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Via dal Far West

LIBERAL BIMESTRALE
colloquio con Phyllis Chesler e Barbara Seaman di Anselma Dell’Olio
Liberal n. 32 - Ottobre-Novembre 2005

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Anselma Dell’Olio: Si dice che la causa prima del ricorso alla procreazione assistita sia l’infertilità crescente e la seconda il fatto che molte donne giovani, oggi troppo stressate dal lavoro, rimandano la gravidanza per questioni di carriera...
Barbara Seaman: Alt! Non è vero. Le statistiche sulla fertilità delle donne mature sono rimaste più o meno invariate dall’Ottocento. Sono invece diminuite fortemente per le donne tra 16 e 24 anni, a partire dagli anni Sessanta. È documentato in un libro meraviglioso scritto da due sorelle femministe, Margaret Marsh e Wanda Ronner, The Empty Cradle (La culla vuota); una è docente di Studi femminili e l’altra è ginecologa. È in assoluto il miglior libro sulla questione dell’infertilità in un’ottica femminista. Già nell’Ottocento, appena le donne iniziarono a emanciparsi, frequentando l’università, facendo militanza per ottenere il voto, e lavorando fuori casa, i ginecologi si riunivano tutti gli anni per lamentare l’insorgere di una fantomatica «infiammazione uterina». Afferamavano che lo studio provocava una fuga di sangue dagli organi riproduttivi al cervello, dovuto all’uso «eccessivo e insolito» della materia cerebrale femminile, e che questo stava provocando un’epidemia d’infertilità. Era un attacco frontale al movimento femminista.
Dell’Olio: Niente di nuovo sotto il sole?
Seaman: Esatto. Oggi sostengono che l’infertilità è cresciuta perché le donne rimandano la maternità a un’età troppo matura, per inseguire studi e carriera, ma se si scava negli alberi genealogici di tutti noi si trovano madri, nonne, zie e sorelle che tranquillamente hanno partorito dopo i quarant’anni, ieri come oggi.
Dell’Olio: Da cosa dipende la crescita dell’infertilità nelle donne giovani?
Seaman: Secondo le mie ricerche, è soprattutto dovuto all’incremento di malattie trasmesse per via sessuale (Std, sexually transmitted diseases). Grazie alla pillola, alla spirale, anticoncezionali più sicuri e interamente affidati alla responsabilità femminile, i maschi negli anni Sessanta smisero l’uso del preservativo, provocando un aumento di contagi da Std, molti dei quali sono concausa dell’infertilità, come la Pid (Pelvic inflammatory disease, l’infiammazione dell’area pelvica). È stato il caso della storica direttrice di Vogue Inghilterra e poi di Harper’s Bazaar Usa, Liz Tilberis. Era stata colpita da una Std non diagnosticata dal servizio sanitario britannico. Non riusciva a concepire, e si è sottoposta a tre cicli di bombardamento ormonale, in un tentativo di fecondazione assistita. Dopo molte sofferenze e la depressione per il fallimento definitivo, accettò un’operazione esplorativa e si scoprì che a causa della Std contratta in gioventù le tube di Falloppio erano del tutto occluse. Una tuba fu sbloccata e l’altra asportata chiurgicamente. Liz Tilberis si sottopose di nuovo alle torture della Fiv: altri nove cicli di stimolazione ovarica, di nuovo con Clomid e l’aggiunta di Pergonal. Ancora un fallimento. Alla fine adottò due bambini, e affermò che se avesse capito che si possono amare i figli adottivi esattamente quanto quelli naturali, non avrebbe mai martoriato il suo corpo, in quel tentativo estremo e penosissimo di produrre un figlio «naturale». Tanto più penoso in quanto attribuì il cancro ovarico, di cui sarebbe morta nel 1999 a 51 anni, a quei dodici trattamenti ormonali. È una tesi niente affatto peregrina. Ci fu il caso di tutte quelle donne trattate per trent’anni nel secondo dopoguerra con l’estrogeno artificiale Des (diethylstillvestrol), per impedire l’aborto spontaneo: metà delle figlie di quelle madri ha avuto gravi problemi d’infertilità, l’utero a T e altre anomalie anatomiche che impedivano la crescita del feto, e una piccola percentuale - un paio ogni mille - è addirittura morta tra i sedici e i vent’anni d’un rarissimo cancro vaginale.
