Appassionante come un romanzo d’avventura, ricco di notizie, aneddoti e curiosità come la più completa delle biografie. Insomma un bel libro, se non definitivo almeno esauriente, vivo, complesso e certamente fuori schema nella scelta di una leggenda cinematografica a due facce cui mancava probabilmente il nobile tocco di riflessione anche critica che, appunto, oggi è arrivato. Nonostante i volumi pubblicati sull’argomento siano stati finora numerosissimi.
Simon Louvish, autore satirico e insegnante di regia alla London International Film School, si è già misurato in campo biografico in relazione al mondo dello spettacolo. Ma con Stanlio e Ollio va a toccare, oltre i personaggi celebri, anche le radici del cinema e della sua maschera più esilarante. Per molte fonti il top della comicità starebbe tutto nel duello a distanza - temporale e stilistico - fra Charlie Chaplin e Buster Keaton. Chi ha visto The Dreamers di Bernardo Bertolucci non potrà aver dimenticato il feroce contrasto fra cinéphiles proprio su questo argomento. Louvish, di fatto, propone un terzo polo: fatto di enorme popolarità ma, allo stesso tempo, di una certa dose di mistero. Laurel e Hardy, sostiene l’autore - e crediamo di potergli dare ragione - appartengono all’immaginario di tutti noi.
Chiunque abbia oggi ottant’anni e anche meno è cresciuto con loro. Uniti come in You’re Darn Tootin’ (Musica classica), dove escono di scena nello stesso paio di pantaloni enormi, Stanlio e Ollio sono la «dolce coppia», come li definì lodandoli il comico Dick Van Dyke, per il quale «il Paradiso non può che risuonare di risate divine». Creature primarie intrufolate nei nostri pensieri inconsci, icone per pubblicità e vignette, metafore del caos, simboli di confusione e incompetenza, elementi riconoscibili di satira politica e sociale.
«Li conosciamo benissimo - scrive Louvish - eppure non è facile cogliere la realtà sfuggente che si nasconde dietro la loro maschera da clown». Del resto, il dibattito su di loro resta aperto, perfino con profonde spaccature all’interno dell’associazione dei «Figli del deserto» fondata da John McCabe nel ’65 con l’accordo di Stan Lurel.
Il seguito dei loro fan, senza dubbio il più cospicuo che mai si sia visto, è tuttora diviso attraverso voci di riviste, convegni, fiere, raduni e festeggiamenti immersi in colossali bevute o sorretti da un serio lavoro per conservare l’eredità della coppia attraverso film e video con l’impiego della nuove tecnologie. L’appassionante vicenda umana e professionale di Stanlio e Ollio (amati in tutto il mondo e conosciuti nei vari Paesi con i nomi più diversi: Dick e Doof in Germania, Stan es Pan in Polonia, Gog e Cokke in Danimarca, Xonapoe e Aznoe in Grecia e via così…) rivive così in modo multiforme seguendo passo passo la loro traiettoria: di grandi protagonisti dell’arte difficilissima del far ridere senza mai scadere nella volgarità, sfruttando la loro incredibile opposizione fisica e la loro arte di mimi, buffoni, improvvisatori ineguagliabili. Questo libro ne propone un’immagine a tutto tondo, dalla diversa provenienza e il differente retroterra famigliare alle prime commedie, al successo planetario, alle burrascose vicende sentimentali, alle sfumature segrete del loro privato, la grande amicizia e la reciproca stima.
Simon Louvish, Stanlio e Ollio. Le radici della comicità, Edizioni Frassinelli, 467 pagine, 17 euro