Molti i piani di lettura di un romanzo corposo e ambizioso come quello di Dacia Maraini. Colomba infatti è un’imponente saga familiare che attraversa l’intero Novecento dove i piani narrativi si scompongono e ricompongono attraverso un fitto lavoro di intreccio. Poiché la scrittrice allude a una struttura classica del romanzo, ha introdotto come elemento di innovazione la figura della narratrice visitata dai suoi personaggi. Un tema non nuovo se pensiamo al pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore dove lo scrittore in prima persona lamenta l’intrusione fastidiosa dei personaggi nella propria vita privata: «... è da tanti anni a servizio della mia arte una servetta … e si diverte a portarmi in casa, perché io ne tragga novelle e romanzi e commedie, la gente più scontenta del mondo, uomini, donne ragazzi, avvolti in casi strani da cui non trovano più modo di uscire». Così scriveva Pirandello nella sua premessa ai Sei personaggi, inaugurando un tema, quello della «vita autonoma del personaggio di carta», che sarà più ampiamente sviluppato nel corso del Novecento e variamente sperimentato dagli scrittori.
Anche la narratrice di Colomba è visitata da personaggi, che si presentano (come ossessioni o fantasmi) per cercare asilo nelle pagine di un romanzo. «Tutto comincia con un personaggio che bussa alla porta» che, o resta e si insedia stabilmente in casa, o se ne va dopo un caffè, scrive in apertura di libro la Maraini. La narratrice, che è essa stessa personaggio al quadrato, è in balia di questi intrusi, che esercitano un potere difficile da controllare, come avviene quando in casa della «narratrice dai capelli corti» si presenta il personaggio Zaira. Zaira è un’anziana donna che vive nel paese di Touta in Abruzzo, una donna dimessa ma volitiva che un giorno bussa alla porta della narratrice e la costringe, con la sola forza delle parole, a seguire la trama del suo racconto. La donna va dalla narratrice perché la giovane nipote Colomba è sparita, e il suo unico desiderio è quello di ritrovarla. Siamo di fronte a un «caso di cronaca», la sparizione di una giovane, che non è certo un’esca attraente per uno scrittore e per i suoi ipotetici lettori. È un fatto come tanti altri che la narratrice trova poco nobile e per di più ridondante in quel momento della sua vita, quando ha da poco deciso di mettere mano a un romanzo in forma autobiografica.
Eppure la lenta caparbietà della donna abruzzese fa breccia nella testa della narratrice e l’intreccio del puro fatto di cronaca, che diviene grazie alle ricerche della nonna una piccola spy story, assieme allo snodarsi della lunga e intricata storia della famiglia, costringono la narratrice a seguire, come si diceva all’inizio, i diversi piani della narrazione: la vicenda di Colomba, una giovane che cade vittima di un gruppo di sprovveduti malviventi di paese; la vicenda di Zaira ovvero la storia di una donna madre, le vicende dei suoi antenati e la triste fine dell’unica figlia, Angelica madre di Colomba; la storia della narratrice e il rapporto con la propria madre. Piani scomposti e da ricomporre con l’avanzare della lettura che segue, a volte con fatica, le tante tematiche (l’amore filiale, il rapporto madre-figlia, l’adulterio, il tradimento, la droga), e i tanti tempi (la prima guerra mondiale, il fascismo, il nazismo, i giorni nostri), che la «narratrice dai capelli corti» insegue.
Dacia Maraini, Colomba, Rizzoli, 374 pagine, 17,00 euro