archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

La Cia, la cultura e le “colpe” di Pollock

LIBERAL BIMESTRALE
di Mauro Canali
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

Torna al sommario
cop32col_th  

A cinque anni dalla pubblicazione in Inghilterra, vede finalmente la luce anche in Italia il discusso lavoro di Frances Stonor Saunders sui legami della Cia con molti tra i maggiori intellettuali occidentali negli anni della guerra fredda. Esso prende in esame l’arco di tempo che va dalla fine del conflitto alla primavera del 1967, quando il rapporto Katzenbach e le campagne di stampa del Ramparts e del New York Times consigliarono il presidente Lyndon Johnson d’interrompere il copioso flusso di denaro che la Cia faceva giungere in tutto il mondo a vasti settori della cultura di sinistra moderata e anticomunista. Nel crollo l’impalcatura eretta dalla Cia negli anni della guerra fredda trascinò con sé molti degli intellettuali che ne erano stati i costruttori, come Melvin Laski, Michael Josselson, Nicolas Nabokov, Irving Kristol, mentre cessarono le pubblicazioni di alcune riviste - Encounter, Preuves, Tempo Presente, Der Monat - che erano state fino ad allora sostenute con il denaro della Cia attraverso alcuni canali rappresentati da istituzioni private come le fondazioni Ford, Rockefeller e Fairfield. Il colpo più serio venne inferto al Congresso per la libertà della cultura, che era stato istituito a Berlino nel 1950, e aveva riunito intellettuali del calibro di Raymond Aron, Aaron Copland, Stephen Spender, Arthur Koestler, Arthur Schlesinger jr., Ignazio Silone, Nicola Chiaromonte e altri, allo scopo di contrastare la penetrazione della propaganda sovietica tra i ceti intellettuali occidentali.
Anche se la Saunders risulta debitrice, più di quanto non lo ammetta, nei confronti dell’opera di Peter Coleman, The Liberal Conspiracy, tuttavia la sua ricerca condotta in archivi e fondi sparsi per il mondo finisce per fornire una originale rappresentazione della feroce «guerra fredda culturale» che Usa e Urss ingaggiarono per contrastare l’espansione dei rispettivi modelli ideologici. Ma l’originalità è talvolta gravemente inficiata da un’urgenza antistorica di condanna morale che alla lunga risulta fastidiosamente fuorviante; mentre l’intensa attività di propaganda e d’infiltrazione degli intellettuali amici dell’Urss fa una men che fugace apparizione, al contrario quella degli intellettuali schierati con gli Usa viene sottoposta a una disamina talmente decontestualizzata da far dimenticare l’enorme posta in gioco in questo conflitto tra totalitarismo e liberal-democrazia. Non sono pochi i casi d’intellettuali colpevoli agli occhi dell’autrice solo per avere avuto contatti, il più delle volte inconsapevolmente, con organizzazioni culturali collegate alla Cia.
Il caso limite è rappresentato dal pittore Jackson Pollock. Il quale, sebbene del tutto estraneo alle trame politico-culturali dell’agenzia federale, appare tuttavia all’autrice non del tutto esente da colpe solo perché il suo «espressionismo astratto» era considerato dalla Cia particolarmente idoneo a rappresentare la libertà di ricerca dell’arte occidentale rispetto agli stereotipi del realismo socialista imposti dal regime sovietico. L’opera della Saunders finisce in tal modo per seminare sospetti su opere e artisti di indiscusso valore estranei all’attività della Cia o su intellettuali che si schierarono disinteressatamente - lo avrebbero fatto anche senza l’aiuto della Cia - per impedire l’espansione di una dottrina, quella del totalitarismo staliniano, che rappresentò ai loro occhi - e come dargli torto - un motivo valido per impegnarsi. In definitiva il saggio, proprio perché sembra non aver fatto del tutto i conti con la realtà emersa dai Paesi dell’ex-impero sovietico, rischia di apparire esso stesso una singolare appendice della «guerra fredda culturale» ovvero uno strumento per una nuova crociata antiamericana.

Frances Stonor Saunders, La guerra fredda culturale, Fazi editore, 500 pagine, 25,00 euro

 

web agency Done Communication