Nella storia della psicanalisi, non solo italiana, gli incroci tra formazione analitica e vocazione umanistica e letteraria sono stati molto forti. Per lo meno fino a quando la miope legge (non a caso firmata dal cattolico-comunista Adriano Ossicini), che oggi regola le attività psicologiche (riuscendo a non nominare mai l’inquietante parola: psicoanalisi), limitò l’accesso a questo campo alle due lauree di medicina e psicologia. Infischiandosene del parere, contrario, sia di Freud che di Jung. Per dare un’idea del peso della formazione e ispirazione umanistica nella psicanalisi italiana basti pensare alla centralità della figura di Cesare Musatti, di formazione filosofica, e le cui intuizioni letterarie furono una parte costitutiva di quelle psicologiche.
Negli anni 1970-1990, analista e formatore di preciso e selezionato seguito, in campo junghiano, fu a Milano Alessandro Peregalli, di cui ora si pubblica l’opera poetica (con prefazione di Giusep-pe Pontiggia). Il cenacolo psicoanalitico di Peregalli, nella sua bella casa di via della Passione, fu frequentato da personalità variegate che poi lasciarono, in modo diverso, tracce significative nel campo psicologico, da Cesare Viviani alla psicoterapeuta Giulia Valerio, alla scrittrice e sandplay therapist Ilaria Rattazzi, a tanti altri. Ed è significativo che a proporne l’opera poetica sia Il Saggiatore, la casa editrice che riprende il nome della rivista e del gruppo letterario italiano in cui più rilevante era la curiosità psicoanalitica, durante il peraltro poco attento periodo fascista, proprio negli anni della giovinezza di Peregalli (nato nel 1923).
Formatosi come analista con Silvia Montefoschi, una delle principali personalità del campo junghiano, a sua volta allieva di Ernst Bernhard, Peregalli portò nel lavoro psicologico tutta la sua intuizione poetica (che secondo l’epistemologo Gaston Bache-lard è all’origine delle scoperte più durature). Intellettuale tipicamente milanese, Pere-galli non si sottrasse alle prove pratiche, lontane da psiche e poesia. E, così come Gadda affrontò l’ingegneria, Peregalli affrontò la Banca, la «Commerciale». A quel periodo si riferisce la parte centrale di questo volume: La cronaca. Poema bancario. «Come una tomba in mezzo al giardino, così sta la mia banca in mezzo alla città»: c’è il dolore dell’«impiegato piegato», ma anche la visione, sognante e beffarda insieme; «Ma dal soffitto scende smorzato e dolce il frullo d’ale /dei cori angelici della Direzione Centrale./ Là è il Paradiso! Sopra folgori rosse…».
La prima parte del volume contiene invece le sue prime poesie, dove compaiono i temi di quello che Jung chiamò il «processo di individuazione»: l’amore, il dolore, la vita e la morte, il problema religioso. Nell’ulti-ma parte invece, L’Anima, successiva alla morte della madre (figura importantissima, come in Gadda), irrompe un incontro con una nuova «anima», un inedito e più personale aspetto femminile, che ridà slancio e passione a tutta la visione del mondo dell’autore. Docu-mento letterario importante e forte (di questo ha scritto Pontiggia nella sua prefazione), La cronaca è tuttavia anche, ed è in quest’ottica che ve lo propongo, un documento di come uno psicoanalista possa lavorare creativamente con le proprie emozioni e visioni, traendone poi materia per un rapporto più ricco, profondo e forte, con l’altro, che a lui si rivolge. Se l’analista è anche poeta, la terapia, oltre alle parole, può contare su ali. Che servono sempre.
Alessandro Peregalli, La cronaca - Poema, 1939-1982, il Saggiatore, 368 pagine, 35 euro