Dell’Olio: Anche per i maschi c’è un’infertilità crescente a partire degli anni Quaranta…
Phyllis Chesler: S’ipotizza che sia dovuta in parte all’inquinamento ambientale: amianto, radiazioni…
Seaman: Si sospetta che siano anche, se non soprattutto, gli estrogeni di cui sono saturate sia l’acqua sia la terra a causare la riduzione dello sperma attivo, rilevata sin dagli anni Quaranta nel mondo occidentale.
Chesler: I medici raccontano alle donne che è la maternità rimandata per bieca ambizione la causa dell’infertilità, ma i dati hanno convinto le femministe americane del Movimento per la salute (Women’s Health Initiative), che i fattori principali sono tre: l’uso improprio degli estrogeni e di altri medicinali somministrati, tossicità ambientale e le malattie sessualmente trasmesse.
Dell’Olio: I medici hanno delle responsabilità?
Seaman: Certamente. Avrebbero dovuto avvertire le donne che sia la pillola sia la spirale potevano provocare difficoltà nel concepire. E non le hanno avvisate che, anche se la pillola è sicura come contraccettivo, la mancanza del preservativo le avrebbe esposte al rischio delle Std, senza contare che e a volte, dopo l’uso prolungato della prima pillola ad alte dosi d’estrogeni, si stenta a riprendere un normale ciclo mestruale. L’infertilità temporanea in quest’ultimo caso può essere risolta seguendo una dieta sana ed equilibrata, con un buon apporto di vitamine, specie quelle della serie B; dopo un anno circa è molto probabile che torni un ciclo regolare, ma per i medici specialisti dell’infertilità è…
Chesler:…Troppo semplice. Nessuno s’è mai arricchito consigliando di mangiare più frutta e verdure!
Seaman: Allora preferiscono spaventare le pazienti rispetto alla loro età, se hanno 34, 35, 36 o più anni…
Dell’Olio: Agitando lo spaventapasseri dell’oroglogio biologico…
Seaman: Esatto. E iniziano i trattamenti ormonali prima del necessario, prima che ciò abbia un senso.
Dell’Olio: In Italia molte femministe sono furibonde per la regolamentazione del settore varata con la legge 40. Sono passate dalla richiesta del diritto all’aborto libero e sicuro all’insistenza sulla maternità a ogni costo, ignorando la necessità di cautela e salvaguardia della salute femminile. Ogni obiezione è derisa come pretesto per l’ingerenza impropria sul corpo femminile.
Seaman: In America c’è il Far West, e noi femministe storiche, come Judy Norsigian del Women’s Health Initiative, reclamiamo la regolamentazione, perché i medici che promuovono la fecondazione assistita e l’Ivf tendono a ignorare o sottovalutare i pericoli, nell’ansia di assecondare e invogliare le aspiranti madri a intraprendere «la grande avventura» della fecondazione assistita.
Chesler: Anche se corro il rischio di passare per una reazionaria sentimentale, vorrei mettere in guardia contro il desiderio-necessità di controllare tutto: il gene perfetto, perfettamente «su misura», che corrisponde ai requisiti che ognuna ha per «produrre» e non più «procreare» il bimbo perfetto. Bisogna fare molta attenzione allo stravolgimento d’un processo naturale. Si pensa di poter trionfare sulla natura e manipolarla senza costi.
Dell’Olio: Il biologo francese Jacques Testart sostiene che è come comprare un bambino alla baby boutique, e che il fascino di questa possibilità porta a trascurare e oscurare difficoltà e rischi, i costi in tempo, denaro e sofferenza ineluttabili che ne fanno parte.
Seaman: Non so in Europa, ma qui i medici fanno spesso pubblicità falsa per ingannare le donne. Strombettano una percentuale di successo addirittura del 75%! Magari è anche vero, in senso stretto: forse riescono a impiantare nell’utero quella percentuale d’embrioni vivi sviluppati in vitro; ma se parliamo di «bambini a domicilio», non s’arriva neanche al 30%, e solo le cliniche migliori vi si avvicinano.
