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Il professore

LIBERAL BIMESTRALE
di Michael Novak
Ciò di cui oggi la Chiesa ha più bisogno
è un'azione di natura intellettuale

Liberal n. 40 - maggio-giugno 2007


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Considerando anche solo i Papi saliti al soglio pontificio nel corso della mia vita, cioè Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e, oggi, Benedetto XVI, è sorprendente rilevare quanto siano profonde le differenze di carattere e personalità che li contraddistinguono. Diventare il Vescovo di Roma non significa, naturalmente, omologarsi e diventare plasmabili in un’unica, identica forma. Il Papato è una carica che lascia molto spazio all’individualità. Tenuto conto dell’ampia varietà di mentalità, sensibilità e caratteri mostrati dai diversi successori di Pietro, l’essenziale coerenza della dottrina della Chiesa nel corso della storia appare ancor più rimarchevole. Infatti, una delle caratteristiche più evidenti di Papa Benedetto XVI è costituita dalle profonde differenze esistenti tra questi e Papa Giovanni Paolo II, nonostante i due abbiano vissuto una profonda comunione di spirito e una stretta collaborazione per moltissimi anni. Karol Wojtyla era un attore nato. Tutto ciò che faceva lo faceva con stile, con un tocco di teatralità, un brillante umorismo e un’istantanea capacità di comunicazione con il proprio pubblico. Il ruolo che egli ha interpretato sulla scena internazionale è stato uno dei più grandi mai interpretati prima da alcun altro Papa nella storia. Ha saputo realmente determinare il destino dell’epoca in cui è vissuto, molto più di quanto abbia fatto la Chiesa cattolica. Con il suo amore per ruolo pastorale universale del Vescovo di Roma, Giovanni Paolo II è stato visto in carne e ossa in più parti del mondo e da un numero maggiore di persone rispetto a qualsiasi altro Papa nella storia dell’umanità. Persino per i suoi funerali è giunta a Roma la più vasta moltitudine di persone che si sia mai vista confluire in un’unica città nel corso dei tempi.

Benedetto XVI non è meno amato: alle sue udienze del mercoledì partecipano anche più persone di quante assistessero a quelle del suo predecessore e, nel mondo, è percepibile un affetto sobrio ma vivo per la sua persona. Tuttavia, i suoi non sono i modi di un attore, bensì quelli di un professore, seppure molto garbato, persino affettuoso, che ama insegnare e scherzare con i propri allievi mentre fa lezione. La passione per la sua materia si irradia e attrae chi lo ascolta. Mostra il proprio amore per la disciplina, in modo da accendere quella passione anche nel suo pubblico. Giovanni Paolo II insegnava con la verve del grande attore e del coraggioso condottiero di popoli. Benedetto XVI è un insigne professore dai toni pacati, adatti all’aula scolastica. Il profondo amore che nutre per quanto insegna è persino più interessante e seducente della sua tanto ammirata limpidezza intellettuale. La sua prontezza la deve a Bonaventura (più che a Tommaso d’Aquino), mentre il suo stile s’ispira a quello del francescano più che del domenicano. Le due tradizioni hanno molto in comune, ma ciascuna ha le proprie peculiarità distintive. Una è logos, l’altra è caritas.

Va da sé che, sin dai primi istanti successivi all’annuncio del suo nome, ho provato un affetto particolare per Giovanni Paolo II. Ricordavo gli elogi sul suo conto che avevo sentito formulare mentre ero a Roma per il Concilio Vaticano Secondo. Ero particolarmente toccato dalle sue origini polacche, perché le radici della fede della mia famiglia erano radicate nella confinante Slovacchia. (Dalla cima della montagna dietro il paesino di mio nonno, in una giornata limpida, era possibile vedere la Polonia in lontananza). C’era qualcosa nei suoi modi che mi ricordava alcuni miei zii e zie. Nelle rarissime occasioni in cui ho potuto sedere a tavola con lui in Vaticano, mi sono ricordato con nostalgia della cucina di mia nonna: gli stessi sapori, gli stessi odori, una nostalgia «slava», sebbene il fascino del Papa fosse universale. Essere cattolico significa essere universale e particolare nello stesso tempo. 

