LIBERAL BIMESTRALE di Mario Mauro No global, pacifisti e antiamericani: come il "socialismo" ha perso la propria identità Liberal n. 40 - maggio-giugno 2007
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Il socialismo in Europa è in crisi. Una crisi di identità resa palese dal tentativo di adottare, da parte di alcuni grandi partiti europei di sinistra, la strategia della cosiddetta «terza via». Tentativo che è stato possibile solamente sotto i colpi di amare disfatte e dopo anni di rimesse in discussione. L’esempio della trasformazione del partito laburista britannico, negli anni Ottanta radicalizzato e poi isolato dall’azione di Margaret Thatcher, è particolarmente illuminante. Per il socialismo europeo, gli anni Novanta sono stati caratterizzati dal fallimento di una terza via che non è stata in grado di conciliare sviluppo e liberismo. Partendo dalla constatazione di questo fallimento la sinistra europea del nuovo milennio è tornata sui suoi passi, radicalizzando una politica sempre meno riformista. Oggi la sinistra si accanisce contro la globalizzazione, gli organismi finanziari, i concetti liberali dell’Unione europea. La sinistra sta perdendo la sua stessa natura e sta utilizzando, soprattutto in economia, gli stessi concetti, le stesse formule (dirigismo, burocrazia e statalismo) e a volte lo stesso linguaggio dei vent’anni fa, non avendo saputo superare i traumi del post-comunismo. Dopo la fine della guerra fredda e la scomparsa del rischio di olocausto nucleare, la sinistra europea ha creduto nell’etica e nel pacifismo come principio guida delle relazioni internazionali. Con i buoni sentimenti non si gettano le basi di una società evoluta. Il prezzo da pagare è lo svuotamento dei concetti, l’omologazione dei significati, la decontestualizzazione dei fenomeni storico-politici. In campagna elettorale il pacifismo, arma di cui la sinistra detiene l’esclusiva, sembra giovare ai partiti di sinistra. Una volta al governo, come sta accadendo in Italia, il tema guerra-pace si trasforma in una mina vagante in grado di far esplodere qualsiasi coalizione di centrosinistra. Nessuno a sinistra si è mai sognato di scendere in piazza contro il genocidio in Darfur, la Corea del Nord o la Cina. La sinistra europea è rimasta fermamente ancorata allo stereotipo per cui i presidenti americani democratici sono tutti «colombe» (dimenticando che hanno deciso tutte le guerre americane del Novecento) e quelli repubblicani tutti «falchi». Non cessa di sorprendere ad esempio l’invocazione iconica alla presidenza Kennedy, omettendo di precisare alle giovani generazioni che è stata una delle più militantemente anticomuniste e interventiste della storia americana. L’antiamericanismo fa parte di un certo populismo di sinistra e così sondaggi alla mano, la tentazione di giocare questa carta è sempre alta. Ma pacifismo e antiamericanismo non bastano a formulare una politica estera. Con la retorica pacifista la sinistra ha mascherato la vera questione che non è tanto quella tra guerra e pace, ma quella fondamentale tra multilateralismo e unilateralismo, uno scontro che sta allargando sempre più l’oceano che separa Europa e Usa.
L’allargamento dell’Ue ai Paesi dell’Europa centro orientale ha approfondito le ragioni della crisi europea della sinistra, anche in termini elettorali. Qui le ragioni della crisi della sinistra sono abbastanza ovvie: i partiti di sinistra sono chiamati a confrontarsi con grandi e nuove sfide. Per oltre quindici anni, il sostegno ai partiti della sinistra si basava su un elettorato post-comunista: la società era polarizzata sulla base di criteri storici. Oggi si è sviluppato un nuovo elettorato: un ventennio dopo la caduta del Muro di Berlino, i popoli dell’Europa centrale e orientale scelgono i propri politici sulla base dei loro programmi economici e sociali e non sulla base di una eredità storica. Negli ultimi vent’anni la sinistra europea non ha avanzato progetti, idee ma solo un desiderio di discontinuità con la destra. La sinistra europea di oggi sarà ricordata per le proposte riguardanti eutanasia, matrimoni gay ed ecologismo spinto. Il panorama europeo non ci offre interessanti progetti «di sinistra» neanche nel settore economico. La crisi della sinistra passa dallo smarrimento della propria identità, dalla mancanza di un messaggio, da quella paura di danneggiare l’immagine che spesso cela reali lacune di idee e programmi. Forse la situazione non è così negativa. Forse l’Europa non ha più bisogno dei socialisti. Il crescente successo dei liberali e dei verdi suggerisce che questi potrebbero divenire, un giorno non tanto lontano, i nuovi «socialisti».
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