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E Platone scoprì (attraverso i pitagorici) il segreto di Atlantide

Ipotesi sulle tre catastrofi terrestri di cui il filosofo parla nel “Timeo”. Ma ci vorrà ancora
del tempo prima che si possano spiegare gli eventi catastrofici degli ultimi dodicimila anni
di Emilio Spedicato

Liberal n. 20 - Ottobre-Novembre 2003

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Pochi libri hanno fatto tanto discutere quanto il Crizia e il Timeo di Platone, dove si parla di catastrofi che avrebbero colpito la Terra, massima fra le quali quella che avrebbe distrutto la città di Atlantide, situata al di là delle colonne di Ercole, e che un tempo avrebbe controllato gran parte del nostro pianeta. Le informazioni su Atlantide sono attribuite a un certo Crizia il Giovane (in verità ottantenne al tempo della storia), che le avrebbe avute oralmente da bambino dal nonno Crizia il Vecchio, il quale le avrebbe ricevute dallo zio Solone, tramite il padre Dropides. Ho recentemente notato l’esistenza di una possibile ulteriore fonte di informazione di Platone, del tutto ignorata dai numerosi autori che hanno interpretato la storia di Atlantide: nel diciassettesimo libro delle poco lette Notti attiche di Aulo Gellio si legge che Platone acquistò a un prezzo altissimo tre volumi dal pitagorico Filolao, dopo di che scrisse il Timeo. Tenuto conto che Pitagora e Solone erano circa contemporanei e che Pitagora passò un lungo tempo in Egitto, nell’ipotesi che la storia di Solone, appresa presso il centro sacerdotale di Sais (dove sarebbe stata scritta su colonne; Sais non è ancora stata scavata), fosse vera, è del tutto verosimile che anche Pitagora ne fosse venuto a conoscenza. Il movimento fondato da Pitagora era iniziatico, aveva una dottrina segreta e chi ne avesse rivelato i contenuti avrebbe subito gravi penalità. Questo spiegherebbe sia l’elevatissimo prezzo pagato da Platone, sia la mancanza di riferimenti espliciti a una fonte pitagorica. Il testo platonico parla di numerose catastrofi, alcune caratterizzate dal fuoco, altre dall’acqua, e dovute tutte a cause extraterrestri, in particolare al passaggio ravvicinato di Terra e altri corpi celesti. Fra queste, tre sarebbero state «grandi»: la prima e la maggiore quella relativa alla fine di Atlantide, datata 9 mila anni prima del tempo di Solone; l’ultima, non datata, sarebbe stata quella di Deucalione e Pirra, sopravvissuti a un diluvio secondo modalità simili a quelle della storia biblica di Noè; nulla viene detto invece sulla catastrofe intermedia.
Ci vorranno sicuramente ancora molti anni prima di avere un quadro attendibile su basi astronomiche, geologiche, archeologiche, genetiche e linguistiche della storia degli eventi catastrofici negli ultimi dodicimila anni. Numerose considerazioni suggeriscono comunque che il nostro pianeta sia passato attraverso vicende alquanto drammatiche, che hanno influito sulla sua evoluzione fisica e in particolare sull’evoluzione dell’uomo e del suo pensiero religioso e filosofico. Ecco alcuni spunti che si riferiscono alle tre catastrofi di cui parla Platone:
- quella più antica si correla perfettamente con la fine brusca dell’ultima glaciazione, caratterizzata dall’immissione negli oceani di immense quantità di acque dolci, attorno al 9.450 a.C.; a livello dell’evoluzione del materiale genetico umano (sulla base del Dna mitocondrico o del cromosoma Y) si ha anche l’indicazione di un bottleneck circa 12 mila anni fa (ovvero c’è meno variazione di quanto atteso, come se una gran parte della popolazione umana, con la sua variabilità genetica prodotta nel corso di decine di migliaia di anni precedenti, fosse catastroficamente scomparsa);
- quella più recente si correla probabilmente con le altre storie di sopravvissuti a un diluvio in tempi relativamente recenti, quali Noè (tradizione ebraica), Ziusudra/Utnapishtim (tradizione sumerica; vari argomenti indicano che Noè non possa essere Utnapishtim), Manu e altri. Argomentazioni di tipo dendrocronologico e sulla cronologia delle civiltà che a partire dal Terzo millennio fioriscono in Egitto, Mesopotamia, Valle dell’Indo, Cina, suggeriscono per tale evento circa il 3.200 a.C.;
- quella intermedia, se identificabile con l’evento associato anche a una grande epidemia di cui parla l’Atrahasis, avvenuta circa 1.200 anni prima del diluvio, potrebbe datarsi al 4.400 a.C.
 

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