Eppure, sono lieto di rilevare con quanta rapidità JosephRatzinger abbia impresso la propria personalità sul soglio pontificio, senza imitare Giovanni Paolo II, né discostandosi da tutto quanto realizzato dal suo predecessore. Più Benedetto XVI resterà in Vaticano, più marcatamente potremo scorgere i tratti distintivi della personalità che lo rende a immagine di Dio, in una maniera che gli è assolutamente propria, diversa da quella di Giovanni Paolo II. Il Creatore, ha scritto Tommaso d’Aquino, è infinito, quindi è necessaria un’infinità virtuale di esseri umani particolari per riflettere il volto di Dio. La varietà di uomini che abbiamo visto salire al soglio di Pietro nel corso della storia è soltanto un’esemplificazione di tale principio. Mi chiedo se Papa Benedetto a volte pensi che il succedersi di un tipo umano a un altro diverso sia un bene per la Chiesa e che è essenziale che egli sia semplicemente se stesso. E che la pioggia di encicliche e di attività sgorgata dall’animo fertile di Giovanni Paolo II debba essere seguita da un periodo di maggiore pacatezza e riflessione. Le buone sementi piantate di recente hanno bisogno di tempo per germogliare. Allo stesso modo, grazie alla chiarezza puntuale e alla pazienza di un insegnante è possibile approfondire quanto appreso. Lo stile della Chiesa non è univoco, bensì multiforme. In altri ambienti, è vero, si ode un mormorio. I maggiori sostenitori della necessità di riorganizzare l’amministrazione burocratica di Roma dubitano che ciò accada con Benedetto XVI. Tale importante e oneroso compito era stato ignorato dal Papa precedente, i cui occhi vivi e scintillanti si erano posati su moltissime correnti e innumerevoli luoghi della terra. Queste persone potrebbero restare sorprese. Esiste un particolare tipo di intelletto, sobrio, che predilige la chiarezza e la pazienza, il quale contempla pacatamente, pondera e agisce soltanto quando ciò che deve essere fatto risulta chiaro e il momento è quello giusto. Dubito che Benedetto, o qualsiasi professore, sia attratto dall’idea di riorganizzare un’imponente istituzione burocratica. Ma questo nuovo Papa è intelligente e coraggioso. E potrebbe farlo. 

Tuttavia, ciò di cui attualmente la Chiesa ha maggiormente bisogno è un’azione di natura intellettuale. Ha bisogno di essere guidata e consigliata nel far fronte al jihadismo omicida da un lato e all’islam in quanto religione dall’altro. Su questo punto, Benedetto ha asserito con chiarezza che l’islam è una religione niente affatto analoga al giudaismo e al cristianesimo. La sua idea di Dio è quasi completamente diversa: non è quella del Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e Gesù. La sua idea della persona umana è molto diversa. Il suo senso della libertà religiosa è, almeno finora, immaturo e manca quasi completamente della comprensione delle leggi dello sviluppo della dottrina di secolo in secolo. Quindi, quando i jihadisti esaltati invocano a gran voce l’imposizione della legge della Sharia dell’Undicesimo secolo, nessuno ha l’autorità, né le argomentazioni, per deriderne l’assurdo riposizionamento all’indietro delle lancette dell’orologio. Papa Benedetto XVI ha formulato un pensiero alquanto originale e brillante: il dialogo tra l’islam e la cristianità sul piano della religione è pressoché impossibile, ma può e deve esservi dialogo tra culture islamica e cristiana. 

Anche la Chiesa necessita di una guida intellettuale capace in materia di dialogo tra ateismo occidentale e credo giudaico-cristiano. Nella pratica, diversa dalla teoria, sia i credenti che in non credenti in realtà conoscono l’oscurità nella ricerca di Dio, il vuoto e persino (come sottolinea San Giovanni della Croce), il nulla. Nada y nada y nada. Da Cardinale, Papa Benedetto XVI ha già esplorato questi territori, nel dibattito che ha tenuto con il filosofo Jürgen Habermas, nonché nelle conversazioni con Marcello Pera. Speriamo che Benedetto dedichi un’intera enciclica al ruolo che il nichilismo ateo ha svolto nell’azione di disarmo intellettuale delle democrazie negli anni Trenta del Novecento e al rispetto reciproco tra atei e credenti, necessario nell’immensa lotta cui ci troviamo di fronte. Qual è il ruolo dell’umanesimo cristiano nel dialogo con l’umanesimo ateo? Benedetto XVI è un insegnante: un insegnante della luce del logos e della stella polare della caritas. Seguendo questi sentieri gemelli è diventato insegnante della stessa vita intima della Trinità. Da suo studente, Padre John Jay Hughes di St. Louis ha scritto che uno dei temi più cari a Benedetto è quello della gioia. Forse Benedetto XVI vorrà dimostrare come con l’ateismo ci si debba confrontare sì, certo, tramite il logos, ma anche con l’evidenza piena di una vita di gioia. Le epoche future gli saranno riconoscenti se questo Papa, così particolare, seguirà le inclinazioni più intime della natura di cui Dio gli ha fatto dono. Durante il Conclave, qualcuno espresse il desiderio che venisse eletto Ratzinger, perché Ratzinger rappresentava allora la matita più appuntita dell’astuccio. La Chiesa ha molto bisogno di una matita appuntita, che la guidi attraverso i pericoli dell’epoca attuale.

(Traduzione di Valentina Maiolini)
 

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