Al centro della composizione è collocata Gala-tea, splendida e bionda ninfa marina dalle carni ambrate, trasportata attraverso i flutti di colore blu intenso, su una conchiglia trainata da due ippocampi; intorno a lei tritoni che cavalcano delfini, ancora ippocampi e sullo sfondo un tratto di costa con architetture e montagne. In alto gli amorini giocano tra le nuvole. Non è la descrizione di un grande affresco a soggetto mitologico, bensì la decorazione di un piccolo oggetto di maiolica, appena 47 centimetri per poco più di 21: un «rinfrescatoio» per le fiasche di vino, centrotavola a forma di coppa, probabilmente commissionato tra il 1565 e il 1571 dal duca di Urbino Guidobaldo II a Orazio Fontana, ceramista urbinate che vantava, tra i suoi clienti, anche la corte dei Medici di Firenze. Destinatario dell’oggetto, il re di Spagna Filippo II. Questo e altri 125 rarissimi oggetti sono ospitati nella mostra Il secolo d’oro della maiolica - Ceramica italiana dalla raccolta del Museo statale dell’Ermitage, al Museo internazionale delle ceramiche di Faenza. I luoghi di provenienza sono gli stessi che ancora oggi hanno conservato un’eccellente tradizione artigianale: Faenza, Deruta, Gubbio, Urbino, Firenze, Pesaro, Castel-durante, Castelli. La loro storia passa attraverso la committenza delle famiglie aristocratiche e dei commercianti illuminati del Rina-scimento agli artigiani più valenti quali Nicola da Urbino, Guido Durantino, Orazio Fontana, Giorgio Andreoli. Risalgono al Di-ciottesimo secolo le prime tracce della loro presenza in Russia, in parte come collezione dell’Ermitage Impe-riale di San Pietroburgo, in parte come arredi del Palazzo d’Inverno e di altre residenze dello Zar. La loro provenienza e le modalità di acquisizione sono ancora oggi sconosciute e misteriose. Dalla fine dell’Ottocen-to l’Ermitage inizia ad acquisire ufficialmente importanti collezioni private e museali; attualmente la raccolta di oltre 500 pezzi rarissimi è una delle più importanti del mondo. Sono piatti, brocche, vasi, coppe, candelabri, calamai. La loro funzione è primaria, la forma essenziale, quasi arcaica; ma la committenza li vuole preziosi e questo sarà realizzato attraverso la decorazione che s’impadronisce di loro occupando tutto il piccolo spazio a disposizione, senza soluzione di continuità, accompagnando docilmente la loro semplicità formale con raffinati giochi di prospettiva. I soggetti ricorrenti sono immagini tratte dalla mitologia, dalla storia romana, dalla Bibbia; una moltitudine di dei, eroi, condottieri, santi e nobili donzelle. I riferimenti pittorici sono quelli dei grandi maestri, quali Raffaello, Michelangelo, il Parmigia-nino, il cui stile era conosciuto grazie anche all’alta qualità e alla diffusione delle incisioni, traduzione grafica dei grandi capolavori e che ha svolto l’opera di congiunzione di tra arte e artigianato. I colori sono intensi e illuminati dalla brillantezza della maiolica. Creati per allestire le tavole più fastose delle corti principesche, per conservare le spezie e i medicamenti delle officine farmaceutiche, per contenere vini e olii profumati, per essere esposti o donati come oggetti preziosi, rappresentano oggi un esempio straordinario di «design rinascimentale», dove forma, funzione e decorazione si fondono mirabilmente.
Il secolo d’oro della maiolica - Ceramica italiana dalla raccolta del Museo statale dell’Ermitage, Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, fino al 26 ottobre