Dell’Olio: Il 30% mi sembra già alto. Tutto dipende da come si manipolano i dati. Se si calcolano i parti multipli, anziché il numero di gravidanze portate a termine, la percentuale è molto più bassa. Nei quartieri affollati come l’Upper West Side di Manhattan, è tutto un fiorire di carozzine doppie e triple, extra-lunghe o extra-large.
Seaman: I parti multipli presentano problemi e costi esorbitanti per genitori, neonati e per la società. Molti di questi bambini sono sottopeso e manifestano gravi patologie in misura parecchio superiore alla norma. Ho seguito da vicino un caso canadese, di cui si è occupato un mio amico medico. Erano nati tre gemelli grazie alla Fiv. Per settimane hanno dato corso a misure estreme per salvare i piccoli, inclusa l’ossigenazione necessaria per aiutare la respirazione. Alla fine si sono salvati tutti, si calcola a un costo di un milione di dollari per bimbo (la maggior parte sostenuta dallo Stato). Purtroppo, la gioia per la loro sopravvivenza è stata rovinata dalla scoperta che tutti e tre erano diventati ciechi, per via del trattamento d’ossigenazione necessario per salvare loro la vita….
Chesler: Il rischio di parti multipli presenta inoltre un problema etico: non è normale che nascano tutte queste «cucciolate» anomale, con gravi rischi e costi per tutti. Ma anche la distruzione degli embrioni sani in sovrannumero mi mette fortemente a disagio. Non sono questioni facilmente risolvibili.
Dell’Olio: Se è per questo, è angosciante anche la distruzione di embrioni vitali che presentano patologie varie. Piaccia o no, dobbiamo ammettere che abbiamo legittimato l’eugenetica. Tutto è giustificato in quanto la fecondazione assistita risponde alla domanda di maternità altrimenti inevasa.
Seaman: Non è vero neanche questo. Ho intervistato una quantità enorme di donne che ricorrono a queste terapie, ma per ragioni spesso futili, e vi assicuro che spesso, troppo spesso, avrebbero potuto concepire normalmente.
Chesler: Si fa perché si può?
Seaman: Ahimè, spesso è proprio così. C’è il caso di una donna ricca di 28 anni, che ha deciso di partorire in un certo periodo, tra la fine degli studi di medicina e l’inizio di un corso di specializzazione in un altro Paese dove il marito non l’avrebbe seguita. Il primo trattamento ha funzionato, ha partorito due gemelli sani e tutti vissero felici e contenti.
Chesler: Davvero perfezionistico, meccanicistico.
Seaman: Ma ecco il punto: sette anni dopo decise che era ora di fare un altro figlio. Era talmente sicura di dover ricorrere nuovamente alle terapie, che s’è rivolta alla clinica migliore; ma prima d’iniziare, ha scoperto di essere rimasta incinta all’antica. Non aveva bisogno d’assistenza neanche la prima volta, ecco la verità.
Dell’Olio: L’offerta crea la domanda...
Seaman: Al di là dell’aneddottica, non si può negare che sia di gran moda. È chic.
Dell’Olio: Ma quando è successo che le femministe sono passate dall’ossessione per il diritto di abortire, di non essere psciologicamente schiave della necessità di diventare madri per essere «donne vere» e soddisfare le aspettative della società, all’ossessione per il parto a tutti i costi? Quando è che siamo diventate tutte delle «Yerma», il personaggio di Garcia Lorca fissato con la maternità, e da quando presumiamo che tutte le donne siano come lei, rischiando l’impazzimento se non partoriscono?
Chesler: Vogliamo parlare di come quest’ossessione ha contagiato anche le lesbiche? È tutto un valzer di conformismo: il matrimonio, il nido oleografico con cani e bimbi. Sono talmente etero nei desideri che non si capisce il senso della loro omosessualità! Ma c’è di più: selezionano con cura il donatore di sperma, e poi pretendono dei contratti legali per tutelare i loro interessi. Lo so perché la mia compagna, Susan, è un avvocato e spesso è incaricata di stendere queste vere mostruosità giuridiche. Un esempio: una coppia di lesbiche contratta per lo sperma di due maschi omosessuali. Prima ancora di restare incinte con l’assistenza medica, le parti si accordano per comprare due appartamenti identici e speculari; ogni coppia avrebbe l’affidamento dei pargoli per tre mesi, in alternanza perpetua…
Dell’Olio: Perché non ricorrere al donatore anonimo, come prima?
