
Pier Antonio Quarantotti Gambini (1910-1965) è stato un autore fertile soprattutto pensando alla sua breve esistenza. Il suo capolavoro si intitola L’onda dell’incrociatore, ed è del 1947: probabilmente scritto anche durante la guerra e l’occupazione. Ma altri titoli si devono ricordare: collaborava con Solaria fin dal 1931 e vi stampò a puntate I nostri simili (Solaria esce tra il ’26 e il ’34 diretto da Carocci, da Ferrara e poi da Bonsanti, con numeri monografici su Saba, Svevo, Tozzi. Di ampio respiro europeo: vi collaborò anche Carlo Emilio Gadda). Sulla rivista Pan (che uscì tra il ’33 e il ’35, diretta da Ojetti, redatta da De Robertis, Piovene, Pancrazi) pubblicò, sempre a puntate, il libro più importante di quegli anni, La rosa rossa, e poi scrisse fino al ’64 I giochi di Norma e un’opera postuma curata da Saba intitolata Il vecchio e il giovane. Quarantotti Gambini incontrò Saba fin dal 1929 e divenne un suo grande giovane amico. Lo stesso titolo dell’Onda dell’incrociatore fu consigliato da Saba. «Il titolo - scriveva Saba - io non l’ho, in nessun modo cercato. Parlavo con me stesso e mi domandavo: “Chissa quando potrò leggere, stampato, il nuovo libro di Pier Antonio. E stavo per dire il tuo nome, senonché mi sorpresi a dire invece quello che, a mio parere, è il titolo giusto dell’opera”». Questo bel romanzo del ’47 è stato ristampato da una prestigiosa casa editrice come Sellerio nel 2000. Bella edizione con un saggio importante di Tullio Kezich: tutti gli elementi per farne una pregevole ristampa. Pare, purtroppo, che copie se ne siano vendute poche relativamente al valore dell’opera. E torna una riflessione spesso da noi avanzata secondo la quale ben venga la ristampa, ma deve essere appoggiata con tutti i mezzi possibili: stampa, radio, televisione, facendo riferimento anche a tutta l’opera dello scrittore. Comunque si fa ancora in tempo ad acquistare questa bella edizione. Siamo nel porto di Trieste: tanto mare, tanto cielo e soprattutto tanta luce. Nel ’64 uscì un libro di Quarantotti Gambini intitolato appunto La luce di Trieste. Amori e gare tra i giovani protagonisti con un tragico epilogo. «Nei paesi costieri la primavera arriva dal mare» (è un brano del romanzo citato da Kezich); «Ario e Berto la sentivano venire, quell’anno, da un odore marino penetrante e lieve che si diffondeva, nell’aria di marzo, ora tiepida e ora cruda: era un odore come d’alghe e di spume, un odore di mare giovane che presto stordiva…». E Quarantotti Gambini confidava: «Vedevo le cose svolgersi e le descrivevo come quei cronisti sportivi che assistono a una partita o a una gara e ne fanno contemporaneamente il resoconto al microfono. È che io ho, almeno nei momenti migliori, l’impressione esatta e lucida di descrivere cose vere, che stanno accadendo. In questo senso non invento nulla». Una gran luce, torno a ripetere, si diffonde da quel mare e da quel porto: e viene in mente il libro postumo di Saba, scritto probabilmente nel ’53 (Saba morì nel ’57) intitolato Ernesto, un vero copolavoro, un trionfo della luce. Un libro, L’onda dell’incrociatore, che piacque a Bobi Bazlen, un libro di cui Gianni Stuparich fece un solenne elogio dello stile e della scrittura.