I progressi dell’informatica potrebbero risolvere uno dei problemi storiografici fino a ora quasi insolubili, quello di scrivere la biografia di un compositore collegandola con la descrizione e l’analisi delle sue creazioni. Non intendiamo qui la ricerca di quel filo sottile che unisce (talora in modo del tutto misterioso) la creazione dell’artista alle vicende del suo essere fisico, ma semplicemente l’inserimento nella cronaca della sua esistenza, delle tappe della sua carriera artistica, che pure di tale esistenza sono parte precipua. Nel caso del letterato o del poeta è semplice inserire nella narrazione citazioni dai suoi scritti, e altrettanto (anche se spesso con esiti meno persuasivi) si può dire per le riproduzioni delle opere di pittori, scultori, architetti. Nel caso del musicista, per contro, un libro non potrà fare riferimento alle opere del medesimo se non attraverso titoli e sigle che hanno un significato solo per coloro che già le conoscono o attraverso esempi musicali ancora più indecifrabili per il non iniziato. La totale mancanza di praticità ha sempre reso difficile, scomodo e poco produttivo il collegare editorialmente un libro con illustrazioni discografiche. Salvo rarissimi e comunque non probanti casi di opere geniali che costituiscono esse stesse una grande creazione artistica e che riescono, con la pura suggestione poetica o letteraria del loro contenuto, a trasmettere a qualsiasi lettore un’immagine viva e completa dell’artista, l’impresa di scrivere biografie dei grandi e piccoli compositori pone l’autore di fronte a una scelta drastica. O scrivere un libro per iniziati (con una ricca gamma di gradazioni fra il testo scientifico, quello dedicato ai musicisti e quello dedicato ad appassionati comunque capaci di interpretare mnemonicamente o musicalmente i riferimenti del testo), o scegliere l’opera divulgativa, volta a illustrare la personalità dell’artista al lettore non iniziato e nella quale perciò i riferimenti musicali, con rarissime eccezioni, perdono ogni significato. Siamo dunque di fronte a una netta dicotomia nella quale uno dei destinatari più frequenti e più importanti, agli effetti della diffusione dell’arte dei suoni, cioè il lettore inesperto che voglia essere iniziato all’ascolto della musica anche attraverso la conoscenza della vita e dell’opera dei compositori, è spesso il più trascurato. Quanto più si procede sulla strada della ricerca specialistica, tanto più i grandi della musicologia o della storiografia musicale preferiscono dedicare il loro preziosissimo tempo a opere che rivelino nuove verità o servano da guida a musicisti e critici piuttosto che a opere biografiche complete, divulgative o no. Di fronte alla recenti scoperte della musicologia vivaldiana o alla nuova immagine di Rossini che emerge dalla riscoperta delle sue opere serie, sarebbe quasi impossibile proporre al lettore una biografia aggiornata e persuasiva, divulgativa o meno.
Il nuovo mondo dell’informatica ci lascia intravvedere in un futuro assai breve una soluzione a questo problema: prima il cd rom, poi il dvd e gli immancabili rapidissimi sviluppi futuri permettono di scorgere la possibilità di unire in un solo testo (sia pure leggibile solamente attraverso un dvd o un computer) l’opera letteraria che narra e commenta la vita del compositore e l’ascolto di quelle opere che si ritenga opportuno inserire a chiarimento e integrazione indispensabile della narrazione. A questo si aggiungono la facoltà di programmare l’audizione nel momento che l’autore ritiene opportuno, la possibilità di presentarne e commentarne anche dettagli molto sottili, l’opportunità per il lettore di scegliere e dosare tale intervento a seconda delle proprie esigenze, nonché una selezione di lingue (unendo anche il documento in lingua originale con la traduzione simultanea) in cui leggere o ascoltare gli allegati storici quali lettere, documenti o altro. Un altro passo e si potranno ritrascrivere in dvd (o nel suo successore, qualunque esso sia) le grandi biografie storiche scritte da Pincherle, Einstein e così via fino alle più attuali rendendole accessibili a chiunque. Più ancora: con una certa vivacità e ricchezza di esempi musicali si potrà portare il «non iniziato» a confrontarsi perfino con un genere di opere reputate oggi strettamente specialistiche quali, a puro titolo di esempio, quelle sull’uso della tromba in Bach o degli abbellimenti in Vivaldi!