Chesler: Per il conformismo imperante, perché si pretende di formare delle «famiglie», con clausole contrattuali per decretare in che modo si potrà esercitare la genitorialità tra due nuclei omossessuali.
Dell’Olio: Se poi si separano, cosa succede?
Chesler: L’inferno, naturalmente. Avvocati, cause e controcause per l’affidamento, un incubo per tutti, soprattutto per i figli. Ma anche restando insieme, ci sono situazioni penose. La bimba che poi è nata da quella coppia omosessuale, a sei mesi piangeva disperatamente quando veniva separata dalla madre per il turno di tre mesi nella casa «paterna», ma il contratto prevedeva che solo e soltanto il padre non biologico potesse confortarla. E pensare che le due lesbiche in questione erano laureate in medicina!
Dell’Olio: Sembra il Brave New World di Aldous Huxley.
Chesler: Precisamente. Deve essere eliminato il rischio e tutto dev’essere sotto controllo. Vogliono tutto e subito. Il dolore è bandito e anche la contemplazione del tragico, dell’eccesso, o la possibile esistenza di Dio. Gli elementi autodistruttivi più feroci sono vissuti senza riflettere.
Dell’Olio: Cosa pensate dell’uso per la ricerca degli embrioni staminali e in generale dell’embrione umano? È un ammasso di cellule, un ricciolo di materia senza importanza? Ce ne sono tanti nei laboratori che non saranno mai usati per la riproduzione. Qual è il comportamento più etico?
Chesler: Anni fa litigavo ferocemente con quelle che sostenevano di sentire «il canto dell’embrione». Oggi invece penso: e se il potenziale di vita è qualcosa che va onorato in ogni caso, in attesa di comprendere pienamente? Lo dobbiamo riconoscere. Non sostengo che nessuna debba mai abortire, ma sono per un riconoscimento cosciente, consapevole di ciò che potrebbe essere l’inizio della vita. Siamo proprio sicuri che vogliamo concedere alla comunità scientifica, statale o privata, il potere di esercitare l’eugenetica, come facevano i nazisti? Vogliamo davvero che la stessa comunità scientifica, con gli interessi più vari, abbia il permesso di interferire, sperimentare, con il canto della sirena? Starei molto attenta. Ci sarà di mezzo il profitto, il genocidio (penso alle femmine eliminate in utero in India e Cina), il razzismo, la clonazione. Non c’è più la Natura, né tantomeno Dio; l’Uomo è la misura d’ogni cosa, il trionfo della Volontà: è Nietzsche. Non ho la soluzione per ogni singola domanda, ma…
Dell’Olio: E tu, Barbara?
Seaman: Io ho sempre avuto un’ossessione: il consenso consapevole. Ditemi la verità, perché io possa prendere una decisione da bene informata. E poi giù le mani e le leggi dal mio corpo. La donna deve poter pesare i rischi, e poi, però, assumersi la responsabilità per eventuali cure speciali che i figli nati con la Fiv potranno richiedere.
Dell’Olio: Non è un paradosso ricorrere alla diagnosi pre-impianto per eliminare gli embrioni «difettosi», e poi correre l’alto rischio di trovarsi bambini handicappati a causa delle cure estreme, necessarie per tenerli in vita dopo il parto? Abbiamo fatto tanto, noi femministe, per «riprenderci il corpo», e liberarci dal dirigismo misterioso dei medici, e ora, grazie al desiderio di avere l’assoluto controllo della riproduzione, le donne sono più dipendenti che mai dalla comunità medica, dalle sue macchinazioni e reticenze.
Seaman: Spesso neanche i medici sanno quel che fanno. Per esempio, i metodi usati per l’estrazione degli ovociti dalle donatrici. È un campo aperto negli Usa, con prezzi per le donatrici che vanno da 4000 dollari per una donna «normale», fino a sfiorare i 60-80 mila per una con requisiti precisi e d’alto livello: laureata a Harvard, bella, longilinea, ben proporzionata e magari di una certa estrazione sociale, Wasp, ebrea ortodossa, secondo la richiesta e le possibilità economiche. Ma non c’è alcuna salvaguardia per la salute delle donatrici. Per esempio, non vi è nessun controllo sull’uso eccessivo e addirittura improprio, perché non necessario, dell’iperstimolazione ovarica. Né si studiano gli effetti di queste procedure nel tempo, e il rischio che comportano, per le donatrici, di ammalarsi di cancro e di altre gravi patologie.
