Era il 1954 quando Secondo Casadei compose il valzer Romagna mia, una delle canzoni italiane indubbiamente più conosciute nel mondo e che segnò l’apice di una carriera musicale iniziata con il successo del brano Nuvolari. Un motivo del 1931 che, a tempo di fox-trot, ritmava le parole: l’Alfa di Nuvolari ancor s’avanza / e romba il suo motor / verso nuove vittorie / corre, fugge, vola, va; per concludersi nel refrain: in mille corse il gran campion / taglia il traguardo vincitor / la gloria a Nuvolari / la gloria in ogni cuor! Un festoso inno, la cui genesi è così descritta nel diario di Secondo Casadei: «Per Nuvolari, il grande campione di automobilismo, nutrivo una sconfinata ammirazione. Al passaggio della “Mille Miglia” ero a Savignano, sulla via Emilia. Le macchine continuavano a sfrecciare velocissime, anche durante la notte. A un certo punto, improvvisamente, cominciai a canticchiare un nuovo motivo e a ripeterlo. Quando tornai a casa erano circa le quattro del mattino, lavorai sino alle sette per metterlo a posto. Ricordo che era domenica e le donne passavano per la prima Messa. La sera stessa andammo a suonare vicino a Cesena, presentammo la canzone al pubblico e fu un vero trionfo, anche perché Nuvolari era in quel momento l’idolo della folla».
Ed era in effetti quella la situazione, dopo il passaggio nel marzo 1930 del nascente astro mantovano dalla Bugatti all’Alfa Romeo, che lo schierò alla partenza della «Mille Miglia» il 16 aprile di quell’anno. In una scuderia del Portello che già vantava un pilota del calibro di Achille Varzi, considerato la nuova stella dell’automobilismo e dopo aver primeggiato nelle più importanti competizioni con la conquista, nel 1929, del titolo di campione d’Italia. La rivalità tra i due piloti esplose subito al calor bianco e Tazio Nuvolari, partito da Brescia dopo Varzi, per superarlo dovette ricorrere a un temerario trucco che, per la sua singolarità, merita di essere conosciuto con le parole di Giovanni Guidotti, compagno di equipaggio di Nuvolari in quella gara: «Sui rettilinei vedevamo in fondo le luci della vettura di Varzi e questi, a sua volta, vedeva le nostre e controllava la propria andatura. Per coglierlo in contropiede, spegnemmo i fari e continuammo la pazza corsa al buio. Varzi, non vedendo più le luci, pensò che il suo più temibile avversario fosse uscito di strada e rallentò l’andatura. Ma alle porte di Brescia si vide superare dalla nostra macchina che, in quel momento, aveva riacceso i fari». Nuvolari piomberà sul traguardo da trionfatore e, leggenda nella leggenda, condusse la sua Alfa Romeo 1750 spider Zagato alla velocità record di 100,450 km/h sull’intero percorso e oltre la media, allora ritenuta insuperabile, dei cento chilometri orari. Diventando di colpo il popolare «Nuvola» e con Gabriele D’Annunzio che conia per lui l’appellativo di «mantovano volante», nel donargli una spilla a forma di tartaruga che da allora «Nuvola» indossò in corsa, come scaramantico amuleto.
La passione travolgente per il pilota, trasfusa da Secondo Casadei in musica, agevolerà la carriera del musicista romagnolo che, suonando il violino e accompagnato dai suoi orchestrali, ebbe presto bisogno di un’automobile per allargare il campo delle proprie esecuzioni. A iniziare, nel 1936, da una economica «Balilla» della Fiat, per arrivare alle più lussuose Mercedes degli anni Sessanta e con il curioso intermezzo, nel primo dopoguerra, di una monumentale Lancia «Lambda» proveniente dal garage del Vaticano e che fu utilizzata, negli anni Trenta, quale vettura papale per Pio XI. Il compositore romagnolo continuerà, così, a trarre negli anni dall’automobile motivo ispiratore per altre canzoni come, ad esempio, nel 1963 con l’inequivocabile titolo «Mercedes 250 S» o con quello, giocato sull’omonimo appellativo di donna, dedicato alla «Giulietta» nel 1967. A testimonianza, in chiave musicale, di una frenesia per le quattroruote che il nipote Raoul, a capo dell’orchestra Casadei dopo la scomparsa nel 1971 dello zio Secondo, utilizzerà per un allegro valzer dedicato nel 1991 alla Ferrari e giocato sul ritornello: a me piace la rossa / la rossa vincente / hai rubato il mio cuore / Cavallino rampante.
