archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

Il grande errore di Ong Thong Hoeung

LIBERAL BIMESTRALE
di Giuseppe Bedeschi
Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004

Torna al sommario

cop24_th
«Faccio il conto: due terzi dei miei parenti sono morti. Mio padre è stato arrestato e assassinato, i miei quattro fratelli che vivevano in Cambogia, le loro mogli e quasi tutti i loro figli sono probabilmente scomparsi nelle stesse condizioni. Sono sopravvissuti un fratello e una sorella rimasti all’estero e, in Cambogia, mia madre, la mia sorellina Aluy e la piccola Theavie. Dal lato delle mie due zie, i sopravvissuti non sono certo più numerosi». Con queste parole si conclude il libro di Ong Thong Hoeung (Ho creduto nei khmer rossi), un intellettuale cambogiano sfuggito al massacro dei khmer rossi, autori di uno dei più grandi genocidi del Novecento (due milioni di morti, su una popolazione di sette). È un libro bellissimo, questo di Ong Thong Hoeung. Un lungo diario, scritto giorno per giorno, senza orpelli retorici o amorini stilistici di nessun tipo, con una prosa quasi disadorna, preoccupata solo di descrivere i fatti e gli avvenimenti giorno per giorno: da questo apparente distacco, e da questa scrittura apparentemente incolore, esce un quadro atroce e sconvolgente dell’esperienza vissuta dall’autore: un quadro che non si può non leggere con grande commozione e con partecipazione appassionata.
Ong (come ci informa Renzo Foa nella sua presentazione dell’edizione italiana del libro) appartiene alla generazione alla quale si può attribuire il grande errore che sarà alla base della futura carneficina. A vent’anni aveva lasciato la Cambogia per studiare a Parigi. Aveva partecipato ai cortei del maggio 1968, aveva approfondito e fatta propria la filosofia marxista. Non si era mai considerato un comunista nel senso stretto del termine, ma quella era stata la sua formazione culturale. Alla caduta del regime filoamericano di Lon Nol, nel 1975, Ong decise di tornare in Cambogia per partecipare alla ricostruzione del suo Paese. Certo non mancavano affatto segni sinistri sul nuovo ordine che i khmer rossi si accingevano a instaurare: aveva sentito parlare dei massacri, aveva letto le testimonianze che raccontavano dell’inferno che si viveva laggiù. Perché, allora, decise di tornare in patria? Spiega Foa: «Semplicemente non ci credette. Era anche lui prigioniero di quella incredulità che ha impedito a una infinità di persone di capire cosa fosse il comunismo, nonostante che proprio in Francia l’uscita di Arcipelago Gulag di Solzenicyn, pochi anni prima, avesse già rotto l’incantesimo. Era cioè convinto - anche in questo caso come tanti altri - che gli orrori di una rivoluzione non solo fossero spiegabili con la guerra che c’era stata, ma anche che pesassero meno». Alla realtà veniva sovrapposta l’utopia, alla forza dei fatti e delle testimonianze veniva contrapposta l’ansia salvifica, la certezza di una palingenesi totale. Si entrava nell’inferno, convinti di varcare le asperità che aprivano la porta del paradiso. Di qui un formidabile meccanismo psicologico di negazione della verità, di ricostruzione onirica di una realtà «più vera» rispetto a quella di tutti i giorni. Del resto, i comunisti occidentali (impegnati in manifestazioni oceaniche contro l’«imperialismo americano») percorrevano lo stesso cammino psicologico e intellettuale. Così l’Unità poteva chiamare il regime dei khmer rossi un «governo popolare», «teso a superare le conseguenze di una guerra spietata»; quanto a coloro che, sfuggiti ai campi di concentramento, portavano testimonianze di prima mano, venivano definiti «personaggi il cui grado di attendibilità è misurabile sull’intensità dei servizi resi a Lon Nol». Erano, cioè, implacabili nemici del «mondo nuovo».

Ong Thong Hoeung, Ho creduto nei khmer rossi, Guerini e associati, 235 pagine, 20 euro

 

web agency Done Communication