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Se un giorno Forza Italia, Udc e An...

LIBERAL BIMESTRALE
di Rocco Buttiglione 
Liberal Numero 21 - Dicembre 2003/Gennaio 2004
 

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cop21_thGrazie a Ferdinando Adornato per questo libro, La nuova strada, che smentisce la leggenda secondo cui tutti i politici sono affetti da un’ondata di analfabetismo di ritorno. Anche se è dubbio che saper leggere e scrivere sia un grande aiuto nella carriera politica; forse è un handicap, ma non insuperabile. Cosa c’è dietro questo libro? La presa di coscienza di un fatto epocale nella storia italiana: una religione è finita. Il marxismo non è stato una forma politica: in Italia, ma non solo in Italia, è stato una religione. Lo dice molto bene Antonio Gramsci quando afferma che c’è una nuova concezione del mondo, capace di rispondere a tutti i bisogni spirituali di coloro che vi aderiscono, una Chiesa atea perché Dio è diventato il corso della storia. E chi interpreta la storia? Il partito, che per principio non può mai avere torto o anche quando ha torto ha comunque ragione. Questa religione è finita e la sua fine ha lasciato un enorme vuoto spirituale e ha cambiato il modo di pensare la politica. Ma l’idea di pensare la politica come una religione non appartiene solo ai marxisti, è un’idea che attraversa tutto il Novecento, e questo libro, fin dall’inizio, cerca di porsi oltre la prospettiva del Novecento. Del resto erano in molti, anche non marxisti, a pensare che la storia avesse una sua direzione prestabilita, l’importante era andare in quella direzione, perché questo significava stare dalla parte del bene, anche se magari moralmente eri una canaglia. E se uno moralmente santo camminava contro il segno della storia andava condannato egualmente. Questo ha contribuito a dividere il mondo in buoni e cattivi e a insinuare il convincimento di avere sempre ragione, anche - anzi soprattutto - quando si ha torto. Quella religione è finita, anche se il clero di quella religione non è scomparso; anzi, certi aspetti della politica di sinistra italiana si possono qualificare come un clericalismo senza religione. La religione è finita ma il clero continua i suoi riti, avendo mantenuto il medesimo atteggiamento fondamentale, il medesimo sentimento di superiorità verso tutto il resto dell’umanità, massa dannata perché va contro il senso della storia. Basta pensare alla recente polemica dopo l’assoluzione di Giulio Andreotti, al discorso di Violante… La cosa più interessante è che nessuno sente il bisogno di chiedere scusa: Andreotti era innocente, nessuno contesta che fosse innocente, neanche Violante. Era innocente, ha sofferto per dieci anni, un grande partito è stato distrutto, la vita politica italiana è stata incanalata in un altro percorso, ma nessuno sente il bisogno di chiedere scusa. C’è stato un colpo di Stato fatto non con i carri armati ma con le aule dei tribunali; il colpo di Stato è evidente ma nessuno se ne assume responsabilità, nessuno dice «mi dispiace» perché il clero comunista è ancora convinto che comunque, qualunque cosa abbia fatto, l’ha fatto per andare nel senso della storia.
La peggiore propaganda comunista contro i partiti democratici italiani è stata considerata negli anni recenti come indizio di reato che meritava di essere esaminato nei tribunali. Questa macchina non è del tutto smontata, può essere usata per conseguire altri obiettivi. Se dopo il crollo della Democrazia cristiana si fosse accettato l’esito delle elezioni del 1994, la Democrazia cristiana avrebbe subito un grave torto, ma la vita nazionale si sarebbe incanalata lungo un percorso democratico e gli italiani probabilmente avrebbero perdonato il colpo di Stato. Ma quello che ha messo più in evidenza il colpo di Stato è che la medesima macchina, non contenta del risultato del ’94, ha cominciato subito a montare una seconda operazione del tutto analoga a quella precedente. Del resto, andando a guardare la storia dei processi di Praga (Arthur London ha scritto un bel libro raccontando quei processi), ma anche dei processi di Mosca del ’38 (o del ’37, ’36, ’39, ’40 e così via), si vede che nessuno è mai stato condannato come nemico o avversario politico: era sempre qualcuno che aveva rubato l’argenteria, o un agente della Cia che aveva stuprato delle bambine; c’era sempre una lista di capi di accusa per mandare al patibolo chi veniva considerato un avversario. Quella religione è finita e con essa è finita l’era della politica-religione, del partito-religione cominciata con la rivoluzione francese che a causa di questa idea approdò al terrore (ma un elemento terroristico è rimasto nelle tradizioni continentali). In America c’è invece un’altra idea di democrazia, che non è quella del popolo inteso nella sua interezza, non è presenza di Dio in terra, Chiesa e partito contemporaneamente. In America la democrazia è un sistema fatto per reggere uomini e famiglie, la religione è una cosa e la politica è un’altra, la politica non assorbe la religione, non è antireligiosa, è anzi alla religione favorevole. In America c’è l’idea che bisogna limitare i poteri, non affidarli tutti a qualcuno, ma bilanciarli in modo che chi ha potere non sia tentato di farne cattivo uso ma si senta limitato dal fatto che qualcun’altro ha il potere di fermarlo.
