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Napoli ex capitale nella penna di Fucini

LIBERAL FONDAZIONE
di Renzo Foa
liberal n°23 - Aprile/Maggio 2004

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cop23Dici Napoli e non puoi non pensare che nessun’altra città italiana è stata al centro di tanta attenzione letteraria. Non come cornice per storie né come palcoscenico per farvi giocare gli attori, ma proprio in quanto soggetto a sé o diretto oggetto di indagine. La ripubblicazione di Napoli ad occhio nudo di Renato Fucini da parte dell’editore Avagliano ci ricorda che questo interesse, direi questa curiosità, fu una delle imprese della cultura liberale e democratica dell’Italia post-unitaria. Allora l’ex capitale del Regno delle Due Sicilie - uno dei maggiori centri urbani europei - venne proposta come «il problema» del nuovo Stato, ovvero il problema sociale e il problema meridionale. Fu Pasquale Villari l’instacabile protagonista della chiamata a raccolta di alcuni intelletti che si trasferirono all’ombra del Vesuvio, che esplorarono e che scrissero, lasciando alcuni testi che sono passati alla storia come dei classici, però ormai quasi dimenticati. Napoli a occhio nudo, il reportage narrativo scritto nel 1877, è uno di questi. Non si tratta di una testimonianza qualsiasi sull’«Italia com’era», da leggere a centotrent’anni di distanza come un reperto archeologico. Racconta piuttosto che la cultura figlia del Risorgimento non fu assente e che, anzi, in quella stagione - come si dice - affondò la penna in alcune delle grandi questioni che l’unificazione aveva scoperto o, se si vuole, più direttamente aperto. Nota nella prefazione Toni Iermano che si trattò di un impegno che «servì a sensibilizzare il Paese sui terribili e irrisolti problemi di Napoli e delle sue classi povere» per evitare che si continuasse a scrivere che «l’Italia non conosce se stessa». Così, leggi questo libro e ti imbatti in tanti personaggi che hanno legato il loro nome a quell’impresa. Sullo sfondo c’è Jessie White Mario, la scrittrice ex garibaldina, autrice della dettagliata inchiesta (La miseria in Napoli) che è considerata il primo esempio italiano di inchiesta giornalista. C’è la premessa del lavoro che lancerà Matilde Serao, Nel ventre di Napoli. C’è Giustino Fortunato che accompagnò Fucini nei suoi giri e che, con Sidney Sonnino, fu un consulente d’eccezione dello scrittore toscano. Ma c’è soprattutto Pasquale Villari - attraverso una serie di lettere pubblicate in appendice - che appare come l’organizzatore dell’impresa e il saggio consigliere. Il merito del curatore di questa ristampa, Iermano, sta nel proporre Napoli ad occhio nudo non come un semplice reportage narrativo ma come un’impresa culturale, di spiegarne il contesto, l’origine e la storia, di aprire una finestra su una lontana operazione che - vedi alla voce: meridionalismo - è rimasta nella storia italiana.
Infine due parole sul libro in sé. Non so quanta attenzione ci sia ancora su Renato Fucini, livornese, una delle penne più brillanti dell’Ottocento italiano. Probabilmente poca. Ma nel suo linguaggio, nel suo metodo, ci appare un contemporaneo. Al di là dell’artificio di scrivere il viaggio a Napoli nella forma di lettere a un amico, estrema semplificazione stilistica, il racconto ci arriva quasi come una (raffinata) trasmissione televisiva. Leggendo, riusciamo a vedere i «bassi», la processione di Montevergine, il vecchio camposanto, i tanti personaggi in cui si imbatte e con cui dialoga, spesso con una sottile sfida tra toscani e napoletani. Insomma, una duplice riscoperta: storica e letteraria.

Renato Fucini, Napoli ad occhio nudo, Avagliano, 251 pagine, 12 euro
 

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