Ma non è, certo, soltanto il proverbiale ardore delle genti di Romagna per i motori a stimolare la creatività dei musicisti, per canzoni le cui vicende si svolgono «in» e «con» l’auto. Basta, infatti, spostarsi nella più riserbata Torino per trovare una composizione già del 1925 che, a firma di Adami-Zandonai, in uno spartito a «tempo di marcia con vivacità» inizia a chiedersi: qual rombo allegro e strano / quale cantar giocondo / ci giunge di lontano / per dilagar nel mondo? Con una parziale risposta fornita dalla successiva strofa: sbocciato è un nuovo fiore / dall’officina immensa / creato dal fervore / della ricerca intensa; per essere del tutto chiarita dal ritornello finale: s’incrocia in mille corse / si dona a mille borse / s’appresta a mille prove / la Cinquecento e Nove! Il brano è, infatti, dedicato alla Fiat 509 in quello che viene definito, dagli stessi autori, un «inno popolare» per festeggiare una vettura per quei tempi utilitaria e che suscitò tanto interesse da essere definita «un evento storico» nelle cronache dell’epoca. Presentata nel maggio 1925, la «509» fu la prima auto a essere prodotta in grande serie nel vasto opificio del Lingotto e la vettura, a quattro posti e con motore di poco inferiore al litro di cilindrata, divenne rapidamente l’automobile allora più diffusa in Italia. Con una produzione, cessata nel 1929, di oltre 90 mila esemplari e una popolarità che non venne superata sino all’uscita, nell’aprile del 1932, della «Balilla» la cui prima edizione era dotata, sino al 1934, di un cambio a tre marce mentre sarà a quattro dal 1934 al 1937. Per un numero di esemplari complessivi, tra le due serie, vicino ai 120 mila e con una diffusione della vettura che ne fece quasi un emblema dei costumi piccolo borghesi del tempo.
Con il parallelo successo della composizione di Casaroli-Rastelli, titolata La famiglia Brambilla in vacanza e legata a una macchiettistica tradizione canora espressa dai versi: la mammà col papà / la nanà col gagà / sulla vecchia Balilla s’avanza / la famiglia Brambilla in vacanza. In un motivo ridanciano la cui ripresa ebbe, nel primo dopoguerra, una qualche difficoltà per quel termine in odor di Ventennio e che portò alla sostituzione della parola Balilla nell’epurato verso: sulla vecchia Torpedo s’avanza. Ma la simpatia automobilistica della Balilla superò ben presto la momentanea traversia e fu il Quartetto Cetra, già a metà degli anni Cinquanta, con il gustoso sketch Viva la Balilla di Virgilio Savona e Tata Giacobetti a sottolineare come: con la Balilla vai da Roma fino a Biella / con un litro di benzina o poco più / evviva evviva la Balilla tanto bella. Parimenti, succederà a un autore come Giorgio Gaber di non resistere al fascino della mitica utilitaria Fiat componendo, nel 1968 e in collaborazione con Maria Monti, proprio La Balilla, con un testo in dialetto meneghino abitualmente entrato, oltre che in quello di Gaber, nel repertorio di Enzo Jannacci e con toni del tipo: mi vu in gir de chi e de là / mi vu in gir per laurà / trêvi tanti bigliett de mila / ne vegnù in ment de cumprà una Balila; ma con una serie di successive tribolazioni che porteranno il malcapitato automobilista a concludere in uno sconsolato: ma compri pu un’altra Balila. Lo stesso Gaber comporrà anche, in quel 1968 ma insieme a Leo Chiosso, la più famosa Torpedo blu il cui motivo sincopato romanticamente attacca con: vengo a prenderti stasera / sulla mia Torpedo blu / l’automobile sportiva che mi dà un tono di gioventù; e conclude con: vengo a prenderti stasera / suono il clacson scendi giù / e mi troverai seduto sulla mia Torpedo blu.
