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I nemici della libertà secondo walzer

LIBERAL BIMESTRALE
di Giuseppe Bedeschi
Liberal Numero 22 - Febbraio / Marzo 2004
 

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Tanti esponenti della sinistra farebbero bene a leggersi il libro-intervista di Michael Walzer, La libertà e i suoi nemici, a cura di Maurizio Molinari: vi troverebbero una serie di analisi e di osservazioni in profondo contrasto col loro antiamericanismo e col loro incondizionato pacifismo. Alla domanda: «La sinistra è pronta ad affrontare il tema di come bisogna combattere il terrorismo?», Walzer risponde: «C’è una parte della sinistra che, evidentemente, non è pronta: non ha mai considerato seriamente, in realtà, la possibilità di governare il Paese, ha una visione romantica, veste i panni di un’opposizione permanente. Ma proprio questo la sinistra resterà sempre se non si occuperà delle esigenze della gente comune. (…) Il paradosso è che la sinistra si ritiene da sempre rappresentante e portavoce principale della gente comune; ma poi arriva la nuova emergenza del terrorismo e molti intellettuali di sinistra si affrettano a lavarsi le mani, non vogliono occuparsene. (…) La sinistra afferma di sentirsi responsabile del benessere del prossimo: deve diventarlo nei fatti. E il passo da compiere è quello di riconoscere che la violenza, l’uso della forza, non sono sempre e solo da respingere. Bisogna immaginare scenari nei quali l’uso della forza risulta giustificato e necessario e nei quali è doveroso decidere chi e come se ne debba incaricare, in quali circostanze ed entro quali limiti».
Né il liberal Walzer (che pure è contrario all’intervento militare così come è stato attuato contro l’Iraq) è più tenero verso gli idoli della sinistra. «Sarebbe stato meglio - dice - se la minaccia dell’uso della forza fosse venuta dalla Francia o dalla Russia, i maggiori partner commerciali di Saddam Hussein, la cui carenza di volontà nel confrontarsi con Baghdad fu una delle principali cause del fallimento delle ispezioni degli anni Novanta». In realtà, dalla Francia, dalla Germania e dalla Russia non è venuto nessun contributo ad affrontare realisticamente la minaccia di Saddam. Quanto ai politici che hanno guidato il movimento di opposizione alla guerra, essi hanno addirittura preteso che Saddam non fosse un nemico vero e proprio: ovvero hanno chiuso gli occhi. «La tirannia e la brutalità del regime iracheno erano largamente conosciute e impossibili da negare. L’uso delle armi chimiche nel recente passato. L’invasione dell’Iran e del Kuwait, la retorica della violenza, la sistematica ostruzione al lavoro degli ispettori negli anni Novanta, la crudele repressione delle rivolte che seguirono la guerra del 1991, la tortura e l’assassinio degli oppositori politici: come è possibile che un movimento politico serio abbia potuto ignorare tutto questo?». Già, come è possibile? O non sarà che quel movimento politico non è serio, ovvero è accecato da pregiudizi antiamericani in misura tale da perdere ogni senso delle distinzioni, ogni senso della realtà? I nostri «sinistri» - ecco il punto - non sanno quello che Walzer afferma a chiare lettere, e cioè che «l’America è una società egualitaria e pluralista come nessun’altra lo è stata nella storia dell’umanità». Per loro si tratta, invece, dell’Impero del Male.

Michael Walzer, La libertà e i suoi nemici nell’età della guerra al terrorismo, Laterza, 110 pagine, 9,50 euro
 

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