Forse mai come oggi, dopo la battuta d’arresto della Cig e l’apertura di una fase nuova nei negoziati per la formulazione definitiva della Carta costituzionale, è opportuno riflettere sui cardini spirituali e culturali dell’Europa. Se la Cig avesse concluso positivamente con larghe convergenze il suo percorso, forse avremmo potuto ritenere questa riflessione ormai acquisita. Invece, come spesso accade, la realtà precede la teoria e in questo caso ci avverte, in modo spiccio e perentorio, che quel lavoro di interiorizzazione e valorizzazione dei valori primari della civiltà europea non è stato adeguatamente svolto. Perciò, per portare a buon fine il processo di costituzionalizzazione è necessario meditare ancora, e a fondo, sulla nostra essenza di uomini europei. Da tempo le élites politiche e intellettuali richiamano l’attenzione delle istituzioni sull’urgenza di non arrestarsi, nell’edificazione di un’Europa autenticamente unita, soltanto alle strutture economico-produttive, ma di spingersi su un piano più profondo, fino a toccare gli strati originari del nostro esser europei. Una persona che si è particolarmente distinta in questo appello è Václav Havel, che lo ha trasmesso a tutte le latitudini geografiche e culturali. Alcune sue pagine di prefazione a un volume collettivo curato da Furio Cerutti e Enno Rudolph offrono lo spunto per una lettura che si rivela particolarmente utile proprio nell’attuale stato di perplessità spirituale e di difficoltà politica dell’europeismo. Il filo che lega gli otto saggi in esso contenuti è l’esigenza di delineare un’identità politica comune sulla base di uno spazio di «conversazione degli europei fra di loro». Infatti, i percorsi di formazione dell’opinione pubblica sono talmente e tanto rapidamente cambiati negli ultimi anni, da richiedere nuovi canali di elaborazione, che siano transnazionali e transculturali. In quest’ottica, sostiene Cerutti, l’auspicato trattato costituzionale dovrebbe diventare il testo fondamentale per l’educazione civica europeistica delle giovani generazioni, che potrebbero formarsi su di esso fin dagli anni di scuola. Aggiungerei che questa prospettiva e il risultato che essa reca con sé avranno successo solo se la Carta costituzionale verrà compilata guardando a orizzonti lontani nel futuro e agli strati profondi della nostra cultura; e la paura di un regresso dell’integrazione europea che ci viene dall’attuale impasse della Cig potrebbe essere davvero la scossa decisiva per un’impennata d’orgoglio dello spirito europeo.
La questione dell’identità politica si lega, nel saggio di R. Bellamy e A. Warleigh, al problema della cittadinanza, riflesso di una società europea differenziata e che deve quindi svilupparsi come «cittadinanza multipla». In questo ragionamento, due concetti paiono significativi e utilizzabili: il primo è quello di «comunitarismo cosmopolitico», che tenta di unire due tensioni divergenti della teoria sociale contemporanea; il secondo è quello della «struttura multilivello di governo» (multilevel governance), in cui l’idea della «geometria variabile» legata prevalentemente agli aspetti economici si congiunge a quella della variabilità culturale che caratterizza le diverse aree del continente. Entrambi i concetti derivano da una constatazione: l’Europa è una realtà plurale e pluristratificata, non guidabile con strutture tradizionali, che richiede, pertanto, una molteplicità istituzionale quanto più vicina alle necessità dei popoli europei e quanto più flessibile nei confronti delle loro diversità.
Un’anima per l’Europa. Lessico di un’identità politica, a cura di Furio Cerutti e Enno Rudolph, Ets, 280 pagine, 16 euro