
Brionvega, ovvero la storia di un’azienda, di una passione, di un marchio che da cinquant’anni continua a far brillare la stella del design made in Italy. Decio Giulio Riccardo Carugati, nel suo libro, ci racconta tutto, ma proprio tutto della Brionvega, senza tralasciare riferimenti storici, di costume e di società; attraverso una vicenda legata al design, percorriamo mezzo secolo di storia italiana. Alla fine degli anni Venti, comincia a entrare nelle nostre case quell’oggetto magico che allora appariva la radio. I primi apparecchi sono importati direttamente dagli Stati Uniti e negli anni Trenta cominciano ad apparire esemplari interamente prodotti in Italia. Nell’immaginario collettivo domestico la tecnologia non è bella da vedere quindi la radio viene accuratamente celata all’interno di mobili appositi, meglio se impreziositi da raffinati lavori di ebanisteria. Negli anni Quaranta, progettisti del calibro di Giò Ponti, Luigi Caccia Dominoni e Pier Giacomo Castiglioni avvertono l’esigenza di «spogliare» la radio da quei rivestimenti belli ma inutili e di valorizzarne la funzione attraverso una forma che sottolinei ed esalti le sue caratteristiche tecniche più che nasconderle. Il veneto Ennio Brion, valente tecnico alle dipendenze di Phonola prima e di Radiomarelli poi, decide, nel 1945, di produrre, in società con l’ingegner Pajetta, una serie di componenti elettrici ed elettronici. Presto l’azienda passerà all’esecuzione di prodotti finiti sotto il nome di Vega. Nel frattempo avveniva il miracolo televisivo e la società diventa la Radio Vega Televisione che produrrà i primi monitor dell’emittente di Stato.
A partire dai primi anni Sessanta il marchio definitivo Brionvega diventerà sinonimo di attenta fusione tra tecnologia e design. Vengono contattati i giovani progettisti emergenti dalle pagine di Domus e nascono i primi successi. Nel 1961, su progetto di Rodolfo Bonetto, la TS 207, una delle prime radio a transistor, affronta e risolve il problema della sua trasportabilità attraverso una custodia «bucata» nei punti giusti per permettere l’ascolto e la ricerca delle stazioni e fornita di tracolla. Nel 1962, con la TV B/N ORION 23”, Franco Albini estremizza con ironia il ruolo totemico della televisione, adagiandola su una base casuale e leggera tanto da sembrare sospesa nel nulla. Nello stesso anno alla Doney 12”TV B/N, progettata da Marco Zanuso in collaborazione con Richard Sapper, viene assegnato il Compasso d’Oro per «…la soluzione concettuale e formale che … non concede compromessi a preesistenti orientamenti stilistici». Nel 1964 gli stessi autori firmeranno due autentici piccoli capolavori, inclusi nella collezione permanente del MoMa di New York: Algol 11”, naturale evoluzione di Doney, piccolo, colorato televisore rivoluzionario, e la ts502, radio portatile con alimentazione a pile, anch’essa minima, domestica e portatile; un «bicubo» di plastica colorata, presente solo se desiderata, mai invasiva. Nel 1965, Achille e Pier Giacomo Castiglioni progettano il radiofonografo rr126: una sorta di robot musicale che racchiude in sé un apparecchio radio, un amplificatore ad alta fedeltà, un giradischi stereofonico, due casse acustiche; una vera rivoluzione, oltre che dal lato estetico anche da quello di mercato. Il percorso della Brionvega non è ancora terminato. Lunga vita a questa azienda che ancora oggi, con Giovanni Formenti che ne ha acquisito il marchio nel 1998, porta avanti con la stessa passione di allora il tentativo incessante di coniugare tecnologia e design.
Decio Giulio Riccardo Carugati, Brionvega, Electa, 168 pagine, 80 euro