Lo sa bene chi insegna: è diventato ormai difficile trovare nel mercato librario un buon testo sul Romanticismo in pittura, a parte le solite monografie su Friedrich, Delacroix, Géricault e Turner. Scomparso, il saggio lirico e appassionato di Marcel Brion, della Garzanti, non ristampato, da Mazzotta, quello più compassato di Vaugham, oltre a quello più tecnico, sull’Estetica del Romanticismo, edito dal Mulino, ben venga questo ponderoso volume, ben illustrato, proposto da Ilaria Ciseri, ricco di spunti e ben orchestrato nei suoi rivoli imprevedibili. Che pare un libro strenna, un coffee table, a prima vista, ma non è così, perché è ben mirato nelle riproduzioni di opere significative e ben calibrato negli argomenti svolti. Inseguendo i vari filoni figurativi, che si accompagnano al fenomeno del Romanticismo: dai Nazareni tedesco-romani sino ai Preraffaelliti inglesi, dai precursori visionari come Goya, Fuessli e Blake, ai pallidi rappresentanti italiani, come Hayez o Massimo D’Azeglio, il libro non si esaurisce soltanto, come detto sopra, nello sviscerare alcune delle monografie d’obbligo dei maestri del momento, passando dal vedutismo simbolico-allegorico di Friedrich e di Runge alla pittura di storia e di esotismo di Delacroix, dai fattacci di cronaca, dagli alienati e i decapitati di Géricault, alle visioni sulfuree e pre-informali di Turner e di Palmer. Ma studia tutti i fenomeni connessi, che sono così importanti per capire la psicologia del momento, senza dimenticare la storia, che non ha un peso indifferente, e la letteratura, che con Dante, Shakespeare, la Bibbia e Byron (una bella mistura, davvero) è la vera fonte d’ispirazione di questa pittura, che non si vergogna di essere emula di un’arte del racconto e della versificazione e rifiuta invece ogni sterile insegnamento della vecchia scuola Neoclassica, tutta precetti e accademia.
Vige ormai il primato del genio e dell’eccentricità, del Sublime e del raccapriccio. L’artista è finalmente libero, iconoclasta, deciso a rivendicare la propria autonomia. Anche se il Romanticismo pittorico non sarebbe pensabile senza l’influsso dilagante della musica, l’arte che meno vincola l’immaginazione e che lascia libera la fantasia di modellare visioni. Non esiste rappresentazione di atelier di pittore romantico (una stanzetta misera e lagrimevole, invece della quadreria pomposa dei necoclassici) senza la traccia appesa d’una chitarra o di un pianoforte, nella penombra: e pensiamo quanto figure emblematiche quali quelle di Chopin o di Berlioz, di Liszt o di Weber, abbiano influito sull’immaginario della pittura coeva, suggerendo temi, soggetti iconografici, atmosfere melanconiche o innovazioni estetiche. Tanto quanto la figura, in politica, di Napoleone, prima osannato, poi deprecato, e dipinto in ogni suo aspetto, intimo o ufficiale, o in letteratura, quella di Byron, che fu anche simbolo di libertà politica e di dedizione alla causa ribelle greca.
Ilaria Ciseri, Romanticismo, Mondadori, 400 pagine, 73,00 euro