Dell’Olio: Infatti in Italia è proibita la donazione eterologa, e pour cause. Vorrei sapere cosa pensate del seguente ragionamento: finché l’embrione è contenuto nel corpo femminile, ogni decisione è della donna. Ma dal momento in cui l’embrione è estratto dal suo corpo, la donna non ha gli stessi diritti, perché non è più qualcosa che riguarda solo lei. È l’argomento che permette di separare la questione dell’aborto, per esempio, da quella che riguarda la sperimentazione sulle cellule staminali e altre manipolazioni dell’embrione.
Chesler: Non mi piace. Ho partecipato in qualità d’esperta in una causa di divorzio nello Stato di New York. La moglie, che soffriva d’infertilità, aveva lottato a lungo per concepire, d’accordo col marito. Finalmente aveva funzionato la Fiv e gli embrioni erano pronti e congelati per uso non immediato. Nel frattempo il marito s’innamora di un’altra e chiede il divorzio e la distruzione degli embrioni. La moglie ha fatto causa perché non era più fertile a quel punto, e desiderava sempre fortemente il figlio programmato. Io ho scirtto un parere a favore della moglie, ma il giudice ha dato ragione al marito e gli embrioni sono stati distrutti. Io ritengo che la moglie sia stata defraudata di quel che era suo. Gli embrioni non si possono trattare come una proprietà qualsiasi, specie quando a pagare il fio è solo la donna.
Dell’Olio: Concordo che per la donna sia stata una tragedia, ma non so se avrei deciso diversamente dal giudice. È un caso complicato.
Chesler: Ecco perché in certe circostanze, anche fuori dal corpo della donna, l’embrione è di sua proprietà. Il mistero, la magia del dare la vita, risiedono pur sempre nel corpo femminile.
Seaman: Chissà perché questo mi fa venire in mente le proiezioni futuristiche di Shulamith Firestone nel suo libro The Dialetic of Sex, in cui prevede un futuro di gravidanze extra-uterine, in laboratorio, come Huxley. Ma non so dirvi il nesso…
Dell’Olio: Te lo dico io. La preoccupazione di Firestone e di altre teoriche femministe, era la liberazione della donna dall’onere della gravidanza e del parto, dall’imperativo sociale di procreare e anche dal «disagio della procreazione», di cui parla Marie-Magdalene Chatel nel suo eccellente libro omonimo. Oggi, paradossalmente, le donne, con il veemente avallo di molte femministe italiane, sembrano desiderare proprio questo! Al costo di una medicalizzazione selvaggia e pericolosa per la salute, vogliono il pancione, i calci del feto, le doglie, il parto. Hanno cambiato totalmente idea senza preavviso. E respingono l’adozione come succedaneo inaccettabile.
Chesler: Penso che sia una forma di hubris e di narcisismo. Inoltre, molte donne, femministe comprese, temendo di non riuscire a stabilire un matrimonio o un rapporto solido e controllabile, s’illudono, facendo un figlio proprio, di crearsi una famiglia controllabile in eterno, di assicurarsi quanto meno l’amore e la devozione filiali. Forse nel subconscio hanno anche rinunciato all’idea di carriera: hanno sbattuto la testa contro il soffitto di cristallo e dunque decidono di coltivare il proprio giardino, all’inseguimento di una qualche consolazione e risarcimento.
Dell’Olio: Mi pare di capire che siete tutte e due contrarie al Far West. Siete d’accordo con la legge italiana che pone un limite di tre embrioni per volta?
Seaman: Non so dire quale sia il numero giusto, ma un limite ci vuole, eccome. Sono fermamente contraria al «farcire» un numero scriteriato d’embrioni come si usa qui da noi. Ma preferisco il sistema inglese, che prevede una commissione composta da esimi esperti e da cittadini bene informati, tra cui molti fissati, come me, con il «consenso consapevole». Gli inglesi sono molto più avanti nel rilevare, esaminare e informare sui gravi problemi che insorgono con la Fiv.
