Nominare oggi Cecilia Bartoli significa indicare una superstar del canto lirico made in Italy. Contesa dai teatri di tutto il mondo, la Bartoli possiede un talento che non è solo ristretto alla purezza dell’arte musicale, ma che si estende a capacità di intellingenza per ricerca e scelta delle interpretazioni del patrimonio dell’opera in lingua italiana rimasto in ombra o del tutto dimenticato. Händel, Haydn, Gluck, Vivaldi e ora Salieri sono le prove delle sue ultime fatiche - senza tuttavia dover rinunciare al grande repertorio che la distingue nelle opere di Mozart, Rossini e Donizetti. Nata a Roma, Cecilia Bartoli ha studiato al Conservatorio di Santa Cecilia e allo stesso tempo ha ricevuto insegnamenti dai suoi genitori cantanti professionisti, Silvana Bazzoni e Angelo Bartoli. In area anglo-americana, po-tremmo assimilarla in termini di popolarità a Pavarotti, perché come lui è stata richiesta dai più quotati direttori del mondo tra cui Herbert von Karajan, Sir Georg Solti, Daniel Baren-boim, Nikolaus Harnon-court Claudio Abbado, Pier-re Boulez, Myung-Whun Chung, Christopher Hog-wood, James Levine, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Sir Simon Rattle, Giuseppe Sinopoli. Peter G. Davis ha scritto della Bartoli nel finale del suo recente entusiastico articolo sul New Yorker magazine: «È una grande cantante, al culmine delle sue capacità».
La Decca, casa con la quale la Bartoli ha registrato quasi tutti i suoi dischi, ha inciso un cd con alcune arie di Antonio Salieri (1750-1825), lavoro svolto in collaborazione con il musicologo Claudio Osele. Tale apprezzabile progetto musicologico, condotto attraverso un’accurata ricerca e studio dei manoscritti originali, vuole essere un tentativo di ridare la luce alla splendida musica di Salieri. Assume anche un’importanza artistica-storica perché restituisce al grande compositore la sua dignità, come è noto offuscata da infondate malignità popolari che hanno indicato in Salieri l’avvelenatore di Mozart.
Tale leggenda ro-mantica - basata sull’invidia del genio altrui - ha ispirato fiumi di carte, dal teatro alla musica, fino al film di Milos Forman Amadeus, del 1984. In verità Salieri è stato un musicista di grande talento, successo e cultura, al servizio dei teatri imperiali degli Asburgo a Vienna; la sua generosità era riconosciuta anche tra i suoi numerosi studenti tra i quail spiccano nientemeno che Beethoven, Schubert e Liszt. Le 39 opere di Salieri abbracciano tutti i generi teatrali e forniscono un patrimonio inestimabile di studio degli stili operistici.
Grazie alla Bartoli dunque e al suo disco, in cui Adam Fischer dirige l’Orchestra of the Age of Enlightenment, si offre l’occasione di ascoltare per la prima volta tredici arie di Salieri. Che certo non è Mozart, sebbene la sua invenzione, la tecnica vocale, il suo senso del teatro non siano dissimili dal genio salisburghese. La Bartoli nel suo disco sceglie pagine che offrono brani scherzosi ma anche arie di contemplazione serena della morte; alcuni semplici, altri di difficilissma esecuzione fino a sfiorare parossismi virtuosistici, mostrando un’abilità unica nell’afferrare il carattere distintivo musicale tra drammatico, buffo e pastorale.
Cecilia Bartoli, The Salieri Album, Decca, 20 euro