In America c’è insomma un’idea laica della politica. E questo libro è l’espressione di un’idea laica della politica, una politica fatta di rispetto degli uni per gli altri. Nessuno ha in tasca il bene assoluto, nessuno sa qual è la direzione della storia; forse la storia non va in nessuna direzione e questo ci rende ancor più moralmente responsabili delle nostre azioni. Non basta più essere schierati dalla parte giusta per essere persone perbene. Aver creduto in una religione non è una cosa in sé cattiva, tutt’altro; anzi, quelli che hanno un autentico sentimento religioso quando una religione crolla ne cercano una nuova, e se ne trovano una vera, quella giusta, non faranno più della religione una politica e della politica una religione. Questo riguarda anche noi democratici cristiani che non abbiamo motivo di sentirci coinvolti nel crollo del comunismo, ma dobbiamo sentirci spinti a stabilire in modo più corretto il nostro rapporto con religione e politica, per affermare una vera, forte, sana laicità. Non a caso, coloro che nella Democrazia cristiana facevano più fatica a capire il senso della laicità sono quelli finiti all’interno della nuova sinistra che si è formata. Ecco perché abbiamo bisogno di una nuova cultura politica che parte dalla persona e non dalla macchina, che è convinta che ogni cittadino sia responsabile e che non sia la politica a salvare il mondo: a cambiarlo sono piuttosto le persone che si innamorano, che si sposano, che hanno dei figli, che lavorano. Il mondo cambia grazie al lavoro di tanti, non all’illuminata direzione di pochi. La politica deve favorire questo enorme lavoro della gente, non deve pretendere di sostituirlo. Bisogna avere il senso del passato, conservare i valori che contano e consegnarli alle nuove generazioni. Per farlo occorre cambiare il presente, rifondare l’idea di un conservatorismo dei valori unito a un riformismo, nella continuità e nella riscoperta della tradizione. I valori che vengono consegnati vanno criticati, verificati e riproposti in una versione nuova, adeguata al tempo presente.
Credo che non sia sbagliato collegare il libro di Adornato con il grande lavoro culturale di liberal, che ha tentato di portare in Italia una diversa concezione di democrazia: non più la democrazia della rivoluzione francese e del marxismo, ma un’idea più sobria, più anglosassone di democrazia, senza subordinazione culturale. Noi siamo amici degli americani, abbiamo gli stessi valori, siamo fratelli ma con geni diversi, non siamo gemelli e a causa di questi geni diversi abbiamo il diritto e il dovere di porci in una libera discussione, sapendo però che esiste una comunità atlantica. L’Unione europea è dentro una comunità atlantica più vasta e se crolla la comunità atlantica crolla anche l’Europa. C’è un destino comune tra noi e gli americani, pur nella giusta differenza di accenti; il crollo del comunismo ha rafforzato la comunità atlantica dal punto di vista ideale ma non da quello materiale, anzi, temendo meno l’avversario, pensiamo di avere più agio per litigare tra di noi. Questa è la causa delle difficoltà nei rapporti fra Europa e Stati Uniti e anche nei rapporti all’interno della nostra coalizione. Non è un caso se al Senato, dove abbiamo un margine di maggioranza più esiguo, litighiamo di meno mentre alla Camera, dove siamo tanti e più forti, ci concediamo il lusso di litigare fra di noi. Forse abbiamo raggiunto un limite oltre il quale è bene non andare, anzi si dovrebbe fare anche qualche passo indietro.
