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L’enigma di hegel in italia Redenzione o non redenzione?

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Liberal Numero 21 - Dicembre 2003/Gennaio 2004
 

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cop21_thCome le buone azioni, così i pensieri intelligenti, non fanno notizia. Accade così che libri di grande peso concettuale come Hegel in Italia di Vincenzo Vitiello (pubblicato quest’anno dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici presso Guerini e Associati) corrano questo rischio. E lasciamo pure aperto il problema se il non far notizia sia proprio un rischio o un vantaggio. Non è invece una questione aperta il senso della presenza della fìlosofia. Per quanto riguarda la nostra civiltà, la filosofia non è come l’uccello di Minerva, di cui parla Hegel, che a sera spicca il volo quando il giorno è finito e le cose son fatte - anche se, certo, il giorno della civetta è preceduto da altri giorni, in cui essa non era ancora nata. Nella civiltà occidentale la filosofia è il giorno, la luce del giorno, che quando si è sufficientemente diffusa rende possibile il volo delle opere e delle istituzioni dell’Occidente. Qui, prima si è filosofato, poi si è vissuto sulle tracce del filosofare, ritenute a un certo momento così ovvie e scontate che si è finito col non notarle nemmeno più.
Vitiello sostiene la tesi che, nonostante ogni apparenza in senso contrario, già in Hegel è presente l’aspirazione - dopo e contro di lui proclamata a gran voce, a lungo e in molti modi - a non chiudere in un sistema definitivo il divenire e le contraddizioni del mondo. Il titolo di un altro libro di Vitiello - Cristianesimo senza redenzione (1995) - può chiarire questa tesi, che mi sembra stare al centro delle sue convinzioni teoretiche. La «redenzione» è appunto il sistema, la stabilità che domina e raccoglie in sé il divenire e che oltrepassa la contraddizione - le lacerazioni e i dolori dell’esistenza. Si può seguire Vitiello per un buon tratto di strada. Poi, ritengo che ci si debba convincere che l’essenza del pensiero hegeliano stia nella grandiosa potenza del modo in cui Hegel ha aspirato alla «redenzione». Comunque, l’altra aspirazione hegeliana, che Vitiello intende far emergere, quella alla non redenzione, ha trovato in Italia, secondo Vitiello, un ascolto particolarmente attento. Sia in chi ha condiviso sia in chi non ha condiviso tale aspirazione. Gli ascoltatori italiani di Hegel, considerati da Vitiello sono, nell’ordine seguito dal libro, Croce e Paci; Gentile, Spirito, Calogero e Severino; e, infine, Spaventa. Che Bertrando Spaventa chiuda l’elenco dice che Vitiello si sente vicino a lui più che a ogni altro. Anche in Spaventa, e prima che altrove in Europa, scorrerebbe il torrente sotterraneo dell’aspirazione alla non redenzione e alla contraddizione irrisolta.
Per quanto mi riguarda, vorrei dire che gli ascoltatori italiani - e non italiani - di Hegel hanno in comune un senso del divenire e della contraddizione che è essenzialmente diverso da quello presente nei miei scritti - e che invece converge con quello a cui Hegel guardava, e con lui l’intera storia del pensiero occidentale. In questo suo libro Vitielio non prende in considerazione questa essenziale diversità, sì che il suo discorso è di grande spessore e intelligenza - e lo prenderò in considerazione in altra sede - ma incomincia a metà della strada percorsa da quello che è presente nei miei scritti, o a mezza costa, lasciando da parte le radici, quelle che mostrano come sia la redenzione, sia la non redenzione dal divenire e dalla contraddizione abbiano la stessa anima: la follia della fede nel divenire «dal nulla al nulla».

Vincenzo Vitiello, Hegel in Italia. Dalla storia alla logica, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici - Guerini e Asso-ciati, 318 pagine, 35 euro

 

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