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La nostra memoria

LIBERAL BIMESTRALE
di Boris Hudyma
Anno IV Numero 24 - Giugno/Luglio 2004

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cop24_thSento una particolare soddisfazione nel poter presentare l’edizione italiana di Raccolta di dolore di Robert Conquest, un’opera di grande importanza sui tragici eventi degli anni 1932-’33 in Ucraina. Vorrei perciò rivolgere la mia gratitudine alla Fondazione liberal, a Ferdinando Adornato e a tutti coloro che hanno profuso il loro impegno per la realizzazione di questo straordinario progetto editoriale. Attualmente si discute molto su ciò che accadde negli anni ’32-’33 in Ucraina, e non soltanto in ambito scientifico. Il Congresso degli Usa, i Parlamenti di Canada, Australia e Argentina hanno approvato risoluzioni in cui viene condannato il regime totalitario dell’ex Urss che ha causato la carestia imposta all’Ucraina, granaio d’Europa. Nel novembre scorso l’Onu ha proclamato dal 10 al 15 novembre la «Settimana della memoria» dedicata a quei tragici eventi e ha approvato una dichiarazione i cui punti principali sono la condanna del regime totalitario, il riconoscimento del Holodomor in Ucraina e la piena informazione nella società civile di questa tragedia. Si parla sempre di più del Holodomor anche in numerose città italiane. Vale la pena ricordare un importante convegno internazionale a Vicenza su «La Grande Carestia, la fame e la morte della terra degli anni ’32-33 in Ucraina», organizzato nell’ottobre scorso, grazie innanzitutto all’eccezionale entusiasmo di Gabriele De Rosa, e una serie di altre iniziative, come per esempio la discussione durante la Giornata del «Memento Gulag», promossa dall’Associazione «Fiducia» e dai Comitati per le Libertà (Roma, 7 novembre), e ancora la Giornata di studio presso l’Università di Firenze nel febbraio scorso, rivolta ai giovani. Oltre ai servizi realizzati dalla Rai e ai diversi articoli apparsi sui giornali italiani. Anche la Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati ha predisposto la bozza di un’apposita risoluzione che, mi auguro, possa essere approvata al più presto. Sapete bene che la verità sulla carestia degli anni ’32-’33 in Ucraina è stata taciuta per oltre settant’anni. Soltanto con l’acquisizione dell’indipendenza, tredici anni fa, è tornata in Ucraina anche la memoria storica. L’atrocità e il dolore di questa memoria sono accresciuti dal fatto che la verità, amara e bruciante, è letteralmente piombata su di noi dopo decenni di silenzio assoluto. Dopo la dimenticanza e la censura, l’occultamento, dopo i miti e le bugie, emergono i nomi, gli avvenimenti e le date che costituiscono le fondamenta della costruzione del nostro Stato. Nella complicata storia del nostro popolo, ma anche del mondo intero, è difficile trovare una tragedia più terribile di quella che ebbe luogo in Ucraina negli anni ’32-’33. Per gli ucraini lo Holodomor fu una catastrofe nazionale. A causa della totale confisca dei prodotti alimentari e, conseguentemente, dello sfinimento fisico e delle malattie, morirono milioni di contadini ucraini. La morte si portò via interi paesi. Lo sterminio di massa dei contadini ucraini attraverso la fame artificiale fu una consapevole forma di terrore, realizzata dal sistema politico contro la popolazione civile, in seguito al quale vennero eliminate intere generazioni di agricoltori, annientate le fondamenta sociali della nazione, le sue tradizioni secolari, la cultura spirituale, la sua identità. La carestia degli anni ’32-’33 è stata un’azione ideata e realizzata consapevolmente. In Ucraina il pane c’era ma fu portato via. I documenti del Politburo del Comitato Centrale del Partito bolscevico ucraino testimoniano come nella primavera del 1932 venivano formati i cosiddetti «treni verdi» che portavano i prodotti alimentari dall’Ucraina nei centri industriali dell’Urss, in occasione delle celebrazioni dell’anniversario della rivoluzione d’Ottobre. Dall’Ucraina venivano portati via i cetrioli marinati, i cavoli e i pomodori. In tal modo, la gente che produceva questi prodotti agricoli veniva lasciata morire di fame.
Conformemente alle disposizioni del governo fu inoltre vietato ogni commercio dei prodotti alimentari nelle zone rurali, con severissime pene come reclusioni superiori a dieci anni e fucilazione. Le conseguenze demografiche, economico-sociali e storico-culturali di quegli avvenimenti sono avvertiti in Ucraina ancora oggi. La nazione venne uccisa lentamente e questo fu ancora più terribile. Non per mezzo delle fucilazioni o delle camere a gas, ma con un metodo lento e raffinato: la fame e la paura. Nel Ventesimo secolo il popolo ucraino ha vissuto parecchie tragedie, ma quello che dovette subire nel 1932-’33, apparentemente in tempo di pace, superò per atrocità persino gli anni terribili della seconda guerra mondiale. Durante quella guerra quasi ogni famiglia ucraina ha perduto qualche suo componente, ma la stessa cosa si verificò anche nel ’32-’33. Io sono nato nella regione di Kiev e ricordo bene i racconti di mio padre sugli avvenimenti di quegli anni, quando ogni mattina i carri raccoglievano per le strade i cadaveri dei contadini che fuggivano dalla campagna in città per salvarsi dalla fame. Tutto ciò, lo ripeto, avveniva in tempo di pace, nel Paese considerato il granaio d’Europa. Il regime totalitario vietava di parlarne, minacciando gli arresti. Impaurire il popolo e indurre i contadini ad andare nei kolchoz erano tra gli obiettivi di questa azione, mentre un altro scopo era quello di attuare piani di industrializzazione del Paese, per assicurare un «grande salto» nel settore economico. Per questo tutti i prodotti alimentari venivano portati dalla campagna nelle città. Un altro obiettivo era quello di annientare nelle persone, negli ucraini, qualsiasi aspirazione all’indipendenza, alla creazione di un proprio Stato. Oggi, settant’anni dopo lo Holodomor, noi ucraini dobbiamo capire che soltanto l’indipendenza del nostro Paese, la ferma condanna di ogni regime totalitario e la via dello sviluppo democratico che abbiamo scelto possono garantirci che quegli avvenimenti non si ripetano mai più. Il sangue di milioni di nostri connazionali morti bussa ai nostri cuori. Dobbiamo fare di tutto per tenere sempre viva la loro memoria per le generazioni presenti e per quelle future. Dobbiamo far conoscere all’opinione pubblica internazionale la verità sul Holodomor, sulle sue cause e sulle sue conseguenze, e dobbiamo guardare al futuro. L’uomo non è in grado di cambiare il passato ma noi possiamo analizzare quei fatti in maniera oggettiva e onesta, e trarre da questa analisi le conclusioni necessarie per prevenire il ripetersi di tali tragedie. Anzi, la condanna della fame del 32-’33 dovrebbe comportare l’impegno a impedire che nello Stato ucraino ora indipendente possa verificarsi nel futuro una carestia, fisica, politica, spirituale, linguistica, dei diritti umani e civili. Sarà questo il modo migliore di onorare il sacrificio di quei milioni di vittime. Tragedie come quella ucraina non devono ripetersi in nessuna parte del mondo. Per concludere voglio rivolgere un appello alle personalità del mondo culturale e scientifico perché intensifichino ulteriormente gli scambi bilaterali e la collaborazione con il nostro Paese. È un contributo indispensabile per avvicinare l’Ucraina all’Unione europea.

 

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