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Quella terrificante cometa che stava per distruggere la Terra |
LIBERAL BIMESTRALE di Emilio Spredicato Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004
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 Una delle caratteristiche della meccanica di Newton, che ne decretò il trionfo sul piano scientifico, è la capacità di calcolare la posizione di un corpo celeste nel suo evolversi sotto l’azione delle forze gravitazionali. Di importanza storica fu il calcolo del moto della cometa del 1682, nota come cometa di Halley, un collaboratore di Newton. A causa di imprecisioni nelle prime misure, il periodo fu dapprima calcolato da Halley in 575 anni, da Eulero in 171, da Encke in 8814. Il periodo corretto fu poi determinato da Halley in circa 75 anni, il che permise di identificare la cometa con quelle che erano apparse nel 1607 e nel 1531 e diede una corretta predizione del suo ritorno nel 1758. Ora, per quanto sia la più famosa, appare che la cometa di Halley non sia stata la più importante fra quelle osservate da Newton. Una serie di passaggi enigmatici in Newton nonché osservazioni di tipo climatologico e archeologico indicano che nel 1680, due anni prima della cometa di Halley, una cometa di maggiori dimensioni e di terrificante aspetto passò vicino alla Terra, accompagnata da frammenti che in parte si schiantarono sul nostro pianeta. Anche una terza cometa era stata osservata dal giovane Newton nel 1664 che potrebbe avere avuto un ruolo nell’origine della terribile pestilenza del 1665 descritta in un famoso libro di Defoe (Newton lasciò Londra in tutta fretta, rifugiandosi nella sua campagna dove avvenne il famoso episodio della caduta della mela). Secondo Newton nel 1680 il nostro mondo arrivò assai vicino alla distruzione. Sappiamo da osservazioni effettuate a Cadice, da un certo padre Kino, che la coda della cometa si estendeva per 45°, oltre un quarto della volta celeste. Un recente calcolo ha indicato che il nucleo passò più o meno alla distanza della Luna. Parti della coda e frammenti del nucleo potrebbero avere colpito la Terra, nel novembre del 1680, ed essere stati responsabili dei seguenti effetti: - la mini era glaciale che colpì la Terra dopo il 1680: per alcuni anni ghiacciò il Tamigi, i ghiacciai svizzeri si estesero distruggendo molti villaggi, una gravissima carestia in Scozia uccise, pare, i tre quarti della popolazione e condusse alla fine dell’indipendenza scozzese. - la distruzione, secondo tradizioni degli indios Papagos, in Arizona presso l’attuale città di Phoenix delle leggendarie sette città di Cibola, che erano state visitate da una spedizione spagnola e mai più ritrovate. Nella zona dove erano le città sono state scoperte antiche canalizzazioni che sembrano continuare direttamente sotto le colline dell’attuale parco Papagos. L’ultima osservazione suggerisce una possibilità sinora ignorata da quasi tutti i geologi, ovvero che alcuni sistemi montuosi terrestri possano formarsi dal deposito di materiale cometale, una tesi su cui ritorneremo. Infine si deve notare che nel 1680 l’usuale ciclo di macchie solari si interruppe, il che suggerisce che la cometa, di cui si sono perse le tracce (Newton rifiutò di darne i parametri orbitali) possa essersi schiantata sul Sole, fato comune a molte comete.
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