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Non è un’utopia la pace tra ebrei e musulmani

LIBERAL BIMESTRALE
di Franco Cardini
Liberal n. 20 - Ottobre-Novembre 2003

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Shelomo Dov Goitein, uno dei Padri Fondatori dell’Università Ebraica di Gerusalemme, arabista e islamista insigne è stato uno degli studiosi e degli uomini di cultura più straordinari del secolo scorso (era nato nel 1900, se ne andò nel 1985). Dopo un’intera vita spesa studiando intensamente, cominciò sessantottenne a pubblicare la più famosa delle sue opere: A mediterranean society, che uscì in cinque volumi dislocati in poco meno di un ventennio, dal 1967 al 1985, l’anno della sua partenza da questo nostro mondo. Il suo capolavoro è un’opera immensa, che ricostruisce la vita delle colonie ebraiche dislocate sulle rive del Mediterraneo tra Undicesimo e Tredice-simo secolo, i loro rapporti interni, la loro unità profonda ancorché problematica nella Diaspora, i loro rapporti con le autorità musulmane, la loro funzione di tramite - non unico né assoluto, certo comunque di fondamentale valore - tra cultura cristiana e cultura islamica. È un lavoro che certo attinge a fonti e a studi numerosi: ma che soprattutto si fonda su uno straordinario giacimento di inediti. Si tratta della ghenizah (letteralmente, «il tesoro»: cioè l’archivio) della sinagoga del Cairo, immenso deposito di atti e documenti di ogni genere, maremagnum naufragare nel quale sarebbe cosa dolcissima per qualunque studioso.
Purtroppo, quel che qui persentiamo non è l’opera originale: elemento che disturberà gli studiosi che per caso dovessero consultare questa scheda. Siamo dinanzi al compendio in un solo volume di essa, lavoro peraltro egregio di Jacob Lassner, che del Goitein fu allievo e che oggi è ebraista nella North-western University e specialista della storia dei rapporti fra ebrei e musulmani. L’in-teresse per i rapporti fra ebraismo e Islam e per il significato che essi hanno avuto, soprattutto fra De-cimo e Tredicesimo secolo, nel trasferimento del sapere antico nell’Europa occidentale è un tema molto studiato in questi anni: senza dubbio anche perché - senza la minima intenzione attualizzatrice e strumentalizzante della storia - molti sono gli studiosi che hanno inteso così reagire alla menzogna infame (propagandata da molti opinion makers politicamente interessati a farla passare come vera) d’una sorta d’inimicizia triangolare tra ebrei, musulmani e cristiani che sarebbe sempre stata assoluta e profonda, e che è per così dire connaturata alla storia eurasiatico-mediterranea. Che così non fosse, e che anzi al contrario - e nonostante i molti scontri e i molti episodi di odio e di guerra, che senza dubbio ci furono - ce lo hanno ricordato proprio di recente, e appunto in termini che senza il monumentale lavoro del Goitein sarebbero impensabili, studi come Arabi per lingua, ebrei per religione (di Henri Bresc, Catania, Mesogea) e Principi, poeti e visir (di María Rosa Menocal, Il Saggiatore), dedicato alla grande avventura della Spagna musulmana medievale. Non che fossero tutte rose. Quel che tuttavia resse sempre, fra ebrei e musulmani (meno tra ebrei e cristiani) fu la coscienza d’un’affinità profonda le cui basi riposavano sulla comune incrollabile coscienza monoteista e sull’affinità tra le due «lingue sacre», quella della Bibbia e quella del Corano. D’altronde, se i cristiani (e soprattutto i «franchi», gli euro-occidentali) a questa fratellanza si sentivano estranei, ciò dipendeva da un’obiettiva loro scarsa conoscenza dei mondi arabo-musulmano ed ebraico: una scarsa conoscenza che, bisogna sottolineare, non era reciproca, dal momento che sia ebrei sia musulmani conoscevano il cristianesimo meglio di quanto i cristiani conoscessero le loro fedi; e che gli ebrei e i musulmani cominciarono a viaggiare in Occidente da molto prima che i cristiani cominciassero a viaggiare in Oriente, a parte qualche pellegrino in Terrasanta e qualche mercante.

Shelomo Dov Goitein, Una società mediterranea, Bom-piani, XXIII-639 pagine, 25 euro

 

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