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Hayek a scuola da Bruno Leoni

LIBERAL BIMESTRALE
di Alberto Mingardi
Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004

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A sessant’anni dal suo La via della servitù, libro giustamente entrato nel club ristrettissimo dei classici dell’economia capaci di farsi leggere, Friedrich von Hayek resta un autore di sconcertante attualità. Il suo nome continua a trillare in università e nelle stanze dei potenti. Fiorisce nei generosi consigli di quanti tentano, ognuno coi propri mezzi, di conquistare spazi di libertà in un mondo ostile. Per questo, Hayek’s Challenge, la nuova biografia pubblicata dalla University of Chicago Press, è stata ricevuta con grande interesse da esperti e curiosi, come si conviene a un lavoro dedicato al «più grande scienziato sociale del Ventesimo secolo» (così recita il titolo di un album fotografico hayekiano edito da Rubbettino). L’autore, Bruce Caldwell, è studioso di chiara fama che ha compilato un lavoro certosino, accuratissimo e prezioso nel rintracciare le radici nel pensiero di Hayek nella fertilissima tradizione «austriaca» il cui iniziatore fu l’economista viennese Carl Menger. L’importanza della «svolta» soggettivistica e marginalista è appropriatamente sottolineata da Caldwell, che guida con maestria il lettore nell’ambito della filosofia hayekiana. Autore poliedrico, Hayek vestì molti abiti e seppe rivelarsi non solo economista ma filosofo politico, storico delle idee (suo un preziosissimo libro sulla relazione davvero particolare fra J.S. Mill e Harriet Taylor), insomma maestro a tutto tondo nel mondo delle scienze sociali.
La biografia intellettuale di Caldwell è senz’altro il miglior lavoro a disposizione sul tema, e c’è da augurarsene presto una traduzione italiana. Tuttavia, stupisce che un autore così scrupoloso non menzioni neppure l’impatto avuto su Hayek dal «nostro» Bruno Leoni. Come Hayek stesso gli confessò in una lettera, fu Leoni col suo La libertà e la legge a cambiare radicalmente il modo nel quale il venerabile austriaco guardava a legislazione e legge. Siamo tutti abituati a considerare Hayek, dopo il suo Legge, legislazione e libertà, un teorico del diritto dei tribunali contro la legge legislata dai parlamenti.
Tuttavia, l’importanza di questo punto, la centralità del diritto consuetudinario per una società autenticamente libera, divenne chiaro a Hayek soltanto con la frequentazione di Leoni. Che con il suo libro mirava proprio a contestare le posizioni espresse dal futuro Premio Nobel, nella Società libera. Leoni ha insegnato a Hayek, e a tutti noi, che legislazione e pianificazione economica sono assimilabili, e non solo perché la prima si presta a essere strumento della seconda. Ma anche perché entrambe creano incertezza con il pretesto di costruire stabilità di breve periodo. Una società libera e prospera deve insistere su un diritto sicuro perché sancito come tale dallo scorrere dei secoli, condiviso perché «scoperto» da, e non imposto a, una collettività. Questa fondamentale intuizione hayekiana è, in realtà, un’intuizione leonina, e vale la pena di ricordarlo non per sciovinistico orgoglio, ma per rispetto della verità e della storia.

Bruce Caldwell, Hayek’s Challenge: An Intellectual Biography of F.A. Hayek, University of Chicago Press, 489 pagine, 55 dollari

 

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