Con l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri del 16 settembre, della grande riforma costituzionale, la Casa delle libertà ha indicato una prospettiva complessiva che deve essere valutata a un tempo per ragioni politiche e per ragioni giuridiche. È di tutta evidenza che lo scontro tra Ulivo e Casa delle libertà si è svolto fino a ora in un contesto di reciproca delegittimazione: l’Ulivo ha ripetutamente affermato che la maggioranza parlamentare della Casa delle libertà non ha le caratteristiche minime per essere considerata democratica e costituzionale. La Casa delle libertà, a sua volta, ha costantemente, anche se in modi diversi, negato che l’alternativa posta dall’Ulivo sia da considerare capace di rappresentare una soluzione democratica di governo. Con la proposta di una grande riforma costituzionale la Casa delle libertà indica, da un lato, la propria convinzione che il federalismo della Lega è compatibile con la tutela dell’interesse nazionale e, dall’altro, che il rafforzamento dei poteri del primo ministro è compatibile con il mantenimento di un’autorevole posizione di garanzia costituzionale del presidente della Repubblica. In questo modo la Casa delle libertà ha dimostrato di ritenere possibile la convivenza dei principi costituzionali sanciti nei primi dodici articoli della Costituzione con le trasformazioni costituzionali concernenti lo Stato e il governo proposte appunto dalla Casa delle libertà. Mi auguro che l’opposizione di centrosinistra voglia valutare queste proposte costituzionali alla stregua dei principi costituzionali vigenti, compresi quelli, troppo spesso sottaciuti, che il centrosinistra aveva adottato sul finire della precedente legislatura allorché approvò da solo il nuovo Titolo V della Costituzione. Il percorso parlamentare dimostrerà se le due principali parti politiche del nuovo bipolarismo italiano vorranno imboccare la strada della reciproca legittimazione, nel solco dei valori costituzionali condivisi, la cui attuazione può certamente dar vita a schieramenti politici alternativi nella funzione di governo ma non nella condivisione delle regole fondamentali minime della convivenza civile.
È di tutta evidenza, peraltro, che le riforme costituzionali da sole non esauriscono lo scenario politico-istituzionale nel quale è sempre possibile distinguere divergenze legittime di opinioni politiche da divergenze intollerabili sui valori fondamentali della convivenza. È questa la ragione per la quale assumono valore straordinario le questioni connesse con la riforma del sistema pensionistico e della legge finanziaria e con le questioni del nuovo assetto radiotelevisivo, più note come legge Gasparri. Non sono tra coloro i quali ritengono che i problemi sociali ed economici siano non solo più urgenti delle riforme istituzionale ma persino tanto decisivi da paralizzare qualsiasi processo di riforme istituzionali. È infatti di tutta evidenza che la Casa delle libertà intanto ha espresso ed esprime una maggioranza parlamentare coerente con l’orientamento degli italiani in quanto si fa portatrice contestualmente delle due esigenze di cambiamento: quelle istituzionali da un lato, per le quali è necessaria la ricerca di un consenso che vada oltre i confini dell’attuale maggioranza, e quelle economico-sociali dall’altra, per le quali non sorprende che la contrapposizione tra Ulivo e Casa delle libertà sia durissima. Non vi è dunque una questione in base alla quale per fare le riforme economico- sociali si debbano mettere da parte le riforme istituzionali, né, ovviamente, vi è una questione in virtù della quale le riforme costituzionali possano da sole bastare per caratterizzare l’alleanza politica definita Casa delle libertà. La questione di fondo mi sembra un’altra. Quando si parla di Casa delle libertà intendiamo riferirci a una intesa puramente elettorale, resa utile dal sistema elettorale oggi vigente, in base al quale ogni voto può essere utile per battere l’avversario. Riteniamo forse che la Casa delle libertà sia un’alleanza politica nella quale il primato di Forza Italia, inventata da Berlusconi, non è contestato dagli alleati ma resta pur sempre un primato e non un dominio? Questa mi sembra la questione di fondo che è qualche volta esplosa soprattutto dopo le elezioni amministrative del 2003 e dopo la nascita dell’Udc che, è bene ricordarlo, non è soltanto la somma algebrica di Ccd- Cdu e De ma, come stiamo cercando di definire, un soggetto politico nuovo, che ha scelto la Casa delle libertà quale alleanza strategica politica all’interno della quale prevalgono i motivi ispiratori istituzionali ed economico-sociali presenti nel Partito popolare europeo. È questo il collegamento che a me sembra fondamentale tra riforme istituzionali, problemi economici sociali e prossime elezioni europee.
Stiamo infatti vivendo una fase che sollecita contestualmente Berlusconi e Forza Italia da un lato, Fini e Alleanza nazionale dall’altro, Follini e l’Udc, costantemente orientata a guardare a Casini con particolare attenzione e, dall’altro ancora, Bossi e la Lega Nord ma non certo da ultimi. Ciascuno di questi quattro movimenti e partiti politici è sottoposto a una sollecitazione che da un lato lo trascina a esaltare la propria diversità e, dall’altro, lo spinge a operare per il successo della coalizione in quanto tale, che ne attenua conseguentemente i tratti distintivi. La ricerca di un equilibrio tra tutela orgogliosa della propria identità e ricerca degli obiettivi comuni all’intero schieramento costituisce per qualche aspetto la novità radicale del sistema politico italiano dopo la fine dei partiti della cosiddetta prima Repubblica. È per questa ragione che la questione dei sistemi elettorali deve essere esaminata con saggezza e intelligenza per evitare di mantenere in vita sistemi elettorali l’uno diverso dall’altro a seconda che si proceda a elezioni comunali, provinciali, regionali, per la Camera o per il Senato ed europee e per evitare allo stesso tempo di dar vita a un sistema elettorale omogeneo per i diversi sistemi di governo senza valutare le diversità strutturali che possono indurre nell’un caso o nell’altro ad accentuare di volta in volta il profilo dell’identità del partito o quello della coalizione. Sono consapevole che molte di queste riflessioni possono apparire lontane dai bisogni quotidiani degli italiani, attanagliati tanto spesso dalle conseguenze ancora non sufficientemente digerite dell’avvento dell’euro e del contesto internazionale che vede l’Europa in crisi rispetto agli Stati Uniti da un lato e al gigante cinese dall’altro. Ma ritengo che la coincidenza forse fortuita del semestre di Presidenza italiana europea con le prospettive molto stimolanti della Conferenza intergovernativa europea e del conseguente Trattato costituzionale europeo, debbano indurre a vedere i non semplici problemi italiani alla luce di questo mutato e cangiante contesto istituzionale europeo, e più in generale, di questo mutato e cangiante contesto mondiale. La Casa delle libertà è infatti di fronte a un obiettivo strategico: dimostrare che grazie alle proposte sociali, economiche e istituzionali - ossia, in breve, culturali - può essere migliorata la competitività complessiva del Sistema Italia nel nuovo contesto europeo e nel nuovo contesto mondiale. Non è una sfida semplice; possiamo certamente dire che è una sfida epocale. Ma di questo si tratta. Non di semplice aggiustamenti dell’esistente .