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Italia baricentro geopolitico d’Europa

LIBERAL BIMESTRALE
di Renato Cristin
Liberal Numero 21 - Dicembre 2003/Gennaio 2004
 

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cop21_thPoiché l’Europa è un continente in senso non geografico ma storico, formatosi cioè in un processo di consapevole autoidentificazione che dura da quasi tre millenni, essa ha in sé la capacità di reagire all’avversità del presente, a una situazione cioè che la vede prigioniera di forze più grandi e più spregiudicate. A partire da queste riflessioni, Giulio Chiodi, uno dei massimi pensatori italiani di simbolica politica, ha pubblicato un libro dal titolo poco incisivo ma in cui ogni pagina contiene una preziosa indicazione, una traccia da seguire. L’identità europea è mescolanza di Oriente e Occidente, forma mista fra carattere insulare e continentale, «terra d’aurora e di tramonto». Questa miscela, tuttavia, ha fatto sì che l’Europa non sia né Occidente né Oriente: è sì il luogo originario dell’Occidente storico, ma è diventata un punto di mediazione che è altro rispetto a entrambi. Questa premessa è necessaria per comprendere la visione politico-epocale che Chiodi ha dell’Europa, la cui posizione anfibia potrebbe permetterle di situarsi a pari livello fra la superpotenza statunitense e quell’Oriente estremo che sta diventando sempre più forte. La condizione necessaria per questa rivitalizzazione è la soluzione del problema dell’identità, sia a livello europeo globale sia nei suoi aspetti locali, perché se «il sentimento di appartenenza è innanzitutto un fenomeno tipicamente simbolico», la dimensione simbolica è il fattore originario e fondamentale della politica e, quindi, della storia, e possiede un doppio strato, una doppia validità: individuale e generale. La questione europea va dunque risolta alla radice, in quel duplice spazio ristretto che caratterizza ogni identità personale e ogni identità locale. Solo in queste zone originarie possono nascere le decisioni che dovranno guidare le scelte dell’Europa.
Chiodi però non è un mistico, né solo uno studioso del mito e del simbolo, ma un teorico di metodologia politica che si confronta con la realtà concreta della società. In particolare, egli traccia alcune prospettive geopolitiche insieme a una proposta stimolante: accanto all’«asse longitudinale» europeo, che va da Est a Ovest nella fascia centrosettentrionale, egli individua un «asse medio», i cui poli sono l’area mitteleuropea e quella mediterranea. Di quest’asse l’Italia potrebbe essere il baricentro, per collocazione geografica e per vocazione culturale. Questa potrebbe essere la barra della nostra politica estera, per riscattare «territori strategicamente importanti da uno stato di sottovalorizzazione», per rafforzare la società europea dinanzi alle pressioni demografiche dalle regioni africane e mediorientali, per contribuire alla crescita economica dell’altro grande asse continenale, e per sostenere lo sviluppo nelle diverse aree dell’ex-Unione sovietica. Interessante è, in questo quadro, l’analisi riservata alla Germania, che è e deve restare «il cuore dell’Europa», fattore decisivo per qualsiasi scelta europea, perché «barometro dell’intero sistema». Infine, va segnalato l’interessante capitolo sui diritti umani, che devono rimanere il perno di qualsiasi iniziativa politica europea, ma ai quali oggi bisogna anteporre il rispetto dei doveri, per sottrarre la questione dei diritti alla crescente ideologizzazione e per affermare un nesso quanto mai attuale fra doveri e cultura: dovere, come dice il verbo tedesco pflegen, da cui Pflicht (dovere), significa aver cura, quindi rispettare attivamente gli altri esigendo rispetto reciproco.

Giulio M. Chiodi, Europa. Universalità e pluralismo delle culture, Giappichelli, 158 pagine, 13 euro

 

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