Dell’Olio: La commissione decide caso per caso?
Seaman: Ci sono delle regole, ma cambiano di anno in anno, in base a casi e questioni nuove che si presentano. I punti fermi sono la salvaguardia dell’etica e della salute. Sono liberali e liberisti, come me, ma sono vigili.
Dell’Olio: La mia regola è, in caso di dubbio, far riferimento alla Gran Bretagna..
Chesler: Dove hanno clonato la pecora Dolly, però…
Dell’Olio: Non sono perfetti, per carità, ma in generale, m’ispirano più fiducia di chiunque altro nelle questioni difficili.
Seaman: Sono d’accordo. Stanno gestendo questa materia in modo molto, molto più civile di noi.
Dell’Olio: La legge italiana proibisce anche la donazione eterologa. Niente madri lesbiche.
Seaman: Conosco una coppia di lesbiche in un rapporto stabile, Susan e Deb, che a circa quarant’anni ha deciso di volere dei figli. Deb, che non ama essere incinta, ha donato gli ovociti, e dopo la fecondazione in vitro con sperma ovviamente eterologo, l’embrione è stato impiantato nell’utero di Susan. Così erano tutte e due madri biologiche del figlio… Ora hanno circa 43 anni e ne faranno un secondo.
Chesler: Io, da esperta di tribunale, intercetto casi simili quando arrivano a «divorziare»…
Dell’Olio: Come giudicate l’etica di una procedura così innaturale?
Seaman: Secondo me, le lesbiche sono da sempre all’avanguardia in questo campo, a partire dalla fecondazione artificiale «fai-da-te» con le siringhe e il tavolo da cucina degli anni Sessanta, senza medici, medicine e cliniche di mezzo. Molto più sicuro.
Dell’Olio: Un conto è la siringa in cucina, un conto è la manipolazione capricciosa dell’embrione, con tutti i rischi per madre e figlio che hai decritto tu prima!
Seaman: Se lo fanno gli eterosessuali, perché discriminare le lesbiche?
Dell’Olio: Ma perché almeno le coppie etero lo fanno per combattere la sterilità, non per una decisione salomonica e del tutto arbitraria…
Seaman: Che vi devo dire, ammiro il loro ingegno… Sono delle «apripista». Sai come Susan e Deb hanno finanziato il costoso Fiv? È la cosa che più mi piace. Susan è una psichiatra e Deb è documentarista; sono benestanti ma non ricche. Susan è riuscita a scrivere e pubblicare in fretta uno dei primi libri sul Viagra. È stato venduto in 26 Paesi, lei ha guadagnato mezzo milione di dollari; e così si sono finanziate due Fiv, eseguite dall’équipe più qualificata di New York. È un trionfo femminista: un libro sul Viagra, che permette a due lesbiche di avere figli senza il maschio!
Chesler: Ne ho intervistate tante di coppie lesbiche per il mio libro Mothers on Trial (Madri sotto processo), e ho scoperto casi raccapriccianti. Ve ne dico solo uno: una coppia lesbica, composta da una donna nera e dall’altra bianca e miliardaria. Decidono di concepire insieme, la bianca con lo sperma d’un donatore nero e la nera con quello d’un bianco: un’ideale «famiglia multirazziale». Ma che cos’è, un gioco, un reality show? Ora si sono lasciate e la battaglia per l’affidamento infuria in tribunale, con prevedibile prevaricazione della ricca, bianca e femminista sulla nera povera. Molto poco edificante. Ciò non toglie che lesbiche con la testa sulle spalle, responsabili, con un alto senso morale, possano essere delle madri eccellenti.
Dell’Olio: Non resta che chiudere con le parole di Leon Kass, scienzato-filosofo ed esperto di bioetica, più che calzanti anche per la fecondazione assistita nelle sue forme più estreme: «La scelta nell’ingegneria genetica non è tra trionfo o tragedia, ma (le comprende) entrambe».

