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La globalizzazione servita a tavola

LIBERAL FONDAZIONE
di Claudio Trionfera
liberal n°23 - Aprile/Maggio 2004

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cop23Questa volta la mia rubrica si fa rovente, urticante, impertinente, affronta un tema scottante, forse il più importante del momento historico histerico in cui viviamo e lottiamo e magnamo. Lo so bene che da più parti si lamenta il fatto che la scena politica italiana sia un immane groviglio di tornaconti personali, un laocoontico garbuglio di attività lucrose, di succose commesse pubbliche, di non troppo sommesse imprese private e compagnia bella. Lo so che da tutto ciò si ricava la sensazione netta che l’esecutivo sia fortemente invalidato nella sua credibilità, che ogni suo atto governativo ne venga pregiudicato, che il suo leader sia pesantemente macchiato da un grave conflitto d’interessi. Ma poi mi pare anche che a nessuno importi veramente venirne a capo, altrimenti lo si sarebbe fatto da un pezzo. Non vi pare? Perciò decido che posso anch’io scendere in campo e correre il rischio che l’arbitro mi faccia un fischio di rigore, che mi penalizzi col cartellino rosso, che mi butti giù nel fosso e amen. 
Insomma decido che ho tutto il diritto di lanciarmi in questa recensione senza tema di una sanzione amministrativa punitiva, senza pericolo di ricevere un avviso di reato, senza aspettarmi una condanna alla perenne interdizione dai pubblicistici uffici di gastro affabulatore. A scanso di equivoci e di inutili insinuazioni e per far tacere le male lingue che sono sempre in agguato dietro l’angolo, rivelo da subito che il ristorante che mi accingo a lodare sperticatamente ha una sala interamente dedicata alla mia imperitura pittura su tela (opere acquistate regolarmente in moneta sonante) e che quindi è inutile che state lì a malignare che sono coinvolto, che c’è qualche risvolto poco pulito, che mi avete beccato col dito nella marmellata, che sono un cortigiano bipartigiano sfegatato e sputtanato. 
La Frasca non necessita certo del mio appoggio, del mio elogio, del corteggio di chicchessia, La Frasca sta lì da una vita, sempre fresca, rigogliosa, odorosa, orgogliosa della terra da cui germoglia e su cui spande la sua ombra poderosa che ha pochi rivali. La Frasca nessuno se la può mettere in tasca, La Frasca non è una fiasca vuota come molti ristoranti alla moda, La Frasca non tresca con le guide, non ne ha bisogno, La Frasca è un sogno sotto ogni aspetto, non solo eno culinario. Se non ci credete provate a parlare d’arte (dico d’arte) con Gianfranco Bolognesi o col maître Bruno Renna, provate a sfogliare uno dei tanti libri del patron (L’universo nel piatto 1, 2 e 3) corredati dalle fotografie del grande Franco Fontana che ha genialmente abbinato i suoi scatti ai piatti della casa.
Provate a scorrere il menu, provate a saggiare quel che mi son pappato io il 19 febbraio dell’anno in corso, data da non desmetegare, da segnare sul calepino, da sottolineare con il trattino rosso degli eventi eminenti, ingerenti. Amarcord: terrina di pollastra e foie gras accompagnata da una composta di frutti dimenticati. 
Zuppa di carciofi con raviolette di formaggio squacquerone e coriandoli di guanciale. Pappardelle all’antica con ragù profumato allo scalogno croccante. Anitra arrosto speziata con fichi secchi, mele caramellate e cous cous. Crèpe al mandarino, semifreddo all’arancia, spuma di limone in un caleidoscopio di meridione che si romagnolizza in nome della giusta globalizzazione.

La Frasca, via Matteotti 38, Castrocaro Terme-RA, tel. 0543-767471
 

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