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Si vergognino loro

LIBERAL BIMESTRALE
di Sergio Ricossa
Anno III n. 17 - Aprile - Maggio 2003

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A stretto rigore, non esiste una «coscienza europea». La coscienza è individuale, non collettiva, e dunque varia da persona a persona. Per quanto mi riguarda, non provo alcun senso di colpa per l’arretratezza e la povertà di una parte del mondo. Mio nonno, contadino nel Monferrato, era povero, e mio padre, operaio alla Fiat, lo era poco meno. Il successivo passaggio alla classe borghese della famiglia avvenne senza l’aiuto di chicchessia in particolare, se non in rapporti di dare e avere. Nessun contatto col Terzo mondo. La nostra storia e la nostra civiltà appartengono all’Europa occidentale e hanno almeno mille anni di vita, se non duemila. In questo lungo periodo di tempo la storia ha frazionato la nostra civiltà in innumerevoli episodi di ogni genere, alcuni singoli, altri collettivi, e ciascuno di noi può, se vuole, formulare giudizi etici su ognuno. Un unico giudizio sintetico è quasi impossibile, o è una esercitazione arbitraria od oziosa. Si può presumere che, essendo noi gli artefici della nostra civiltà, essa sia accettabile più di altre. Verso la fine del Diciottesimo secolo d.C. molti indici statistici relativi alla Gran Bretagna mostrano un rapido cambiamento in positivo. È la cosiddetta rivoluzione industriale. La Gran Bretagna tentò di impedire l’esportazione delle nuove macchine prodigiose, ma non ci riuscì. La tecnologia britannica si diffuse in qualche modo ovunque ci fosse qualcuno interessato, cioè ci fosse una borghesia imprenditoriale. Il Terzo mondo attuale mancò l’appuntamento. Lo mancarono, con poche eccezioni, sia le colonie europee sia gli Stati indipendenti del Terzo mondo. Ho letto molti libri di storia mondiale relativi alla rivoluzione industriale. Nessuno mi ha suscitato un senso di vergogna, anzi… Fra gli europei occidentali e poi fra gli americani vi furono uomini geniali e generosi, e pure canaglie, come accade in ogni ampia popolazione umana. Comunque, io sono un europeo occidentale che non appartiene alla categoria dei geniali e generosi, né a quella delle canaglie. Dunque, non mi vergogno dei miei trascorsi pubblici (quelli privati sono affar mio). L’ostilità verso l’Europa occidentale è così facilmente spiegabile che non merita nemmeno parlarne. Assai meno spiegabile è invece la reazione dei governi democratici di quell’area: una reazione timida e impaurita. L’Europa occidentale è politicamente attaccata da governi del Terzo mondo, ma il flusso migratorio, che si svolge da dove si vive peggio a dove si vive meglio, è tutto dal Terzo mondo verso l’Europa occidentale. Ciò dovrebbe bastare perché gli europei avessero fiducia in se stessi, e invece pare che molti di loro non l’abbiano. Perché? Perché ci lasciano invadere da torme di immigrati anche clandestini, dei quali non tutti hanno un atteggiamento amichevole verso l’Europa che hanno scelto? Perché questi immigrati non si vergognano?

 

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