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Come ti semplifico lo squadrismo fascista

LIBERAL BIMESTRALE
di Mauro Canali
Liberal Numero 21 - Dicembre 2003/Gennaio 2004
 

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cop21_thQuest’ultima fatica del laboriosissimo Mimmo Franzinelli intende esaminare un momento particolarmente cruciale della storia del nostro Paese, la nascita e l’avvento del fascismo, attraverso l’analisi del suo braccio armato, lo squadrismo. Il lavoro si presenta con le sembianze di un dizionarietto di facile consultazione. Diviso in tre parti, nella prima parte appare un saggio dell’autore sul fenomeno squadristico, mentre decisamente compilative appaiono la seconda e la terza parte, costituite una dalle biografie di cento squadristi, scelti con un curioso criterio, in cui si presentano affastellati assassini, come il pisano Alessandro Carosi, e dirigenti di primo piano come Dino Grandi o come il ragusano Filippo Pennavaria, esponente di un fascismo siciliano che nemmeno ha conosciuto la stagione squadristica, e l’altra da un mero elenco cronologico delle violenze, eseguite da entrambe le parti politiche in conflitto, che si susseguirono tra il 1919 e il 1922. Il lavoro poco o nulla aggiunge alla conoscenza del fenomeno squadristico, anche perché l’autore si muove su un argomento già da tempo attentamente analizzato, e con risultati definitivi, da storici del fascismo di assoluto rilievo come Emilio Gentile, Roberto Vivarelli, Adrian Lyttelton e Mario Isnenghi, solo per citarne alcuni, verso le cui opere, visti i rari riferimenti che appaiono nell’indice del libro, curiosamente l’autore non riconosce alcun debito. Emilio Gentile, in particolare, ha scavato nel fenomeno squadristico con due lavori fondamentali, La storia del Pnf e Il culto del littorio, che rappresentano ormai solidi e indiscussi punti di riferimento per gli storici del fenomeno squadristico, avendone colto le radici sociali e culturali, i risvolti psicologici, i miti a cui soggiacque e il ruolo storico svolto nell’affermazione del fascismo, e ponendosi nell’analisi di esso al di là di ogni facile giudizio di stampo moralistico, a cui sembra invece che non sia rimasto del tutto immune Franzinelli. Il punto debole di Squadristi consiste proprio nella riduzione del giudizio storico a una condanna di tipo moralistico che finisce per spiegare poco o nulla della genesi dello squadrismo, nella destrutturazione del fenomeno e nella sua decontestualizzazione, nella dispersione di esso in mille piccole storie di oscuri e meno oscuri squadristi o episodi che nulla spiegano dell’avanzata del fascismo e del suo trionfo finale.
Sembra che per l’autore tutto si riduca all’incapacità dei movimenti di sinistra di contrapporre violenza a violenza, dove le manovre politiche degli stessi capi dello squadrismo appaiono affatto ignorate. Esaminando in questo modo il fascismo e lo squadrismo a esso organicamente collegato, si finisce per perdere la complessità del fenomeno, la sua inevitabile genesi e si rischia di tornare a un giudizio dell’affermazione del fascismo quale risultato d’una gigantesca violenza compiuta ai danni di un Paese a esso ostile, di ridare lustro all’ormai accantonata interpretazione crociana del fascismo - cioè una brutale «parentesi» nel lineare sviluppo del Paese, vera e propria irruzione dei barbari Hyksos nella civile Italia liberale - rischiando in tal modo di rinnovare sommarie condanne e anacronistiche repulse, impostesi (ma allora era comprensibile) poco dopo la fine della guerra, prima che la storiografia seria di De Felice, di Vivarelli, di Alatri e di Gentile riuscisse a farci comprendere la natura e le radici del fascismo, così profondamente complesse da renderlo tragico protagonista della storia del secolo passato.

Mimmo Franzinelli, Squa-dristi. Protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1919-1922, Mondadori, 464 pa-gine, 19 euro

 

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