Come l’amico Ferdinando Adornato, della mia giovanile esperienza e formazione politica e culturale conservo l’abitudine, quasi un senso di necessità, di dare una motivazione ideale alle scelte politiche fatte, compresa quella, scandalosa per alcuni, di avere aderito a Forza Italia dopo aver militato anch’io nel Pci. Ci sarà pure una ragione nobile e profonda, diversa da quella caricaturale e spregiativa del «volta gabbana» o peggio ancora del traditore, per cui socialisti e comunisti - degli ex appunto - che hanno creduto fino in fondo alla possibilità di trasformare la sinistra italiana in una formazione politica autenticamente socialdemocratica, riformista, occidentale, europea, a un certo punto della loro storia personale e della loro esperienza politica, avendo preso atto che quel mutamento era impossibile, hanno creduto di poter riscattare il meglio del loro passato, dei loro valori e degli ideali in una nuova formazione politica come Forza Italia. Come dimostra anche il bel libro di Ferdinando Adornato La nuova strada, la nostra scelta - la mia scelta - è stata una scelta coerente: come sosteneva Churchill, ci sono uomini che cambiano idea per amore del loro partito e ce ne sono altri che cambiano partito per amore delle loro idee. Potremmo (come fa Adornato) definire i primi leninisti e i secondi idealisti. Ma purtroppo l’Italia è l’unico Paese al mondo dove i leninisti passano per essere degli idealisti e gli idealisti per dei «volta gabbana». Dunque, io credo che possiamo rivendicare una coerenza nella nostra scelta, una coerenza che mette ancora oggi in evidenza i limiti, i ritardi, le tante occasioni mancate della sinistra italiana per diventare finalmente una sinistra autenticamente democratica e rispettosa degli avversari politici. Potremmo perfino dire che se in Italia non avessimo avuto il Partito comunista che abbiamo avuto, ma piuttosto un partito che a un certo punto della sua storia avesse avuto la forza, il coraggio, la possibilità di divenire altro rispetto a ciò che era, forse un uomo come Silvio Berlusconi non avrebbe neppure sentito la necessità di dare vita a un movimento politico come Forza Italia. Invece questa necessità c’è stata e c’è ancora oggi; per questo quando Berlusconi - e non solo lui - si riferisce ai comunisti, a coloro che si dichiarano orgogliosamente tali e che portano nella loro mentalità e nella loro cultura il Dna del comunismo, come a un pericolo per la democrazia, penso che il presidente del Consiglio sia il più intellettuale degli intellettuali, un politico più raffinato e profondo di tanti altri che si dichiarano tali.
Come ricorda Adornato nel suo libro, gli eredi del Partito comunista italiano non hanno mai fatto i conti fino in fondo con la loro storia e hanno effettuato ripetuti cambiamenti di nome, di simboli, di bandiere attraverso operazioni puramente politiciste, utili a imboccare sentieri trasformisti, scorciatoie giudiziarie ma senza cambiare profondamente cultura e progetti politici. Come sosteneva un grande intellettuale italiano, Eugenio Garin, la colpa più grave degli ex comunisti è proprio il silenzio sul loro passato, sulle responsabilità politiche e morali che il tempo non può in alcun modo cancellare. I cardini dell’esperienza comunista in Italia sono stati difesi fino all’ultimo, fino al crollo del muro di Berlino, per sparire poi di colpo, senza lasciare traccia, semplicemente con una rimozione totale del passato. È accaduto così, come argomenta benissimo Adornato, che alla crisi dell’ideologia comunista sia subentrata in Italia una sorta di malattia mentale, una dinamica manichea dura a morire e che ancora oggi insegna a tanti giovani la presunzione integralista per cui il Bene abita soltanto nella città della sinistra e il Male si nasconde sempre nella terra dei barbari avversari politici. È per questo che siamo ancora schiacciati dalle mitologie del passato, dall’eterno ritorno delle ideologie - grande male del secolo scorso - ed è per questo che siamo approdati invece che a una democrazia dell’alternanza, cioè a una democrazia normale, a un leninismo bipolare, per dirlo con una felice definizione di Adornato, cioè alla militarizzazione delle appartenenze politiche, più ancora che durante lo scontro ideologico del passato, e alla delegittimazione morale e politica degli avversari, più ancora violentemente di quando il mondo era diviso fra campi politici contrapposti. È per questo che siamo l’unico Paese in Europa in cui sopravvive ancora il terrorismo, il comunismo combattente che uccide, assassina uomini rei soltanto di voler realizzare le riforme, il cambiamento, il miglioramento del nostro Paese. Il terrorismo con la sua violenza trae continuamente alimento da una matrice ideologica più diffusa di quanto non si dica.
La decisione di aderire a ogni manifestazione che segni l’unità di tutte le forze politiche contro il terrorismo e la violenza, non significa annullare le differenze e il dovere di dire la verità. Il passato che ancora domina il nostro pensiero in Italia - ha ragione Adornato - è il passato delle ideologie, del secolo nel quale la politica ha voluto sostituirsi a Dio uccidendo ogni umanesimo laico e cristiano. Lo aveva antipato e previsto un uomo che è stato vittima del terrorismo, la vittima sacrificale dell’ideologia comunista: Aldo Moro, che con quell’ideologia aveva cercato di confrontarsi per comprenderne le ragioni e per cercare di assimilarla in un regime democratico. La crisi delle ideologie che hanno dominato il secolo scorso ha prodotto un nuovo fenomeno, così come lo descrive Adornato: le ideologie hanno fatto corpo comune con la politica arrivando a contendere alla religione il significato ultimo della vita. Aldo Moro aveva avvertito invece che l’unico cambiamento possibile dell’uomo e della società poteva avvenire non attraverso la realizzazione di progetti politici astratti o ideologici, ma soltanto attraverso una rivoluzione interiore: il problema sociale si risolve e si riassume in un problema individuale e morale, e nessuna via conduce a costruire la società, a renderla più salda e piena di valore, se prima non passa attraverso l’uomo, la sua umanizzazione, la sua elevazione spirituale. Questo insegnamento è contenuto nel libro di Ferdinando Adornato: l’unico cambiamento possibile dopo il crollo delle ideologie può nascere soltanto dalla nostra coscienza, appunto da una rivoluzione interiore, da una conversione intima, da una motivazione forte che viene dall’intimo di ciascuno di noi. Occorre prima di tutto un impegno verso noi stessi per poter affrontare l’impegno verso la società che ci circonda e poterla così migliorare.