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Se la scrittura illumina la faccia scura della luna

Come in una pellicola si dipana, nel romanzo breve di David Grossman “Follia”,
la vicenda dei due protagonisti che incarnano il rapporto dello scrittore con il suo lettore
di Luca Doninelli

Liberal n. 20 - Ottobre-Novembre 2003

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Di David Grossman ho letto in un mese due libri, editi entrambi da Mondadori: una raccolta di splendidi articoli sulla guerra palestinese-israeliana (La guerra che non si può vincere) e i due romanzi brevi raccolti nel volume Col corpo conosco. È su quest’ultimo che mi voglio soffermare, e soprattutto sul primo dei due romanzi, quello intitolato Follia. Premetto che ambedue i romanzi hanno per argomento la letteratura stessa nella sua insostituibile capacità di stabilire un saldo rapporto di conoscenza della realtà. Nel secondo, che dà il titolo al libro, è l’azione del racconto, il racconto come mossa, come gesto, a costringere la persona che lo compie a rileggere in modo completamente nuovo l’evento fondamentale, e tragico, della propria esistenza. Lo scrittore, dunque, è prima di tutto un lettore, non solo, è un lettore disposto ad accettare su di sé quello che spera possa succedere agli altri nel leggere la sua opera, ossia una profonda modificazione, alla lunga anche fisica. Questa modificazione campeggia anche sulle pagine splendenti, ma di luce nera, che compongono il primo romanzo. Un romanzo davvero esemplare per l’economia degli elementi usati, per la singolarità della situazione che mette in atto, e per la naturalezza della narrazione.
La storia si svolge tutta in un’automobile, di notte. Due soli i personaggi, gli occupanti dell’automobile: Shaul, docente universitario, uomo di un certo successo (alla fine si scopre che non è vero) e Ester, o Esti, sua cognata, ex-trovatella, donna di grande energia pratica. L’azione rappresentativa si concentra sui due volti, sulle loro espressioni, di rado scende a inquadrare una mano, una gamba, e quando lo fa è per pura necessità. Di Shaul conosciamo ogni lineamento, benché non esistano descrizioni nel senso classico della parola. Shaul si è rotto una gamba e prega Esti di accompagnarlo in un luogo segreto. È il luogo dove sua moglie Elisheva va ogni anno a trascorrere quattro giorni in solitudine. Durante il viaggio, Shaul racconta a Ester che sua moglie lo tradisce da dieci anni con un uomo di nome Paul. Con la scusa di andare in piscina, Elisheva tradisce suo marito, e suo marito lo sa, mentre lei non sa che lui sa. Dal comportamento di lei, Shaul deduce la vita che conduce in quell’ora giornaliera, quando fanno l’amore, quando parlano, quando compiono altre piccole azioni nell’ansia di ottenere una quotidianità impossibile. Il lettore comincia però a sospettare che Shaul sia un mitomane. Perché, ad esempio, il volto di Paul - visto una sola volta, è un povero immigrato russo - appare così netto mentre il corpo di Elisheva, noto in tutti i particolari, sfugge alla pagina (e alle parole di Shaul)? Forse perché un volto visto una sola volta si stampa in una sorta di definitività, mentre i volti della vita quotidiana si compongono, nel flusso della vita, di mille particolari, ciascuno cangiante, fino a produrre un grande mutamento che non può imprimersi sulla pellicola del racconto. Forse, dunque, Shaul si è inventato tutto, anzi: è sicuramente così. Egli ormai ama la propria invenzione più di sua moglie, non è più in grado di immaginare la moglie senza quell’adulterio, e la ama follemente perché adultera. Shaul è un pazzo, che prende per vere le proprie fantasie, e intanto smarrisce definitivamente il volto della moglie. Esti ascolta e un sommovimento profondo avviene in lei sotto la sferza delle parole di Shaul. Un pezzo della sua vita, una parte fondamentale della sua storia viene prepotentemente a galla, e lei si accorge di aver commesso un’ingiustizia, nascondendolo a se stessa per tanti anni, nascondendo nel contempo il proprio stesso volto, fino ad appiattirsi nell’immagine stereotipa della mamma tuttofare. Shaul e Esti sono lo scrittore e il suo lettore. Un caso li unisce (Esti deve sostituire il fratello di Shaul, Miha), e la follia, l’apparente astrazione del primo aiuta a far emergere la verità dell’altro, la sua parte profonda, la faccia scura della sua luna.

David Grossman, Col corpo conosco, Mondadori, 301 pagine, 17 euro
 

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