Conclusioni
Ci sono femministe e femministe. In Italia, pur con molte e ottime eccezioni, il femminismo tradizionale e di sinistra è ferocemente contrario alla regolamentazione del settore della procreazione assistita, introdotta con la legge 40. In senso storico appartengo al femminismo americano, e su richiesta di liberal ho intrapreso il compito di esaminare l’evoluzione del pensiero femminista con due pilastri del movimento, una teorica e studiosa - Phyllis Chesler -, l’altra - Barbara Seaman - giornalista e scrittrice scientifica, specializzata nella salute femmile. Mai e poi mai mi sarei aspettata che due femministe adamantine, attiviste della prima ora, al di sopra di ogni sospetto, che hanno passato quarant’anni a sostenere la causa della libertà delle donne, usassero termini comuni da noi come Far West, per descrivere l’assenza di leggi e regole negli Usa. Mai è poi mai mi sarei aspettata che metteressero in rilievo i tanto biasimati «fantasmi agitati dai media, di situazioni abnormi, dei casi limite», come scrive, indignata, l’amica e collega Bia Sarasini. Se Chesler e Seaman, due donne colte, profondamente informate dei fatti, e da tutta la vita activa in prima linea contro la menomazione dei diritti delle donne, sentono il bisogno impellente di alzare un grido d’allarme anche - ma non solo - sui «casi limite», non è certo per pregiudizio clericale, perché nessuna di loro è cattolica. È bene, dunque, che le femministe italiane riflettano sulle loro testimonianze, prima di liquidarle con un appello alla «laicità dello Stato», con l’affermazione incauta e perentoria che «basta il buon senso per stabilire limiti accettati». Penso al caso riportato da Chiara Valentini nel suo libro La fecondazione proibita, di una quarantenne di Cagliari, beata perché solo dopo ben sette (7!) cicli di bombardamento ormonale è riuscita a portarsi a casa un bimbo tutto suo. Seaman racconta che tra specialisti del settore, queste donne intemperanti che non demordono, sottoponendosi più e più volte alla stimolazione ovarica, sono designate, con stupore e angoscia tramutati in cinismo, frequent flyers - viaggiatrici «Mille Miglia». Come quei viaggiatori che prendono voli scomodi, tortuosi, costosi e inutili pur d’accumulare punti gratis per il futuro. Ma la caparbia cagliaritana sarà stata informata a dovere dai medici - l’informed consent di cui parla la Seaman - dei gravi rischi per la sua salute futura di un tale numero di trattamenti? Mi permetto di dubitarne. Sono convinta che la scienza andrà avanti per la sua strada, e nessuna legge, tantomeno quella del buon senso, la fermerà. Come non fermerà le frequent flyers e il turismo procreativo. Legge e inganno vanno a braccetto. Penso, come accenna Chesler nell’intervista, che molte donne hanno deciso, anche inconsapevolmente, che la lotta per la condivisione del potere coi maschi è impari, e porta solo ad aspre critiche per la loro «sfrenata» ambizione. (Ho sentito spesso parlare di «sgomitatrici», ma mai di «sgomitatori». Se poi le donne chiedono una legge antitrust per spezzare l’egemonia maschile, sono investite di graziosi epiteti veterinari, e il fuoco amico è spesso più entusiasta di quello nemico.) Solo così mi spiego lo stupefacente riflusso delle gioie infinite del privato, della maternità onnipotente, di mamme-nonne-papere, costi quel che costi. Sono tendenzialmente più vicina ai sentimenti libertari di Seaman, con tutti i suoi distinguo, che alle preoccupazioni etiche e morali di Chesler; ma più approfondisco questo nuovo mondo spavaldo, reticente e scriteriato della procreazione assistita, più mi sento investita da queste. Decideremo che non vogliamo porre troppi limiti ai diritti femminili, almeno nel campo della procreazione, dove le donne sono - almeno lì, che diamine - protagoniste? (Neanche in questo caso protagoniste assolute, però: sempre dopo medici e biologi). Decideremo che hanno tutto il diritto di farsi del male - e molto, potenzialmente - in nome del sacrosanto diritto a un pancione tutto loro? Va bene (o forse male), ma, soprattutto per amore delle donne, discutiamone pacatamente e senza sosta, reclamiamo a gran voce la trasparenza e un’informazione corretta ed esauriente, e cerchiamo di non dimenticare che glorie e doveri della maternità si stemperano nel tempo; ma una stanza tutta nostra è per sempre.

 

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