L’acqua rappresenta semplicemente la vita: deterge dalle fatiche del parto il bambino appena nato; con il battesimo, purifica i cristiani dal peccato originale; la terra ne ha bisogno per compiere il suo ciclo produttivo; è indispensabile agli uomini e agli animali per dissetarsi. L’esistenza di intere popolazioni viene messa a rischio per la mancanza d’acqua. Nasce dalle montagne, scorre sotterranea, diventa lago, fiume e arriva al mare. Da sempre l’uomo si è adoperato per raccoglierla, sfruttarla, trasportarla, conservarla in modo che il suo uso e consumo fosse sempre più facile e immediato. Il tema dell’acqua ha prodotto nei secoli opere fondamentali di architettura e di ingegneria; basti pensare agli acquedotti, alle dighe, alle fontane. Le mani dell’uomo primitivo, unite l’una all’altra per raccoglierla e portarla alla bocca suggeriscono una forma precisa: il design primordiale nasce dall’esigenza di creare degli oggetti necessari a contenerla e a conservarla. La mostra della Triennale di Milano, curata da Anna Barbara, tratta in modo specifico il tema del bere e compie un percorso nel design applicato a due concetti apparentemente agli opposti: gli oggetti al servizio della preziosità dell’acqua e quelli dove la stessa diviene un pretesto di ricerca estetica. Alla prima categoria appartiene la sezione Acqua rara: cisterne, flebo, contenitori, sottolineano l’importanza dell’acqua come bene primario di sopravvivenza, quindi risorsa naturale da preservare, depurare, garantire, ottimizzare, risparmiare. All’altra categoria si riferisce la seconda sezione della mostra, Acqua in forma, dove ritroviamo in modo più specifico il design applicato ai contenitori di acqua da bere; quindi bicchieri, bottiglie, packaging sofistificati realizzati con materiali innovativi che, oltre alla conservazione, garantiscono l’igiene e la purezza. Non solo vetro, quindi, ma anche pvc, pet, o tetrapak, bottiglie da collezione pensate dai designer, veri e propri oggetti di culto.
Protagonista della terza sezione, Acqua filia, non è più il contenitore, ma il suo contenuto; quindi l’acqua stessa. Minerale, depurata, aromatizzata, diuretica, frizzante, anti invecchiamento, addirittura specifica per i piccoli animali domestici, diventa lei stessa oggetto trendy e s’inserisce automaticamente in un meccanismo di consumismo ricercato. Anche per le acque, come per i vini, sono addirittura coniate nuove definizioni e allora diventano «piatte» o «corpose»; le frizzanti vanno servite fredde e accompagnano i cibi piccanti; le altre, meno «saporite», a temperatura ambiente. Nascono gli acquastores, dove gli intenditori assaporano acqua nei bicchieri la cui forma è stata studiata appositamente per la degustazione. L’anno che sta per concludersi è stato proclamato dall’Onu «anno mondiale dell’acqua» e la mostra della Triennale di Milano si rivela un contributo valido alla conoscenza di un tema così attuale anche nella sua gravità e suggerisce riflessioni importanti sul rapporto in costante contraddizione tra l’uomo e la natura.
Acqua da bere. Il design della sete, Triennale di Milano fino all’11 gennaio 2004