È proprio vero che dentro le pieghe della cronaca nera, quella che occupa le pagine centrali dei giornali, si devono rintracciare le minuziose biografie dei protagonisti. Così accade nell’ultimo libro di Cinzia Tani, Amori crudeli, sette storie dove amore e odio sono talmente intrecciati da spingersi inevitabilmente verso la morte dei protagonisti. Tutte le storie cominciano dall’atto finale, dalla conclusione, brutalmente dal sangue, per un attimo la scrittrice/cronista fotografa la scena del delitto, o ferma l’immagine prima che si compia, lo fa con precisione e rapidità perché il suo interesse si sposta subito verso l’antefatto, verso il racconto della storia che sta prima di quel momento terribile e assoluto. In uno spazio e in un tempo lontani, ricostruiti col rigore dello storico che segue l’evoluzione delle storie con passione e partecipazione, soprattutto nel momento in cui si comincia ad affacciare l’ombra della passione. E l’antefatto non è solo seguire la nascita della storia d’amore; il prima che c’è dietro ogni fatto di sangue, sembra suggerirci la scrittrice, ha non solo un grande valore per capire la psicologia dei personaggi, ma la dignità di una vita normale: la famiglia, il matrimonio, i figli, i lutti, il lavoro, le vacanze e l’amore.
Proprio sull’amore viene a catalizzarsi l’attenzione della Tani, perché l’amore prima di divenire una malattia, e un’ossessione, è il frutto dell’incontro di due vite diverse che in qualche modo si metteranno alla prova, metteranno alla prova non solo i loro sentimenti ma le loro fragilità. La fragilità dei protagonisti, dei terribili fatti di sangue ha radici profonde, in famiglie difficili, in rapporti dolorosi e violenti con i propri genitori, in incontri sfortunati. E dall’indagine di queste radici nasce la dignità che ognuno di questi sette stralci di cronaca assume per divenire narrativa, per farsi storia tragica ma nello stesso tempo avvincente. I sette omicidi percorrono l’intero secolo, dal quel primo Scandalo al Quirinale compiuto in Italia nel 1911, all’ultimo, avvenuto in Grecia nel 1999 (Triste inverno in Macedonia). Le storie sono sempre inquietanti perché narrano nella maniera più semplice dinamiche normali e conosciute degli incontri d’amore, attraversano ogni classe sociale e culturale, ci comunicano insomma in maniera spietata che l’orrore della morte violenta può nascondersi ovunque. Certo i soldi hanno sempre un rapporto di vicinanza molto stretta con la violenza, così come l’infelicità familiare rappresenta una spinta verso la degradazione di sé. Ma ciò che inquieta di più leggendo le storie (e pensandole vere) è quel passaggio invisibile che trasforma in assassino l’amante e la persona amata in oggetto irrimediabile di odio. Un passaggio sottile puntellato di piccole avvisaglie e allarmi, che conducono però a un unico terribile verdetto: da talune passioni non si può uscire. Come dimostrano tutte le vittime delle storie della Tani. Tutte pronte a revocare il loro amore perché stanche o deluse o impaurite, tutte riacciuffate dall’assassino. Non è inutile forse ricordare che in questo libro vittime e assassini si scambiano continuamente il ruolo e che la pietà del cronista è quella del lettore.
Cinzia Tani, Amori crudeli, Mondadori, 400 pagine, 18 euro