«Il capitale sociale fa funzionare meglio la democrazia»: è questo lo slogan che una numerosa serie di analisi, da quelle della Banca Mondiale, ai lavori di Robert Putnam sulle tradizioni civiche italiane, ha ricavato dallo studio delle reti di relazioni che stanno alla base dell’idea di capitale sociale. Un concetto ancora molto fluido, a cavallo tra sociologia, economia, e psicologia, che promette di rispondere a molti degli interrogativi della società postindustriale. Un patrimonio e risorsa culturale che sostiene le relazioni fiduciarie, di cooperazione e reciprocità fra le persone: qualcosa, insomma, utile a evitare la disumanizzazione della vita sociale. E che, così facendo, ne garantisce meglio il funzionamento, assicurandovi un’ampia partecipazione, rinforzata da legami di solidarietà e appartenenza. Questo libro mette sotto osservazione la famiglia come produttrice di capitale sociale, un argomento rimasto finora quasi tabù negli ampi studi, anche internazionali, sull’argomento. Nei quali è ben visibile una contraddizione paradossale. Da una parte il capitale sociale, per sua natura inerente alle relazioni che facilitano l’azione cooperativa di individui, famiglie, gruppi sociali e organizzazioni, vede nella famiglia una delle sue sedi tipiche. Dall’altra però, come osserva qui Pierpaolo Donati, «la famiglia appare in modo stereotipato e marginale nella letteratura sul capitale sociale. … è vista come fonte di relazioni fiduciarie e cooperative sempre con molte riserve e sospetti». Inoltre, l’attuale, superficialissimo ma in-fluente, «discorso» mediatico-collettivo sulla famiglia, che la presenta come istituzione in forte crisi e forse addirittura in via di scomparsa, scoraggia chi si proponga di affrontare seriamente l’argomento.
Questo Rapporto si chiede dunque: la famiglia è (ancora?) un capitale sociale per la società italiana? Che fare per non distruggerlo? Il testo presenta tra l’altro una distinzione, nuova negli studi sulla materia, fra il capitale sociale primario costituito dalla famiglia e il capitale sociale secondario costituito dalle reti e relazioni associative nella sfera civica. Attraverso una quantità notevolissima di dati e ricerche sul campo, si dimostra così che il capitale sociale familiare ha un ruolo centrale per il benessere delle persone e delle comunità. Il Rapporto documenta attraverso i dati raccolti l’errore della tesi secondo cui la famiglia andrebbe indebolendo la sua importanza, anche come capitale sociale. Vi si dimostra invece (Donati) che la famiglia è, e anzi diventa sempre di più, «capitale sociale primario del Paese», (un dato che sembra confermato, tra l’altro, dalle ultime ricerche dell’Osservatorio sul capitale, commentate da Ilvo Dia-manti, che nota l’attuale «rafforzamento delle reti di reciprocità, le relazioni solidali, gli scambi di favori e aiuti coi vicini di casa, i familiari» (la Repub-blica, 9-11-03). Un elemento interessante, tra i tanti: dai dati raccolti, emerge che sono le famiglie meno frammentate e più solidali a essere maggiormente capaci di dare vita a un reale capitale sociale complessivo della società, mentre le altre forme familiari non contribuiscono alla creazione di capitale sociale, ma anzi lo consumano. Un dato confermato da quelli raccolti negli Stati Uniti sulla distruzione di ricchezza nazionale prodotta dal continuo incremento dei divorzi e dall’apparato burocratico a esso adibito.
Centro Internazionale Studi Famiglia, Ottavo rapporto Cisf sulla famiglia in Italia, Introduzione di Pierpaolo Donati, San Paolo, 26 euro