italia, accanto all’identità molto personalizzata concorrono pulsioni diverse, esperienze pragmatiche, passioni popolari, energie imprenditoriali, sollecitazioni culturali di tradizione liberale democratica e altre di varia derivazione. Vicino a questa realtà multiforme, per certi aspetti nuova e originale, può certo utilmente operare anche un partito di definita identità democratico cristiana, specie ora che i diversi gruppi si sono fusi e recuperano più compiutamente, anche con D’Antoni, una proiezione sociale che è propria della loro tradizione. È però probabile che l’apporto potrebbe riuscire e concorrere con maggiore efficacia in un quadro unitario più largamente rappresentativo, così come a Todi è stato prefigurato. La riflessione per una nuova storia politica «a opera di laici e cattolici» apre così la possibilità di una risposta adeguata. Se «l’unico passaporto possibile per andare oltre la vecchia ideologia italiana e per oltrepassare davvero uno dei secoli più bui è il contemporaneo rifiuto del fascismo e del comunismo» e se è vero che «la Dc ha governato il Paese collocandosi esattamente al centro di questo doppio rifiuto», ciò significa oggettivamente che già essa era altra cosa, nuova e diversa dalle vecchie ideologie e che con essa, alleata di altre forze democratiche, quel secolo buio è stato in Italia superato. Il riconoscimento che già Berlusconi aveva assunto in alcuni interventi è sembrato successivamente velarsi, ma resta questa, io credo, la base per una costruzione non effimera del grande centro, sezione italiana del Partito popolare europeo.

 

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