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Firenze, la natura in dettagli

LIBERAL BIMESTRALE
di Luisa Arezzo
Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004

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Da New York a Firenze, due artiste, due mostre, lo stesso filo conduttore: la natura e i suoi dettagli. Ma anche un progetto tutto fiorentino, concentrato sull’Arno e gli uccelli conservati al Museo di storia naturale «La Specola». Bizzarro, non fosse che le due artiste in questione, Margot McLean e Sandy Gellis fanno parte di un gruppo di artisti, intellettuali, poeti e filosofi per cui l’ambiente diventa punto di partenza per la creazione artistica, tanto da chiamare il progetto culturale che li vede assieme «the human place in the natural world». Ecco allora che alla Galleria Falteri, nella mostra Study on the nature things, un nido, una foglia, un uovo di uccello diventano parte di dipinti e installazioni originali. Parola chiave dell’allestimento: osservare particolari della natura che, decontestualizzati, acquistano agli occhi di chi li guarda altri significati e forme, conducendo a una lettura diversa degli oggetti e quindi a un maggior rispetto per l’ambiente: look again ovvero rispettare, questo il concetto da cui prende vita l’arte delle due artiste newyorkesi.
Margot McLean, classe 1952, da sempre interessata al filo sottile che lega l’arte alla biologia, si è concentrata sull’idea della percezione, del come «avvertiamo» il mondo che ci circonda. Il suo peculiare sguardo artistico è stato sintetizzato da James Hillman nel motto «guardando diversamente, agiamo diversamente». Con lui ha anche scritto il libro Dream animals per dare forme e colori alla dimensione del sogno. Sandy Gellis, per la prima volta in Italia, ha fatto del suo sguardo al particolare la sua vena ispiratrice, muovendosi indifferentemente fra pittura e scultura. Negli ultimi anni ha chiamato la gente comune a partecipare alla sua arte, dandogli voce e forma. Lo ha fatto nella grande mostra sul fiume Hudson, l’arteria che «taglia» l’isola di Manhattan, invitando i newyorkesi a passeggiare lungo le sue rive per raccogliere oggetti e scrivere suggestioni. Un successo. Eccola allora nuovamente all’opera, questa volta per raccogliere le emozioni dei viandanti sugli argini poetici dell’Arno. «I fiumi sono il sangue vitale di una regione. Ognuno di essi ha la sua storia» dice Gellis, che dei suoi River Project vorrebbe farne un libro.
Suggestioni e pensieri, assieme ai dipinti della McLean, sono adesso in mostra (e fino al 5 ottobre) al Museo della Specola nell’allestimento Catching light, migrations, water flow, extinctions. Qui le due artiste fanno dialogare natura e colori, emozioni e scienza: McLean ha dato corpo in pittura alle sensazioni ispirate dagli uccelli conservati al museo di Storia naturale, riflettendo in modo originalissimo uno sguardo filtrato attraverso le lenti della storia naturale, mentre Gellis fa «parlare» l’Arno. Le voci del fiume si intrecciano così con i colori dei voli, il fluire dell’acqua fa da eco alle migrazioni, l’estetica risveglia la scienza. Perché, come dice Goethe, in una delle frasi che costituiscono il percorso filosofico e morale delle due mostre, «pensare è più interessante che sapere, ma meno interessante che guardare».

Catching light, migrations, water flow, extinctions, Museo di Storia naturale «La Specola», Firenze, fino al 5 ottobre
Study on the nature of things, Galleria Falteri, Firenze, fino al 26 giugno

 

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