Ritorniamo al momento attuale: finché gli studiosi di oggi non sfrutteranno i nuovi mezzi a disposizione per orientarsi verso la missione sempre più indispensabile della ricerca di un nuovo, sterminato pubblico di potenziali ascoltatori da conquistare, resterà in vigore - salvo rarissimi casi di opere geniali, rivelatrici per gli addetti ai lavori e nel contempo accessibili a qualsiasi lettore (come ad esempio gli scritti di Stendhal su Rossini - la netta separazione fra l’opera biografica diretta agli iniziati e l’opera divulgativa che concentra l’attenzione sulle vicende umane dell’esistenza del compositore, rinunciando a un esame dettagliato della sua produzione artistica che, fra l’altro, troverebbe difficilmente spazio sufficiente in una narrazione sintetica spesso ricchissima di vicende appassionanti. In ogni caso poi la diversa formazione artistica o scientifica dell’autore lo conduce a raccontarci il musicista sotto una luce personale, presentandolo ogni volta da un’angolazione diversa, per cui anche delle più popolari figure della storia della musica possiamo ancora leggere delle sintesi nuove e interessanti. Un’opera radicalmente esemplare sotto questo aspetto, indubbiamente notevole per la sua esposizione intensa e avvicente che non dà tregua al lettore costringendolo a percorrerla in un soffio dall’inizio alla fine, è La vita e il tempo di Wolfgang Amadeus Mozart di Piero Melograni recentemente uscita per i tipi degli Editori Laterza. L’autore è ben noto in campi assai lontani dalla musicologia come storico; ne abbiamo apprezzato le pagine di La modernità e i suoi nemici e testi come Dieci perché sulla Repubblica, Il mito della rivoluzione mondiale, La famiglia italiana dall’Ottocento a oggi per non citarne che alcune, nonché l’importantissima edizione del Principe di Machiavelli. Il suo rapporto con la musica risale a un giovanile impegno dilettantistico nel campo del canto e del pianoforte; la sua passione per l’opera mozartiana, genuina e profonda, era nota all’editore tanto da spingerlo a chiedere a Melograni un libro di settanta pagine da dedicare ai ragazzi. L’autore spiega nel «Congedo» per quali motivi (alcuni dei quali di natura etica) in corso d’opera ha convertito il progetto in quello di redigere una più estesa biografia per adulti. L’impostazione che Melograni dà al suo libro si colloca del tutto all’opposto dell’opera per iniziati: l’autore ci vuole avvicinare al Mozart essere umano raccontandone le complesse e ricche vicende con la vivacità del cronista, che dà alla narrazione un tono di immediata attualità, e con l’attenzione dello storico che si appoggia su documentazioni esatte per ambientare quelle vicende con la massima evidenza nella realtà circostante, lasciando il minor spazio possibile alla fantasia. Melograni inizia mettendo in relazione il nome di Mozart con la personalità del genio: Wolfgang , «il passo del lupo» - rapidissimo e spesso, nei nostri climi, solitario - ne esemplifica la rapidità e la singolarità del percorso artistico, Teophilus (poi Amadeus), «l’amico di Dio», ne simboleggia la profonda coscienza religiosa. Ma per dare alla narrazione un carattere più snello e per creare un clima di affettuosa confidenza fra il lettore e il suo protagonista, lo abbrevia in «Wam» usandone solo le iniziali («fa pensare a una vampata, dà un’immagine di potenza e al tempo stesso è uno scherzo. Mozart fu vampata, potenza, scherzo e molto altro ancora»). Poi ci trasporta con lo stile cronistico vivo e attuale di cui si è detto, quasi come se potessimo essere presenti al fianco del compositore, in un mondo distante dal nostro in cui, ad esempio, le condizioni igieniche difficilissime non potevano non influenzare ogni aspetto dell’esistenza umana: come poteva uno straniero non «vaccinato» conservare una perfetta forma fisica in una Parigi in cui la popolazione viveva bevendo l’acqua della Senna nella quale confluivano anche tutti i rifiuti della città?