Ancora due riflessioni. Il capitolo che Adornato dedica a Socrate e Cristo è un’eccellente spiegazione del perché vogliamo che nella Costituzione europea si faccia riferimento ai valori cristiani non in senso confessionale o dogmatico. Per la verità nessuno è cristiano; i cristiani sanno che nessuno al mondo è cristiano se non alla fine di questa vita, perché finché si è vivi si è scissi tra fede e incredulità, fra carità ed egoismo, tra speranza e disperazione. Questo vale anche per l’Europa, non solo per gli uomini. È cristiana l’Europa oggi? E lo era l’Europa di ieri? L’Europa ha sempre vissuto questa tensione tra fede e incredulità, ma senza confrontarsi con la domanda cristiana la coscienza europea non si sarebbe formata. Questa coscienza ha due poli, un polo laico, Socrate, e un polo credente, Cristo, che dialogano fra loro; a volte vanno d’accordo, a volte litigano, ognuno dei due cerca di interpretare l’altro. I cristiani dicono che Socrate è una specie di profeta dei pagani che li prepara alla fede cristiana e i laici dicono che Gesù non è figlio di Dio ma è un grande filosofo, forse più grande di Socrate, un grande maestro di morale; cristiani e laici si ritrovano poi sul contenuto morale dell’insegnamento cristiano. Il dialogo tra Socrate e Cristo è il dialogo costitutivo della coscienza europea; questo oggi si può affermare perché è caduta l’idea di ieri, l’idea di quel totalmente nuovo che rompeva con tutta la tradizione precedente e che ci consegnava un’altra Europa, l’Europa dei totalitarismi. Dopo il secolo dei totalitarismi, l’Europa oggi torna a Socrate e a Cristo, a questo dialogo che è costitutivo della sua identità. Per concludere con i temi più politici, nelle ultime pagine del libro Adornato riprende un’idea a me cara, quella del Partito popolare europeo e ricorda come qualcuno in passato accennasse a una possibile federazione tra Forza Italia e Udc (per la verità allora non c’era ancora l’Udc, c’erano il Cdu e il Ccd): il mio progetto politico era l’unificazione tra Cdu e Ccd e l’abbiamo fatta, ottenendo tanti consensi in più, ma la seconda tappa del progetto era la federazione con Forza Italia. Quello del partito comune è un tema su cui bisogna riflettere, in parte lo si è fatto quando si è parlato di una lista unica, anche se credo che le due cose non vadano frettolosamente confuse. Penso tuttavia che la lista comune sia sbagliata, perché noi rappresentiamo ancora sensibilità ed elettorati parzialmente diversi. Per poterci arrivare dobbiamo ancora crescere. Non si fa una fusione tra un partito al 3% e uno al 30%, tra uno al 30% e uno al 10% forse, ma se la facessimo adesso rischieremmo di non aiutare Forza Italia a superare la prima fase della sua esistenza.
Secondo Adornato, Forza Italia, nata come grande reazione dell’elettorato di centro, è un movimento che ora si va sedimentando e che sta tentando di trasformare il confluire di tante culture politiche diverse in una cultura politica nuova, facendo del miscuglio una sintesi. Fra il miscuglio e la sintesi c’è una differenza: così come in chimica per ottenere da un miscuglio un nuovo elemento o anche soltanto una lega, occorre tanto fuoco, così anche in politica per arrivare alla sintesi ci vuole grande passione. Perché questo avvenga è necessario un processo politico al quale noi contribuiremo meglio avendo la capacità, prima di tutto, di dimostrare nei fatti di esserci. Adornato parla anche di Alleanza nazionale: vorrei dire agli amici di An che se anche finora non hanno mai chiesto di entrare nel Partito popolare europeo, questa è un’ipotesi su cui vale la pena riflettere. Ovviamente questi sono temi che devono maturare nel tempo; occorre partire da prospettive culturali chiare e bisogna che si costruiscano soluzioni nelle quali ciascuno abbia la convinzione di portare il meglio della propria storia, della propria tradizione e dei propri valori. Per ottenere questo risultato, occorre inevitabilmente attraversare anche una fase di competizione politica leale che attraverso un dialogo culturale sui valori fondamentali non ostacoli, ma accompagni e sostenga la visione politica che Ferdinando Adornato ha ipotizzato nel suo libro.

 

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