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Quale futuro per l’Asse del Male? |
LIBERAL BIMESTRALE di Luisa Arezzo Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005
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Quattro sono gli attori che animano - contrastandole o tentando di impadronirsene - il tavolo delle armi di distruzione di massa. Di essi e dello stato dell’arte delle Wmd - meticoloso e inquietante - fa il punto Carmine Gianluca Ansalone in questo Oltre l’Iraq della collana Block Notes di Memori. Il punto di caduta dell’autore è ovviamente più ampio e mira a dare risposta ad alcuni interrogativi cruciali: che cosa ci aspetta, oltre l’Iraq, e quale sarà il futuro dell’Asse del male e di Al Qaeda? Per rispondere bisogna fare un passo indietro e tornare agli attori. Il primo sono gli Stati Uniti, che con la conferma di George Bush jr. alla presidenza, hanno riaffermato la svolta della nuova dottrina di difesa strategica «preventiva» emanata dopo l’11 settembre. Una dottrina che prevede un solido rapporto diretto di Washington con Russia e Cina, al fine di superare frizioni temporanee e divergenze locali nel quadro di una visione complessiva in cui l’elemento unipolare viene bilanciato da una «multipolarità riservata» affidata ai contatti americani con Mosca e Pechino. Il secondo è l’Europa, che ancora non mostra di recuperare con iniziative adeguate la spaccatura verticale su Iraqi Freedom. Il terzo attore al tavolo delle armi di distruzione di massa è rappresentato dal blocco di Paesi che in regime di proliferazione clandestina se le sono procurate. I più caldi sono la Corea del Nord e l’Iran. Nei confronti della prima, l’amministrazione Bush ha imboccato una via di deciso containment, nei confronti dell’Iran ha invece intrapreso una strategia meno chiara. Ecco perché la pressione sul regime degli ayatollah si eserciterà soprattutto da parte dei Paesi europei nella sede dell’Aiea. Non si dimentica, tuttavia, che Paesi «caldi» sono anche la Siria, il Pakistan, l’India e Israele. Vi è infine il quarto attore, il più temibile di tutti: il terrorismo transnazionale, espresso dalla rete jihadista di Al Qaeda e dalla molteplicità lenticolare delle sue articolazioni, con forte variante nazionalista come nel caso ceceno, indonesiano ed ex baathista in Iraq, e con reti di affiliazione, finanziamento e «annidamento in sonno» in oltre settanta Paesi. La risposta alla domanda portante di questo libro: quale futuro oltre l’Iraq, evidenziata anche da Oscar Giannino nella prefazione, dipende in larga misura da come i Paesi occidentali continueranno a dare una risposta alla guerra asimmetrica del terrorismo transnazionale. Se si considereranno davvero in guerra, allora le probabilità di un uso di armi di distruzione di massa saranno più basse. In caso contrario, le probabilità saranno più elevate. Perché Al Qaeda abbia da anni tentato di impadronirsi di Wmd, in questo volume, il lettore che ancora ne fosse scettico, trova documentazioni e ricostruzioni molto precise. Il nesso fondamentale, la chiave di volta su cui concentrare l’attenzione è la relazione opaca e indecifrabile che intercorre tra i gruppi terroristici e quegli Stati sovrani che, per le motivazioni più disparate, possono avere interesse a condividere determinati strumenti di morte con organizzazioni non statali. Per concludere con Ansalone, «la pericolosa asimmetria e la conseguente impossibilità di una deterrenza scientifica insite in questa sfida non possono lasciare indifferenti».
Carmine Gianluca Ansalone, Oltre l’Iraq - L’asse del male e le armi di distruzione di massa, Memori, 140 pagine, 14,00 euro
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