Ma l’obiettivo dello storico si appunta in primo luogo sugli aspetti sociali della vita di allora e in particolare su tutti quelli che potevano influenzare materialmente l’esistenza del compositore e il rapporto fra la sua arte, le sue aspirazioni e le sue necessità pratiche. Lungo tutta l’opera Melograni tende a dimostrare come la produzione musicale di Mozart sia stata influenzata dal carattere nomade dell’attività impostagli dal padre che così facendo, con grande ingenuità, aveva «declassato» sotto l’aspetto economico l’immagine del figlio di fronte ai massimi reggenti dell’epoca (l’imperatrice Maria Teresa nel 1771 sconsigliava a suo figlio, l’arciduca Fernando, di assumere i Mozart perché «ils courent le monde comme des gueux», corrono per il mondo come degli accattoni), impedendogli di raggiungere la sistemazione allora ideale di musicista di Corte presso una grande Casa regnante. Secondo Melograni questa situazione, prolungatasi per tutta la vita, ha costretto «Wam» a dipendere dai proventi di un’attività continua e frenetica nei più vari campi della musica: anche a questo dobbiamo la sua febbrile sete di progresso verso sempre nuove creazioni e nello stesso tempo l’assoluta libertà di avventurarsi su sentieri arditi e non convenzionali. Sempre sotto questa angolazione, Melograni dedica una ricca e documentata analisi al difficile rapporto di Mozart con il padre, dapprima suo «manager» e promotore poi sempre più in contrasto con la natura e le ambizioni del figlio; ma anche al complesso, intenso e variegato rapporto di Mozart con l’eterno femminimo e con tutti coloro - imperatori, principi, massoni, aristocratici e non - che hanno appoggiato od ostacolato la sua attività creativa. Con il vigore e l’impetuosità di un torrente in piena il lettore viene posto di fronte all’esistenza, affascinante e complessa fino all’incredibile, di un essere umano che, pur essendo un grande genio capace di dare all’umanità mirabili messaggi di bellezza e di fede nell’uomo, ha dovuto segnalarsi per la sua inesausta volontà di resistere a una continua catena di difficoltà e di ostacoli, con la sola inesauribile forza del suo lavoro e il fascino della sua personalità di artista senza mai scendere a facili compromessi con la sua coscienza.
È sorprendente notare come in una narrazione così serrata e condotta sotto un’ottica così dichiaratamente cronistica, la quasi totale assenza di una descrizione delle opere musicali - la cui citazione appare in forma rapidissima come elemento fondamentale e scopo primo di ogni fase dell’esistenza di Mozart a cui fornivano comunque l’indispensabile sostegno economico - passa quasi inosservata; anzi, si ha quasi l’impressione che il ritmo incalzante della vicenda biografica ne verrebbe rallentato. Il che avviene in effetti per le due o tre composizioni a cui Melograni dedica maggiore spazio; dobbiamo dire che verrebbe quasi il desiderio di consigliare al lettore di saltare quelle rare pagine tale è la coerenza con cui Melograni dà vita al suo personaggio in un’epoca che sa renderci attuale e presente nonostante le enormi distanze. I rari commenti in materia musicale consistono per lo più in rapidissime citazioni dai massimi testi di oggi. Per il resto, Melograni non si lascia tentare dal desiderio di abbandonare il fluire della realtà pratica per cercare i più impalpabili sentieri delle ricerche spirituali. Non gli interessa analizzare - al di là della realtà documentabile - il gioco di sottili premonizioni che si nasconde sotto il fatto che un tema della prima Sinfonia diviene quello del Finale (la straordinaria Fuga) dell’ultima Sinfonia, né sembra accorgersi del profondo dissenso fra Da Ponte e Mozart nell’interpretare la sostanza del Don Giovanni (opera buffa per l’uno, dramma serio per l’altro) che traspare perfino dalle correzioni che Mozart, nella sua partitura, ha apportato al libretto. Potrebbe interessare di più agli effetti della sua direzione narrativa la storia delle varianti apportate in momenti successivi da Mozart al Don Giovanni durante la serie di esecuzioni viennesi nell’accanito tentativo di assicurarsi un maggiore successo di pubblico. E, francamente, quando scrive che «il Requiem non è un’opera scritta da Mozart, quanto piuttosto un’opera che altri scrissero per lui» ci chiediamo perché fra i documenti da lui consultati non vi sia anche un facsimile dell’autografo. Gli siamo invece grati per aver preso diffusamente le difese del Sogno di Scipione, per noi una delle vette del genio musicale mozartiano, anche se Melograni avrebbe dovuto precisare che l’Aria che ha avuto successo a Salisburgo nel 1772 (l’anno dopo la composizione dell’opera), cioè l’Aria della Licenza Seconda - una delle più stupende pagine vocali mozartiane che concilia uno stile cantabile nobile ed elevato, lievemente struggente con un’esplosione virtuosistica di rara bellezza - era appunto una seconda dedica, cioè un’Aria nuova, paradossalmente offerta proprio a quel Hieronymus Colloredo, neo-eletto principe-vescovo di Salisburgo, che avrebbe poi inflitto al compositore le peggiori frustrazioni. Ma, torno a dire, tutto ciò si colloca ai margini (o forse fuori dai margini) del testo di Melograni, che vuole avvicinare Mozart a ogni categoria di lettore descrivendoci in modo affascinante con amore, entusiasmo e precisione storica lo straordinario interesse interiore, politico, sociale e perfino psico-fisiologico dell’esistenza di un meraviglioso essere umano che era anche uno dei massimi geni mai vissuti. Può esservi in questo anche un’opportuna premessa per una rinnovata conoscenza dell’opera musicale? Ascoltiamo! La musica è un linguaggio che sorpassa ogni parola e ogni pensiero.