Legando un tono di colore al tipo di automobile è poi, nel 1975, Paolo Conte a scrivere La Topolino amaranto. Una delle più note canzoni del musicista astigiano, nella quale il desueto timbro dell’amaranto viene utilizzato per introdurre il ricordo, motivo fondamentale della poetica di Conte, in un testo che attacca con: oggi la benzina è rincarata / è l’estate del Quarantasei / un litro vale un chilo di insalata / ma chi ci rinuncia?/ A piedi chi va?/ L’auto: che comodità! / Sulla Topolino amaranto / su, siedimi accanto, che adesso si va. Ma l’epoca d’oro dei cantautori italiani vede diversi testi incentrati sull’automobile, come nel Sì, viaggiare che Lucio Battisti compose, in collaborazione con Mogol, nel 1977 e ritmato sul: sì, viaggiare / evitando le buche più dure / senza per questo cadere nelle tue paure. / Gentilmente, senza fumo, con amore / dolcemente viaggiare. / Rallentando per poi accelerare / con un ritmo fluente di vita nel cuore / gentilmente, senza strappi al motore. O come fa, a metà degli anni Ottanta, il milanese Fabio Concato con Guido piano e La mia macchina; un brano che inizia con: oggi vado a ritirare la mia macchina / ma ci credi che non ho dormito mai / sento già quel profumino della plastica; e con osservazioni del tipo: mi guardo intorno, è piena di elettronica / ma che meraviglia questa aerodinamica / me la godo come un matto, la mia macchina.
L’esempio, tuttavia, più particolare di ispirazione musicale legata alle passioni e alle emozioni suscitate dall’automobile è quello di Lucio Dalla, in una serie di famosi motivi per lo più legati a testi del poeta bolognese Roberto Roversi e inseriti nella raccolta Automobili del 1976. Che contiene brani quali L’auto targata To e Mille Miglia o L’ingorgo e Grippaggio, oltre al popolarissimo motivo Nuvolari che racconta come: quando corre Nuvolari / quando passa Nuvolari / la gente aspetta il suo arrivo per ore e ore/ finalmente quando sente il rumore / salta in piedi e lo saluta con la mano / gli grida parole d’amore / e lo guarda scomparire / come guarda un soldato a cavallo / a cavallo nel cielo di aprile. / Nuvolari è bruno di colore / Nuvolari ha la maschera tagliente / Nuvolari ha la bocca sempre chiusa / di morire non gli frega niente. / Corre se piove, corre dentro il sole / tre più tre per lui fa sempre sette / con l’Alfa rossa fa quello che vuole. Forse la canzone, legata ai motori, più conosciuta di Lucio Dalla unitamente alla successiva Il motore del 2000, il cui testo è singolarmente attuale nei concetti: il motore del 2000 sarà bello e lucente / sarà veloce e silenzioso / sarà un motore delicato / avrà lo scarico calibrato. / E un odore che non inquina / lo potrà respirare un bambino o una bambina. Per una benaugurante profezia che, in termini di assoluta necessità di ridurre gli attuali livelli di inquinamento atmosferico, ben si può porre al termine di questo sommario excursus sul come l’automobile, nella veste di compagna di vita più che nella sua fisicità strumentale, abbia influenzato e nel modo più vario la vena di non pochi musicisti, con testi espressivi delle tendenze del costume italiano durante buona parte del secolo appena trascorso.