archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Sulla via della conoscenza guidati dal maestro Naipul

LIBERAL BIMESTRALE
di Luca Doninelli
Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004

Torna al sommario

cop24_th
Sarebbe stupido non annoverare V.S. Naipaul tra i maggiori scrittori viventi. Il Nobel vinto nel 2001 è - a prescindere dalle condizioni psicologiche che portarono gli accademici svedesi a segnalare il suo nome - tra i più indiscutibili. Chi lo conosce garantisce che il suo carattere è pessimo. Forse il carattere dell’uomo, non quello dello scrittore. Da un paio di mesi è in libreria I coccodrilli di Yamoussoukro (tradotto per Adelphi da F. Cavagnoli), che raccoglie due scritti realizzati nei primi anni Ottanta, apparentemente molto diversi tra loro. Il primo, Prologo a un’autobiografia, è un singolare lavoro di scavo che lo scrittore compie dentro l’incipit del proprio libro d’esordio. Prima non era uno scrittore, poi vennero quelle parole e Naipaul divenne scrittore per sempre. Ma che parole erano? Non erano parole come le altre: esse contenevano un mondo, in parte conosciuto ma in parte ancora da esplorare. Lo studio di quel mondo riporta Naipaul all’infanzia, nel cuore della comunità indiana emigrata anni addietro a Trinidad, isola situata davanti al Venezuela. L’infanzia di Naipaul ha un piccolo eroe: il padre, umile cronista del quotidiano della capitale, Port of Spain, in lotta impari con la potente famiglia materna, che lo voleva subalterno. Il ricordo delle peripezie paterne, degli impossibili sogni letterari di quell’uomo, delle umiliazioni e di una terribile infamia che fu costretto a subire per aver tentato di emanciparsi riempiono la prosa lucidissima di Naipaul di pietà e di gratitudine. Spesso la grandezza è un dono insperato, ricevuto da chi non poté essere grande e rimane nell’ombra.
Bellissimo è anche l’altro testo, quello che dà il titolo al volume e che racconta di un viaggio compiuto dall’autore nella Costa d’Avorio. Qui si vede in azione il grande narratore, che nella determinazione a offrire una prosa il più possibile onesta (Hemingway) su quanto vede e sente, trasforma il reportage in un grande ritratto, storico spirituale e politico, dell’Africa. Il titolo fa riferimento al villaggio natale dell’illuminato presidente della Costa d’Avorio: villaggio che egli inglobò e rese invisibile all’interno di un enorme, modernissimo palazzo posto al centro di una città del tutto artificiale, con grandi viali persi nel nulla, alberghi sfarzosi, campi da golf e un lago artificiale nel quale nuotano coccodrilli importati, e dove il turista può assistere quotidianamente al rito del sacrificio di una vittima viva (una gallina) ai tremendi rettili. Dentro questa ardua ma perfetta metafora, Naipaul raccoglie tutte le osservazioni, i dialoghi e gli incontri raccolti sul campo con mirabile economia. La sua intelligenza sorprende a ogni pagina, e ci è sempre utile, spalancandoci scenari, accendendoci luci, anche quando sembrerebbe parlare di cose a noi lontanissime. Naipaul ci dimostra con questo libro che la vera letteratura è sempre vera conoscenza, qualunque sia il suo oggetto: un ricordo, un viaggio oppure un oggetto di pura fantasia. Il primo passo della conoscenza è, infatti, uno solo: la chiarezza, la lucidità su di sé. Noi facciamo di tutto per nasconderci ai nostri stessi occhi. La letteratura è uno strumento privilegiato che ci aiuta a smascherarci e ci pone nella posizione di apertura, nella disposizione a conoscere cose completamente nuove, che è la radice di ogni vero sapere.

V.S. Naipaul, I coccodrilli di Yamoussoukro, Adelphi, 200 pagine, 14,50 euro

 

web agency Done Communication