terzo_radicalismo_S

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Giolitti? Una vittima di Mani Pulite

LIBERAL BIMESTRALE
di Angela Pellicciari
Liberal Numero 21 - Dicembre 2003/Gennaio 2004
 

Torna al sommario

cop21_thSi domandava Antonio Salandra intervenendo il 19 marzo 1924 alla Scala di Milano in difesa del «liberalismo» fascista: «Credete voi sinceramente che gli italiani godano adesso minore libertà»? No, rispondeva: per gli italiani valgono più «le libertà elementari» che «non lo stesso diritto di voto, mediante il quale le democrazie danno ai popoli l’illusione di governarle». Così ricorda Aldo A. Mola nell’ultimo suo libro dedicato a Giolitti. Nel coacervo delle contraddizioni, delle truffe e dello sperpero della pubblica ricchezza (accompagnati dal disprezzo per l’identità nazionale) che caratterizzano l’epoca del Risorgimento, Giovanni Giolitti appare come un gigante in una terra di nani. Mola gli dedica quasi 500 pagine di biografia appassionata, frutto di quarant’anni di ricerche di archivio. Indefesso «lavoratore», attento alla pubblica finanza, al benessere delle classi più numerose, all’istruzione, alla promozione della ricerca, rispettoso della vita umana (non ha usato l’esercito contro la popolazione affamata e ha fatto di tutto per contrastare l’entrata in guerra), marito, padre e nonno affettuoso, amante della campagna e lui stesso giardiniere, Giolitti viene ritratto come un uomo politico onesto, in sincera ricerca del bene comune.
Premonitrici di recenti sviluppi di giustizialismo massimalista a senso unico, le vicende del suo allontanamento dal potere a seguito dello scandalo della Banca Romana nel 1893. In quell’occasione, lo documenta bene Mola, si trattava di infangare il buon nome dell’unico che aveva tentato di portare ordine nel sistema bancario post-unitario. Per fermarlo Crispi non aveva avuto scrupoli: utilizzando ai suoi fini la magistratura e in spregio dell’immunità parlamentare, aveva provato a organizzargli contro un precesso montato ad arte e ad arte sostenuto dalla stampa («Quando penso che, per aver scoperti i maggiori ladri e combattute le canaglie, mi devo difendere dinanzi ai Tribunali come se fossi io il malfattore», scriverà Gio-litti).
Stretto, suo malgrado, dal racconto di fatti, circostanze, contrasti politici e umani dei protagonisti della terza Italia, Mola finisce col firmare una dura requisitoria del malgoverno del Regno d’Italia. Giolitti ministro della malavita? Il massimo storico della massoneria su questo sorvola (anzi, sembra non accorgersene), ma è dall’esordio dell’Italia unita che le elezioni sono accompagnate da violenze e illegalità di ogni tipo. A cominciare dai tanto decantati plebisciti il cui svolgimento serve solo alla propaganda sabauda per raccontare - all’estero e ai posteri, non di certo agli italiani di allora - di una nazione «liberata» da quindici secoli di schiavitù. Se anche Giolitti si è servito dei mazzieri, in cambio ha provato, e in parte è riuscito, a rimettere in piedi il Paese.
«Occorre ricordare che i governi sono fatti per servire i popoli, non per dominarli, non per condurli dove non desiderano di andare. Occorre soprattutto ricordare sempre che la sola fonte sicura di ricchezza, di prosperità e anche di vera gloria per un popolo è il lavoro»: così Giolitti il 12 ottobre 1919 da Dronero, in polemica diretta contro chi, la gloria, l’aveva cercata in guerra (guerra imposta al Parlamento e alla popolazione da un’esigua minoranza, decisa per di più «nel mo-mento più inoppportuno senza patti né finanziari, né economici - carbone, petrolio, materie prime - né coloniali»). Chi, fra quanti hanno governato l’Italia dall’unità al fascismo, in un desolante panorama di malaffare e interessi inconfessabili, in cui mai il tanto decantato Statuto è stato rispettato, avrebbe potuto affermare altrettanto? Viva il ministro della malavita.

Aldo A. Mola, Giolitti, Mondadori, 547 pagine, 19 euro

 

web agency Done Communication