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Com’è bello amarsi oltre i sessanta

In una società in cui la vita è destinata ad allungarsi, vanno ripensate
le potenzialità della vecchiaia: in un libro l’esperienza della sessuologa Leonelli

di Annamaria Guadagni

Liberal n. 20 - Ottobre-Novembre 2003

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Nel 2030 l’aspettativa di vita media di una donna occidentale sfiorerà il novantaseiesimo anno. Se consideriamo i cinquantanni come soglia della terza età, l’ultima parte della vita si allunga fino a più di quattro lustri. La terza età finisce insomma per corrispondere alla metà dell’intero ciclo vitale. E, per le donne, questo significa essere in menopausa per un periodo molto lungo, più lungo di quello corrispondente all’età fertile. La società opulenta si sta progressivamente adeguando a questo cambiamento: tutte le tappe della vita si spostano in avanti, si entra più tardi nel ciclo produttivo, si fa il primo figlio alle soglie dei quarant’anni, la cura del corpo è sempre più tesa al prolungamento della giovinezza: moda, cosmetici, chiururgia estetica perseguono con insistenza un po’ ossessiva l’obiettivo di prolungare la giovinezza. Ma le lancette dell’orologio biologico, per quanto anche l’età fertile tenda ad allargarsi, a un certo punto segnano irrevocabilmente le trasformazioni ormonali che mutano la vita riproduttiva e, in qualche misura, anche quella sessuale. Sepolta da tempo l’idea che la menopausa estingua, con la capacità riproduttiva, anche il desiderio di una sessualità attiva, viaggiamo però in una terra di nessuno tutta da esplorare. A inoltrarsi in questo territorio è Elisabetta Leslie Leonelli, psicoterapeuta e sessuologa, con un libro pubblicato da Baldini & Castoldi Dalai, Il miracolo di Santa Rosalia, dove l’autrice - classe 1945 - ha assunto se stessa come caso-clinico e ha raccontato la storia di una trasformazione «miracolosa».
In seguito a un piccolo intervento ginecologico e a una reazione allergica, l’autrice ha scoperto su di sé una sorta di «effetto Viagra»: l’irritazione dovuta all’allergia ha infatti provocato una sorta di focalizzazione dell’energia concentrata sui genitali e lo sviluppo di una nuova stagione del desiderio. Fin qui il «miracolo», che la Leonelli analizza come una percezione di vitalità da accogliere mentalmente: infatti non è soltanto la psiche a influenzare il corpo, ma anche il contrario, un cambiamento delle sensazioni può mutare l’umore e la cultura può fare il resto. La menopausa, sostiene Leonelli, comporta cambiamenti innegabili, come ogni altra epoca della vita, ma lo sviluppo della ginecologia moderna può fare molto (e molto sta già facendo con gli ormoni sostitutivi) per aiutare la libido a non addormentarsi. La tesi è che, come da giovani ci si abitua a far uso dei contraccettivi, da anziani si può imparare a prendersi cura di sé in un altro modo per non lasciar spegnere la libido. L’importante, è rivedere gli schemi mentali e cominciare a guardare in un altro modo la sessualità e le relazioni sentimentali tra persone attempate. Il miracolo di Santa Rosalia lancia in questa chiave una provocazione interessante: quando gli anziani saranno la maggioranza della popolazione, nessuno potrà più pensare la vecchiaia nello stesso modo. Tuttavia speriamo che, nel nuovo modo di pensare, forma fisica - e appetito sessuale - non si trasformino in un diktat altrettanto crudele: vivere bene non è necessariamente essere super, viaggiare a velocità e intensità massima a trenta come a sessant’anni.

Elisabetta Leslie Leonelli, Il miracolo di Santa Rosalia, Baldini & Castoldi Dalai, 208 pagine, 13,40 euro
 

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