
Ok, lo so, il conflitto d’interessi, continua a perseguitarmi, a accompagnare la mia carriera di, a additarmi alla pubblica esecrazione. I fatti sono i seguenti: sto per inaugurare in pompa magna - il giorno appresso - una mia mostra antologica ontologica presso il Palazzo dei Sette a Orvieto, gli organizzatori vogliono condurmi seco a manducare in un posto vieto mentre io, inflessibile e gastro-corruttibile, esigo di essere invitato a I Sette Consoli. Sono convinto che l’abbinamento Palazzo dei Sette-ristorante i Sette possa produrre un circolo vischioso gustoso di cibo e autocelebrazione. E ho ragione come testimonia l’imbandigione composta da: insalata di suprema di pollo Ficatum al vapore, uvetta, pinoli e aceto balsamico tradizionale; tortelli di vera Cinta Senese, zuppetta di ceci di Talentano; Tortello alla Carbonara; agnello e carciofi fritti; piccione nostrano arrostito profumato al Marsala e gattò di patate; i Sette formaggi; il semifreddo alla Colomba di Pasqua e gelato di Pizza dolce Umbra. A fine pasto mi faccio riconoscere, dico che sono quel Pablo che espone col beneplacito del Comune, che ho già laudato il locale su liberal settimanale, mi congratulo con Mauro Stopponi e Anna Rita Simoncini, i jeunes restaurateures. A tale dichiarazione i patron avrebbero potuto cadere in tentazione, stracciare il conto, offrire il companatico in cambio della promessa di una recensione a favore. Invece nisba, i miei ospiti pagano regolarmente. Il numero Sette resta comunque un numero fortunato, magico, da consolare. Questo è il resoconto puntuale di una visita inaugurale. Visitare i nuovi locali è un imperativo categorico.
L’Arcangelo lo è, nuovo, anche se insediato su un sito già giubilato, il vecchio Mimì. Lo è, nuovo, anche se è partorito da un team ben sperimentato, quello che gestiva il Simposio di Costantini in piazza Cavour. Gli arcangeli solitamente si manifestano per annunciare qualcosa di importante, di determinante, per far sapere alla Madonna che è in cinta di Dio (Gabriele), per salvare la città dalla peste (Michele) e altre cosucce del genere, in questo caso L’Arcangelo (di Arcangelo e Stefania Dandini) si è materializzato per indicare a noi mortali indove manducare. E noi ci siamo lasciati guidare docilmente, dolcemente, come pecorelle smarrite in una Roma che insegue l’aroma del prêt à gouter.
Abbiamo iniziato con un ottimo crudo di tonno con salsa all’arancio, un eccellente fondente di pecorino con pere croccanti al caramello, un poco sipiente involtino di baccalà, arance, spinaci e uvetta. Poi tonnarelli cacio e pepe che mettono nella predisposizione giusta per assecondare et estinguere la propria sete di vino. Abbiamo seguitato in piena letitia con un meraviglioso tonno appena scottato con salsa di frutta e coriandolo fresco. Indi ci è stato servito un non altrettanto azzeccato petto di faraona in crosta di pane al limone e salsa di moscato. Infine due dessert ci hanno indicato che il paradiso esiste, che non se lo è inventato il solito prelato per tenerci a bada, che è una condizione dello spirito e del palato. Per questo vi consigliamo il fondente di cioccolato con salsa di pere al peperoncino (un pizzico di fuoco infernale in tanto svolazzare celestiale ci voleva pure) e i bignè con crema di agrumi e caramello di agrumi. Per tutti i numi, speriamo che L’Arcangelo perseveri a fare il proprio dovere, cioè dia da mangiare a noi affamati e da bere a noi assetati con costanza e sanza incertezza alcuna.
I Sette Consoli, piazza S.Angelo 1/a, Orvieto, tel.0763-343911
L’Arcangelo, via G.G.Belli 59-61, Roma, tel. 06-3210992