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Come capire il medioevo oltre i facili esoterismi alla Dan Brown

LIBERAL BIMESTRALE
di Franco Cardini
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

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Un altro manuale di metodologia sul Medioevo. «Un altro», nel senso di «ancora uno», certo. Di manuali propedeutici agli studi medievistici ce ne sono parecchi in giro, ma badate, non si tratta di una letteratura necessariamente convenzionale e ripetitiva: al contrario, ogni studioso ci mette sempre qualcosa di suo, d’originale. Quindi, «ancora uno», ma c’era lo spazio necessario. Non arriva superfluo. Oppure «un altro» nel senso di «qualcosa di nuovo, di diverso»: come si dice «un altro Medioevo». Ed è soprattutto questo il nostro caso. Salvatore Tramontana, per molti anni ordinario di Storia medievale a Messina, è uno studioso tenace, originale, che sa guardare in una prospettiva sempre nuova e qualche volta sconvolgente a pagine del passato che sembrerebbero, in apparenza, ormai prive di sorpresa. Certe sue pagine sui normanni, su Federico II, sul Vespro, sono letteralmente sconvolgenti: non solo perché scompaginano e fanno esplodere incrostate e vetuste idées données, ma anche perché scuotono e invitano a pensare. Non è quindi né intellettualmente convenzionale né siculamente esornativo l’esergo pirandelliano scelto dall’autore a sigillo del suo libro: «La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; …e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi». Una gran bella dichiarazione di fede nella storia e di relatività di quella e di qualunque altra fede. In tempi come questi, nei quali il relativismo sembra di colpo diventato un terribile errore e quasi un delitto, non c’è male.
«Sapienza dell’incertezza». È il titolo di uno dei primi paragrafi, e appare al tempo stesso un programma e una sfida. Ha un «senso», la storia? A ben guardare, l’unico modo sicuro per dargliene uno è proprio negargli qualunque senso assoluto: la storia non è maestra di vita né di null’altro, non insegna un bel niente, non va da nessuna parte, non ha un «vento» contro il quale sia inutile o criminoso mettersi, non ci sono età-oscure né domani-che-cantano che tengano. Tramontana comincia con la demolizione sistematica, feroce e allegra del «Medioevo dappertutto», quello dell’acculturazione e dei mass media, e prosegue ripercorrendo le tappe della costruzione del concetto di «medioevo» (piuttosto una non-definizione che una definizione) dall’implicita intuizione del «mutar dei tempi» d’un cronista del Dodicesimo secolo ch’era anche monaco cirstercense, vescovo e zio di Federico Barbarossa sino alla media tempestas degli umanisti e giù fino ai nostri giorni, in un crescendo di polemiche e di malintesi perché poche parole e poche idee-forza hanno fatto discutere come questa.
Naturalmente, non manca la parte dottamente erudita ed espositiva: l’analisi delle fonti, la presentazione degli strumenti critici, l’esposizione delle lunghe serie degli archivi, dei repertori, dei lessici e i saggi consigli su come muoversi in questa foresta di dati e trasformarla in ben ordinato giardino nel quale gli studiosi possono coltivare i loro fiori e dal quale possono trarre, a tempo debito, i sudati e succosi frutti. La storia sta qui: nel metodo, nell’ordine, nel sorvegliato e sempre vigile senso critico. Altrimenti si fa divulgazione o, peggio ancora, ci si affida al plagio o allo stereotipo. Un bell’antidoto, queste pagine, per chi ha creduto di veder balenare la realtà - e la verità - del passato tra le favole esoteriche alla Dan Brown.

Salvatore Tramontana, Capire il Medioevo. Le fonti e i temi, Carocci, 333 pagine, 24,20 euro

 

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