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Orson welles maestro di diritto

LIBERAL BIMESTRALE
di Claudio Trionfera
Liberal Numero 22 - Febbraio / Marzo 2004
 

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cop22_thUno schiaffo alla critica mordi e fuggi, alla recensione di consumo, ai «vi consigliamo» in trenta parole spesso neppure sensate. Un ritorno all’analisi e all’approfondimento, ai contenuti e alle forme, all’estetica e alla lettura del testo filmico. Insomma: il cinema nella sua immagine più nobile e colta, ma non per questo meno vicina alla sua destinazione popolare come insieme di elementi di studio da catalogare e decodificare per destinazioni finali differenziate. Dieci film scelti come «capolavori», in termini di selezione che possono non trovare, logicamente, tutti d’accordo, ma che fissano una base di riflessione sulla storia del cinema (e sul suo «me-glio») di inoppugnabile validità per un percorso attraverso autori, tecniche e generi. Le analisi condotte da studiosi e docenti universitari, tutti assai noti e specializzati nella lettura del testo filmico, costituiscono già di per sé - dunque al di là dei titoli e dei contenuti specifici - una panoramica di grande pregio, oltre che di utilità pratica, su metodologie, tecniche, modalità di approccio e di studio diverse rispetto alla riflessione critica sul film. Inoltre testimoniano lo stato di ricerca e i modi di interpretazione dei film più diffusi in Italia.
Così, nei dieci saggi proposti, Francesco Casetti rilegge il King Kong di Cooper-Schoed-sack come incontro/-confronto tra civiltà industriale e immaginario rivolto allo spettacolo e al consumo; Veronica Pravadelli elabora Susanna di Hawks fra analisi dello stile classico e modo di produzione delle identità sessuali nell’universo narrativo del regista; Vito Zagarrio sceglie un cult come Ombre Rosse per celebrare l’arte di John Ford in un film inimitabile e fuori steccato; Giorgio De Vincenti introduce con La regola del gioco di Renoir le nuove regole del cinema moderno; Giulia Carluccio non rinuncia, giustamente, a considerare Quarto Potere di Welles un capolavoro di diritto perlustrandone lo straordinario progetto di regia; Paolo Bertetto si proietta con La finestra sul cortile di Hitchcock ai confini del cinema classico cogliendovi, com’egli stesso dice, «la presenza di un sofisticato meccanismo metacinematografico»; Dario Tomasi si espande sul cinema giapponese con Fiore d’equinozio, titolo-chiave per illustrare l’arte di un maestro come Ozu; ancora Paolo Bertetto entra nel mondo di Godard con il mitico Fino all’ultimo respiro; Giorgio Tinazzi inserisce nel gruppo dei grandi L’avven-tura di Antonioni e ne esalta la capacità e la portata sul piano dell’innovazione narrativa e del disegno dei personaggi; Sandro Bernardi, infine, espone 2001: Odissea nello spazio di Kubrick come un immenso affresco in grado di determinare una riflessione profonda sulla struttura tematica e stilistica del film. All’interno di queste interpretazioni, lo sguardo si allarga oltre i film, spaziando nell’intera storia del cinema d’autore, cogliendone problematiche e nodi specifici attraverso metodologie diversificate. A suo modo il libro, bellissimo, diventa ricognizione storica sulla critica stessa, interrogandosi sul suo ruolo passato e presente, dando indicazioni sul futuro.
Il cinema, suggerisce questo insieme di saggi illuminati e illuminanti, è vivo e pulsante perché si offre anche a un’analisi così avvincente e rigenerante. E di pieno - e non ultimo - respiro.

L’interpretazione dei film - Dieci capolavori della storia del cinema, a cura di Paolo Berretto, Marsilio, 255 pagine, 20 euro

 

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