Una piccola casa tedesca, Col legno, ha inciso in un disco della durata di un’ora e mezza, alcune composizioni del musicista irlandese Frank Corcoran. Si tratta di sei brani creati tra il 1978 e il 1999: tre per formazioni cameristiche e tre con mezzi elettro-acustici. Essi danno sicuramente, a chi non conoscesse già la sua musica, un’idea quasi completa e soddisfacente del suo stile. Corcoran è nato a Tipperary nel 1944 e ha studiato filologia e filosofia in Irlanda; teologia, polifonia rinascimentale a Roma e composizione con Boris Blacher a Berlino. Ha ottenuto premi e riconoscimenti internazionali nella sua Irlanda, in Germania, dove insegna composizione ad Amburgo, negli Usa, Francia, Belgio e Italia. È membro dell’Accademia Irlandese di Belle Arti. Tra i suoi dischi i più importanti sono The Symphonies (Naxos); Chamber Works (Black Box Bbm); Riverrum (Wdr-Wergo). Passato attraverso le esperienze delle avanguardie musicali degli anni Sessanta-Settanta, Corcoran ha saputo trovare un suo proprio cammino creativo, utilizzando il ricchissimo patrimonio musicale delle antiche melodie celtiche e dei canti sacri del periodo medievale cristiano, quale materiale su cui sbizzarrirsi con risultati di autentica invenzione sonora. Pur nella luce informale la sua musica - tra dissonanze, impasti timbrici insoliti ed elaborazioni elettro-acustiche visionarie - rileva le pulsazioni contrastanti tra le radici della vecchia Irlanda, cattolica e orgogliosa e la nuova Irlanda dell’espansione economica; tali sonorità contraddittorie, critiche, spesso dulcamare, chiedono all’ascoltatore di pensare, riflettere e di non alienare il sacro spirito irlandese con la sua profonda religiosità alle trionfanti leggi del mercato.
Quasi una Missa sembra appunto ricercare una nuova via allo spirito: si scava nella parola latina, e voci su voci, campionate, si rincorrono come in una cantilena medievale, con la campana di San Patrizio che benedice col suo suono questa specie di nuovo rito. Piano Trio ci presenta un Corcoran più vicino a una sonorità moderna che ormai possiamo quasi dire «classica». Colpisce poi il lirismo ondulante che emanano i Rosenstock Lieder, testi in gaelico brevi che sembrano quasi haiku. Circa il Third wind quintet «… potrei dire che il fine di tutto è il Requiem… Io compongo la fine, la mia fine… una musica che sempre cresce e poi discende controllata metricamente e spesso allo stesso tempo destabilizzata e non sincronozzata». Sweeny’s Farewell si può definire il più bizzarro e breve pezzo riguardante il filone delle sue opere sul personaggio Sweeny. I suoi suoni dicono addio al mondo pur essendo simboli di vita, e il miscuglio di essi - naturali, computerizzati e umani - vuole appunto essere il suo ultimo canto. Mad Sweeny era un piccolo re, secondo gli annali irlandesi, che perse la battaglia di Moyra nel 637 d.C. e che passò il resto della vita come un uomo-uccello nudo, fuggendo amici e nemici, volando di albero in albero nei luoghi più ameni dell’Irlanda agli inizi del Medioevo. Corcoran vuole presentare nelle varie creazioni sull’epopea di Sweeny l’incontro pur contraddittorio tra cristianesimo e mondo pagano con la cultura dei druidi; un bipolarismo presente nel carattere irlandese e che sfocia anche nel contrasto dialettico tra società di massa e artista isolato e solitario.
Frank Corcoran, Mad Swe-eney’s Shadow, Col legno mu-sic production, 16 euro