Quest’anno ricorre il quinto centenario della morte di Isabella di Castiglia, regina «cattolica» di Spagna e in attesa di beatificazione da parte della Chiesa.
Quest’ultima, già in procinto di procedere alla proclamazione ufficiale, si è tirata indietro per ragioni di «opportunità». Infatti, alte lagnanze si sono levate da parte ebraica e musulmana contro la beatificazione di questa donna, rea di avere espulso ebrei e islamici dal suo regno, di concerto col marito Ferdinando d’Arago-na. A voler sottolizzare, la Chiesa beatifica una persona e la sua vita privata, non la sua politica. E, a voler essere ancora più sottili, i credenti in altre fedi non avrebbero motivo per sindacare decisioni cattoliche e prettamente religiose. Ma la Santa Sede ha preferito soprassedere, almeno per il momento, in attesa di tempi più tranquilli (se mai verranno). Contro questa ingiustizia si è prontamente levata la voce di Jean Du-mont, storico francese specializzato in cose ispaniche e defunto pochi anni fa. Il suo libro è stato tradotto in italiano a cura di Vittorio Messori La regina diffamata. La verità su Isabella la Cattolica. Den-tro, troviamo sia il ritratto a tutto tondo di quella che effettivamente fu una santa, sia la puntuale spiegazione della sua politica. Politica, a quel che si legge, meritoria in molti sensi, visto che alla tenacia, all’abilità e alla lungimiranza di questa vera «dama di ferro» si dovettero l’unificazione della Spagna, la sua riconquista alla cristianità, l’impresa di Cristoforo Colombo, le basi per la grande potenza futura del Paese (nessuno avrebbe scommesso sul fatto che di lì a poco la Spagna sarebbe diventata la superpotenza planetaria incontrastata) e l’anticipazione della grande stagione della Controriforma cattolica.
Dumont verga pagine chiarificatrici anche sul principale dei punti dolenti a carico della «regina diffamata», l’istituzione dell’Inquisizione (quella, appunto, spagnola, la più tosta). Non tutti sanno che il suo famigerato capo, Torquemada, era di famiglia ebrea: era stato scelto proprio per dimostrare neutralità e buona volontà. La Spagna del tempo aveva una peculiarità che la rendeva fragilissima: la sua unità nel cristianesimo era stata raggiunta da pochissimo (1492) e già rischiava di conflagrare in guerra civile, dal momento che aveva al suo interno due minoranze fortissime, gli ebrei e i musulmani, con percentuali spropositate. Per quanto riguarda i primi, molti erano divenuti conversos passando al cristianesimo ma continuavano a «giudaizzare», come si diceva: cioè, a seguire le pratiche della loro vecchia fede. I secondi non facevano mistero della loro volontà di rivincita. Dopo anni di tentativi di accomodamento, l’espulsione fu una via obbligata e buon ultima rispetto a tutti gli altri Paesi. Gran parte degli ebrei espulsi venne accolta a Roma, dal Papa.
Dumont si chiede, polemicamente, se un popolo abbia diritto o meno alla salvaguardia della propria identità e, se ciò valeva per ebrei e musulmani, perché non doveva valere anche per i cristiani? Infine, Isabella ebbe il merito di aver difeso con tutto il peso della sua carica la causa dei diritti umani (e cinque secoli fa!) degli indios amerindi, che considerò sudditi della corona al pari degli spagnoli: gli schiavi che Colombo aveva portato dal Nuovo Mondo li liberò a sue spese e giunse perfino a far arrestare il navigatore, reo di aver disatteso gli ordini ricevuti in tal senso. Insomma, una donna da beatificare.
Jean Dumont, La regina diffamata, Sei, 180 pagine, 12,50 euro