quasi sessant’anni dal rapporto Kinsey, con la caduta dell’ultima cortina di ferro sul piacere femminile, e a poco meno di trenta dallo studio di Shere Hite, che rivelò - dati statistici alla mano - che le donne raggiungevano l’orgasmo con la masturbazione successiva all’amplesso, finiti i tumulti del femminismo, attraversato il confine del sesso come bene di consumo alla portata di tutti, che cosa ne è del «corpo liberato»? Come vivono la sessualità e il piacere le figlie della generazione che ha metaforicamente bruciato i reggiseni e rivendicato il diritto al piacere? Chi sono, nella realtà, le coetanee di Melissa P. che, con i suoi «cento colpi di spazzola», ha scalato le classifiche dei best-seller proponendo l’immagine di una femminilità disinibita, post-romantica, e pronta a tutto? A queste domande risponde un’inchiesta di Ilda Bartoloni, giornalista del Tg3 dove conduce la rubrica «Puntodonna». Come lo fanno le ragazze raccoglie le testimonianze di 22 giovani donne, tra i 17 e i 34 anni: c’è la ragazza che si affranca dal sesso «una volta e via», iniziato senza problemi, per affacciarsi alla ricerca dello spessore emotivo del gesto amoroso e la giovanissima sorprendentemente consapevole del sesso come intima conoscenza; ci sono la giovane donna in viaggio dentro un immaginario sessuale che al piacere associa la violenza e la ragazza che affronta senza particolari patemi la propria omosessualità. Giovani che appaiono davvero diverse da quelle di trent’anni fa, a cominciare da un dato che può sembrare banale, ma non lo è affatto: sanno distinguere il piacere sessuale dal sogno d’amore. Sono più consapevoli del corpo, sanno chiedere di essere appagate e trovano un ascolto più attento nel partner.
Tuttavia, accanto a tutto questo, troviamo anche motivi di riflessione meno incoraggianti: il rapporto tra le generazioni, più aperto e disinibito, sembra aver messo in mano alle giovani donne le chiavi del sesso sicuro (maggiormente protetto da gravidanze indesiderate, e dunque dal rischio di aborti precoci, o da malattie sessualmente trasmesse) ma non ha offerto loro una maggiore intimità con la femminilità materna, come modello su cui costruire, anche conflittualmente, la propria. Il «corpo liberato» in circolazione sembra alimentare i propri comportamenti più in base ai modelli standardizzati e asettici diffusi dai media, che in base alla comunicazione e allo scambio emotivo con la generazione delle madri e dei padri. Di qui la prevalenza di modelli corporei di tipo «visivo» - come scrive Roberta Giommi nella sua postfazione - anziché di tipo «sensoriale», con un conseguente eccesso di attenzione al tono e alla forma del corpo piuttosto che alla sua sensibilità. Il corpo femminile emancipato dalla necessità di aderire alla fantasie maschili, dunque più capace di esprimere il proprio desiderio, sembra così soggiacere a un nuovo imperativo: l’adesione alla forma perfetta.
Ilda Bartoloni, Come lo fanno le ragazze, Baldini Castoldi Dalai editore, 277 pagine, 15,00 euro