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Bartolini e la sua donna del sogno

LIBERAL FONDAZIONE
di Leone Piccioni
liberal n°23 - Aprile/Maggio 2004

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cop23Scrivo su Luigi Bertolini non solo perché è stato un grande artista e un ottimo scrittore del Novecento, ma perché la benemerita casa editrice Avagliano ha ristampato recentemente uno dei suoi libri più belli, Vita di Anna Stickler. Luigi Bartolini (1892-1963) è stato un grande acquafortista, secondo solamente a Morandi, a mio parere, un narratore ispirato, un poeta, un fortissimo polemista. Antifascista, fu sottoposto a molte sanzioni fino all’arresto e poi praticamente confinato a Osimo. Il libro che lo rese più famoso come scrittore è certamente Ladri di biciclette del ’46: come tutti sanno, De Sica ne trasse un film memorabile. Ma assai diversa era l’interpretazione che veniva data. Per Bartolini, ricerca tra la malavita per ritrovare l’amata bicicletta, con pagine grottesche e altre piene del suo umorismo. Per De Sica, invece, impegno drammatico, profonda indagine sociologica, tensione e disperazione. Per Bartolini scrittore bisognerà ricordare almeno Passeggiata con la ragazza del ’30 (scriveva De Robertis: «Direi che tra le righe si legge una disperata felicità»); Ragazza caduta in città del ’45; Racconti scabrosi del ’63 e altri ancora. Tra questi molto importante Vita di Anna Stickler del ’43: alla Stickler, vera o figurata, certamente conosciuta a Merano, Bartolini dedica anche una raccolta di poesie del ’41.
Ancora De Robertis su Bartolini: «Dalla memoria a poco a poco gli è nato il piacere del raccontare, continuo, affettuoso, vivo. Dalla memoria e direi dalla malinconia». E ancora: «Quando pur s’arriva a scrivere un romanzo come Ladri di biciclette, un romanzo picaresco a quel modo e nostro al massimo grado, passiamogli perfino la ginnastica degli insulti. Sono gli insulti delle “alte menti” che più offendono». E De Robertis naturalmente si richiamava ai punti di maggior tensione polemica di cui Bartolini era capace, provocatore e giudice severo, pur essendo di persona buono, generoso, leale.
Cito dall’introduzione al libro di Raffaele Manica: «Anna Stickler è insieme persona vera e immagine della fantasia: donna appartenente a una realtà, compagna come fu di amori, di lavoro e di vagabondaggi, donna del sogno di Bartolini». Un «mito» per concludere in un’atmosfera panica entro boschi e fiumi aspettando che escano dalla fantasia proprio le «ninfe» da Bertolini amate. Anna è un personaggio fuori dalla realtà «sempre in contrapposizione con la gente di città e avversa alla gente che non capisce più la tragedia amorosa». Naturalmente un giudizio popolare la condanna, andrà in casa di correzione, sparisce, poi si sposa, e Bartolini non sa darsi pace e grande è il suo rimpianto: Anna - scrive - di natura mite, angelica, astratta, piena di celeste, e incapace di supporre un qualsiasi male del mondo, ignara di tutti, vergine di ciascuno, e quasi vergine di sospiri». Naturalmente Bartolini scrittore non dimentica il Bartolini pittore: «La pittura - scrive - è un pretesto per ragionare con la natura. Per cantare insieme alla natura. E quindi, primo dovere, primo dovere del pittore è di sortire all’alba dal chiuso del suo studio. Andare incontro al sole».
 

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